Odore d’arance

“Io invece sento odore d’arance. Quel pomeriggio avevo continuato a sentire odore d’arance, ma non ci avevo fatto caso perché erano in lista per la cena di quella sera. Avevamo trenta cassette di arance spagnole. Quella sera, in cucina, puzzavamo tutti di arance. Per un momento è stato come se fossi svenuto. Poi ho udito un’esplosione e ho visto divampare le fiamme. Gente che urlava, sirene. Poi ho udito un sibilo, non poteva essere altro che vapore. E poi mi è sembrato di trovarmi un po’ più vicino a quel che succedeva e ho visto una carrozza ferroviaria deragliata e rovesciata su un fianco che recava la scritta Georgia and South Carolina Railroad, e ho capito in un lampo che mio fratello Carl si trovava su quel treno, che Carl era morto. Semplicemente così. E poi la scena è svanita ed ecco lì davanti a me quello stupido cuciniere terrorizzato che continuava a tendere verso di me la patata e il raschietto. Dice: ‘Sta bene, sergente?’ E io dico: ‘No. Mio fratello è rimasto ucciso poco fa giù in Georgia’; e quando finalmente sono riuscito a mettermi in comunicazione telefonica con la mia mamma, lei mi ha raccontato com’erano andate le cose. Ma vedi, caro, io lo sapevo già com’erano andate le cose.” Scosse il capo lentamente, come per scacciare il ricordo, e abbassò lo sguardo sul bambino che lo fissava con gli occhi spalancati. “Ma c’è una cosa che devi ricordare, ragazzo mio, ed è questa: non sempre quelle cose si avverano. Quattro anni fa avevo un posto di cuoco in un campeggio per ragazzi nel Maine, sul Long Lake. Me ne stavo seduto accanto al cancello d’imbarco all’aeroporto Logan di Boston, in attesa di imbarcarmi sul mio volo, quando ho cominciato a fiutare odore d’arance. Per la prima volta da forse cinque anni. Così mi sono detto: ‘Mio Dio, che cosa mi succede, questa volta?’ Sono sceso alle toilette e mi sono seduto su uno dei water per mettermi un po’ in libertà. Non che sia proprio svenuto, ma ho cominciato ad avere la netta sensazione che il mio aereo sarebbe precipitato. Poi quell’impressione è svanita e anche l’odore d’arance. Sono tornato al banco delle Delta Airlines e ho cambiato il biglietto, scegliendo un volo che partiva tre ore dopo. E sai che cos’è successo?”
“Che cosa?” bisbigliò Danny.
“Niente!” disse Hallorann e rise. Fu lieto di constatare che anche il bimbo abbozzava un sorriso. “Niente di niente! Quel vecchio aereo è atterrato in perfetto orario e senza il minimo danno o la minima ammaccatura. Così, vedi… a volte quelle sensazioni non hanno conseguenze.”

Stephen King, “Shining”

shiningnovel

prima edizione

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Gould, Scritti sulla musica

[Tutti i passi seguenti sono appunti presi da L’ala del turbine intelligente – scritti sulla musica, di Glenn Gould.]

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Secondo me si dovrebbe permettere all’arte di potersi liberamente estinguere a poco a poco. Dobbiamo accettare l’idea che l’arte non è necessariamente positiva, e che anzi è potenzialmente distruttiva. Dovremmo analizzare i settori in cui ha meno possibilità di fare danni, orientarci in base ad essi e inserire nell’arte una componente che le consenta di autoannullarsi…

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Le variations chromatiques di Bizet sono a mio parere uno dei pochissimi capolavori per pianoforte solo nati in quel quarto di secolo, e l’oblio quasi totale che le circonda è un fenomeno che non sono assolutamente in grado di spiegare.

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Come compositore tonale, come artista operante entro un’area armonica ben delimitata, Schoenberg scrisse musiche che sono a mio parere fra le più belle del primo Novecento. La sua produzione nell’ambito tonale occupa un periodo di circa dodici anni e va dai primi brevi lieder composti quand’era ancora studente al Secondo quartetto per archi, scritto nel 1908, che è l’ultimo suo lavoro unificato dalla fedeltà a un solo centro tonale.

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I primi sostenitori dell’atonalità non mancarono di fare orgogliosamente notare che il movimento astrattistico cominciò quasi contemporaneamente a quello atonale, ed effettivamente è possibile trovare alcune facili analogie fra le carriere del pittore Kandinsky e del musicista Schoenberg. Credo però che sia pericoloso insistere troppo su queste affinità per il semplice motivo che la musica è sempre astratta, non ha connotazioni allegoriche se non in senso supremamente metafisico e non pretende né ha mai preteso, a parte qualche rara eccezione, di essere altro che un modo per esprimere i misteri del comunicare sotto una forma altrettanto misteriosa.

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Das Marienleben è l’opera chiave della parabola creativa di Hindemith: le due versioni che ne pubblicò, separate da un intervallo di venticinque anni, delineano per sommi capi la sua evoluzione di musicista e di pensatore e stabiliscono inoltre una sorta di precedente storico. A me, personalmente, non risulta che nessun altro grande maestro, ritornando sul lavoro più importante e memorabile della sua giovinezza, lo abbia ricreato secondo le prospettive tecniche e stilistiche della sua maturità.

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Se volessimo usare la terminologia cinematografica, potremmo dire che Bach era un regista che pensa per stacchi invece che per dissolvenze.

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… il più evidente di tutti [i tempi di esecuzione decisamente sconcertanti] è l’estrema lentezza del Rondò alla turca.

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Le Variazioni Goldberg, uno dei massimi monumenti della letteratura tastieristica, furono pubblicate nel 1742, quando Bach aveva il titolo di compositore della corte reale di Polonia ed elettorale di Sassonia…

[l’articolo integrale sulle Variazioni Goldberg si trova online qui nella seconda parte della pagina: http://www.flaminioonline.it/Guide/Bach/Bach-Goldberg988.html]

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g.g.: …visto che lei ha già confessato la sua ammirazione per la Seconda e per l’Ottava, le spiacerebbe indicare qualche altra composizione di Beethoven che sia di suo particolare gradimento?

G.G.: D’accordo: la Sonata per pianoforte op.81a, il Quartetto per archi op.95, e poi le Sonate per pianoforte op.31 e , padrone di non crederlo, la Chiaro di luna.

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Coi suoi giochi di parole e melodie, il brano inciso sul nostro disco è una fuga che parla della scrittura fugale. [So you want to write a fugue?]

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Sottomissione

“… e in questo anche Huysmans era esattamente come gli altri uomini, in genere sono quasi del tutto indifferenti alla propria morte , la loro unica preoccupazione reale, il loro vero desiderio, è di sfuggire quanto più possibile alla sofferenza fisica.”

M. Houellebecq, Sottomissione

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La mia copia di Sottomissione alterata con copertine di De Chirico

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Numero zero

Numero zero

Il contrario dei luoghi comuni:

“Per esempio Venezia è l’Amsterdam del Sud, a volte la fantasia supera la realtà, premetto che sono razzista, le droghe pesanti sono l’anticamera delle canne, fa’ come se fossi a casa mia, direi di darci del lei, chi gode si accontenta, sono rimbambito ma non sono vecchio, per me l’arabo è matematica, il successo mi ha cambiato, in fondo Mussolini ha fatto anche molte schifezze, Parigi è brutta però i parigini sono gentilissimi, a Rimini stanno tutti sulla spiaggia e non mettono mai piede in discoteca, aveva trasferito tutti i suoi capitali a Battipaglia.”
“Sì, e intero fungo avvelenato da una famiglia…”

Il riciclaggio di denaro sporco:

A questo punto Maia si era fatta coraggio e aveva parlato di una sua inchiesta possibile. La storia era questa. Dalle parti di Porta Ticinese, in una zona che stava diventando sempre più turistica, c’era una pizzeria-ristorante che si chiamava Paglia e Fieno. Maia, che sta sui navigli, ci passava davanti da anni. E da anni questa pizzeria, vastissima, dalle cui vetrine si intravvedevano almeno cento posti, era sempre e desolatamente vuota, tranne qualche turista che prendeva un caffè nei tavolini all’esterno. E non è che fosse un locale abbandonato, Maia ci era andata una volta, per curiosità, ed era sola, tranne una famigliola venti tavoli più in là. Aveva preso appunto un paglia e fieno, un quartino di bianco e una torta di mele, tutta roba eccellente a un prezzo ragionevole, con camerieri gentilissimi. Ora, se qualcuno gestisce un locale così vasto, con personale, cucina e così via, e non ci va nessuno per anni e anni, se è persona ragionevole deve disfarsene. E invece Paglia e Fieno rimane sempre aperto, giorno dopo giorno, forse da dieci anni, tremilaseicentocinquanta giorni o giù di lì.
“Qui c’è sotto un mistero,” aveva osservato Costanza.
“Mica tanto,” aveva reagito Maia. “La spiegazione è evidente: è un locale che appartiene alle triadi, o alla mafia, o alla camorra, è stato acquistato con denaro sporco e costituisce un buon investimento alla luce del sole. Ma, voi dite, l’investimento è già dato dal valore di quello spazio e potrebbero tenerlo chiuso, senza buttarci altri soldi. Invece no, è in funzione. Perché?”
“Perché?” aveva chiesto il solito Cambria. La risposta rivelava che Maia aveva un cervellino funzionante. “Il locale serve a riciclare giorno per giorno denaro sporco, che arriva costantemente. Tu servi i pochissimi clienti che ti capitano ogni sera, ma ogni sera batti una serie di scontrini come se di clienti ne avessi avuti cento. Dichiarato l’incasso, lo versi in banca – e forse per non dare nell’occhio con tutti quei contanti perché non c’è nessuno che abbia pagato con carta di credito, hai aperto conti su venti banche diverse. Su questo capitale, ormai legale, tu paghi le tasse che devi, dopo aver defalcato generosamente tutte le spese di gestione e di approvvigionamento (non è difficile procurarsi fatture false). Si sa benissimo che per riciclare denaro sporco occorre mettere in conto che ne perderai il cinquanta per cento. Con quel sistema ne perdi molto meno.”
“Ma come si fa a dimostrare tutto questo?” aveva domandato Palatino.
“Semplice,” aveva risposto Maia, “vanno lì a cena due guardie di finanza, magari lui e lei, con l’aria di due sposini, mangiano e si guardano intorno, vedendo che ci sono, mettiamo, solo altri due clienti. Il giorno dopo la Finanza va a fare un controllo, scopre che sono stati battuti cento scontrini, e voglio vedere cosa rispondono quelli.”
“Non è così semplice,” avevo osservato, “i due finanzieri vanno lì, poniamo alle otto ma, per quanto mangino, dopo le nove se ne debbono andare, altrimenti diventano sospetti. Chi prova che i cento clienti non siano venuti tra le nove e mezzanotte? Allora devi mandare almeno tre o quattro coppie di finanzieri per coprire tutta la serata. Ora, se il mattino dopo c’è un controllo, che cosa accade? I finanzieri gongolano se scopron chi non denuncia gli incassi, ma cosa possono fare a chi ne denuncia troppi? Quelli possono dire che si era inceppata la macchinetta, che era tutto andato in loop. Allora che fai, un secondo controllo? Quelli non sono stupidi, ormai hanno identificato i finanzieri e, quando tornano, quella sera non battono scontrini falsi. O i finanzieri dovrebbero continuare a controllarli per sere e sere, tenendo impegnato un mezzo esercito a mangiar pizze, e forse nel giro di un anno li manderebbero in rovina, ma è pensabile che si stanchino prima perché hanno altro da fare.”
“Insomma,” aveva replicato Maia, piccata, “sarà la guardia di finanza a trovare un marchingegno, noi dobbiamo solo segnalare il problema.”
“Carina,” le aveva detto con bonomia Simei, “le dico io che cosa succede se
pubblichiamo questa inchiesta. Primo, avremo contro la guardia di finanza alla quale lei rimprovera di non essersi mai accorta della truffa – e quella è gente che sa vendicarsi, se non su di noi certo sul Commendatore. Poi dall’altra parte, lo dice lei, abbiamo le triadi, la camorra, la ’ndrangheta o cos’altro sia, e lei crede che se ne stiano tranquilli? E noi ce ne stiamo qui beati beati ad aspettare che ci mettano magari una bomba in redazione? Infine sa cosa le dico? Che i nostri lettori saranno eccitati all’idea di mangiare a buon prezzo in un locale da romanzo giallo, Paglia e Fieno si riempirà d’imbecilli e noi come tutto risultato ne avremo fatto la fortuna. E dunque cestiniamo. Stia tranquilla e torni agli oroscopi.”

Umberto Eco, “Numero zero”

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Il morticello

“Il morticello” di Michetti, dettaglio catturato in una domenica di musei aperti:

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Bach

La prima biografia su Bach, del 1802:

bach.png

La discografia completa di Bach (ante-litteram) ivi contenuta:

Johann Sebastian Bach – pdf inglese

Due dischi che ho trovato in Francia:

bach2.jpg

doppio 10″

 

bach1.jpg

2 euro

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La figlia di Iorio

2016-06-09 11.52.54

Illustrazione di Ferenc Pintér: Mila di Codro con l’angelo muto alle spalle.

Anna di Bova.
Non t’accostare, Ornella! Ti vuoi
tu perdere? È figlia di mago,
fa nocimento a chiunque.

Mila.
S’accosta perché dietro di me
vede piangere l’Angelo muto,
il custode dell’anima mia.

 

DPA9402

La figlia di Iorio, dipinto di Michetti

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