L’eminenza grigia

L’eminenza grigia di Aldous Huxley.

eminenza grigia

(p.34): “Il fanciullo è padre dell’uomo.”

Cioè, più o meno, “ciò che l’uomo diventa nasce sempre da ciò che è stato un tempo il bambino”, e l’espressione è tratta da una poesia di William Wordsworth, The rainbow:

My heart leaps up when I behold
A Rainbow in the sky:



So was it when my life began;

So is it now I am a man;
So be it when I shall grow old,

Or let me die!



The Child is father of the man;

And I could wish my days to be



Bound each to each by natural piety.

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(p.44): “E’ una delle tragedie della storia che il Cristianesimo non abbia conosciuto nulla del Buddismo (…) Negli insegnamenti del Buddismo primitivo e meridionale, il Cattolicesimo avrebbe trovato dei correttivi quanto mai salutari per la sua teologia (…), per quel suo preoccuparsi, incessante e pericoloso, della pena e della morte (…)”

(p.103): “… una di quelle filastrocche assolutamente fantastiche che erano così convincenti per i teologi del medio evo e degli inizi dell’età moderna. Citazioni dal Vecchio e dal Nuovo Testamento vengono legate insieme a dozzine, a sostegno del punto di cui si sarebbe desiderata una dimostrazione. (…) per la maggior parte debbono essere sottoposte ad arbitraria interpretazione.”

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Tutte le classificazioni appaiono ridicole, ma… (p.97): “Di fronte alla continuità manifesta della natura, cosa potrebbe essere più assurdo della elaborata gerarchia di nomi escogitata dagli uomini di scienza? Eppure, senza una tale gerarchia, non vi potrebbe essere alcuna analisi del mondo che ci circonda né comprensione dell’intelletto. Lo stesso si verifica con la psicologia superiore (…) Fin quando ricordiamo che ‘le parole sono segni delle cose’ ed evitiamo l’errore troppo comune e assolutamente fatale di ‘far cose i segni delle parole’, le classificazioni possono essere per noi della massima utilità.”

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(p.165): “Grazie a una certa specie di ‘progresso’ intellettuale, i governanti moderni non credono più che saranno torturati per l’eternità se si comporteranno da malvagi. E’ scomparsa la sanzione escatologica [cioè del destino ultimo dell’uomo], che è stata una delle armi principali dei profeti del passato. Questo non avrebbe importanza, se la morale avesse proceduto di pari passo con il ‘progresso’ intellettuale. Ma ciò non è accaduto.”

(p.179): “E mentre tutti i moralisti considerano l’ambizione personale come cosa non desiderabile, solo i teocentrici più avanzati hanno percepito quanto sia perniciosa [nociva] l’ambizione che si prova per altri, sia una setta, una nazione, una persona.”

(p.232): “Più e più volte uomini di chiesa e laici devoti sono divenuti uomini di stato con la speranza di elevare la politica al loro livello morale, e sempre la politica è riuscita a trascinarli giù al basso livello morale su cui gli uomini di stato, in quanto fanno della politica, sono costretti a vivere.”

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(p.177): .”.. perché il vero Satana è l’elemento presente in ogni essere umano e che impedisce all’essere di morire a se stesso per unirsi con la realtà da cui è stato separato.”

(p.185): “dice Bryce ‘che una volontà forte e senza vacillamenti diviene a volte una forza tanto tremenda, quasi ipnotica’. Lucifero è la più alta incarnazione mitologica di questa intensa volontà personale, e i grandi uomini che hanno incarnato quest’ultima sulla scena della storia partecipano, in un certo grado, di quella forza e di quella grandezza sataniche. Appunto per questa forza e per questa grandezza, così diverse dalla debolezza e dallo squallore delle nostre menti, noi continuiamo a tornare nostalgicamente sulle biografie di uomini come Alessandro, Cesare, Napoleone, e, quando appare ogni nuovo imitatore di Lucifero, ci prostriamo di fronte a lui pregandolo di salvarci. E, naturalmente, a molti di questi Grandi piacerebbe sinceramente di salvare altri uomini. Ma poiché sono quel che sono – non santi, ma piccoli Luciferi – i loro sforzi bene intenzionati possono portare solo a perpetuare (…) quelle condizioni da cui l’umanità prega perpetuamente di essere salvata.”

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Storie dall’Africa coloniale

Il “Cent’anni di solitudine” di Chatwin:

ouidah

Il documentario di Herzog sull’imperatore Bokassa:

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My dear companion

Ecco il riff di pianoforte più bello degli ultimi 20 anni.

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Si ascolta qui:

(rachelgrimes.bandcamp.com/track/my-dear-companion)

E lo spartito è su questo sito con la prima pagina di ogni canzone gratis nell’anteprima:

www.musicnotes.com/sheetmusic/colFPE.asp?ppn=CL0003909

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Tragitto 6

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Lunghezza: 10km

Partenza: Rottini.

Itinerario:
Rottini sotto TAV -> carraia verso il lago Verde -> loc.Morta strada asfaltata -> all’incrocio con la strada principale a sinistra verso Po -> Lomello a destra -> prima carraia a sinistra verso l’argine -> sull’argine a sinistra costeggiando Mortizza e Bosco dei Santi -> dopo il sottopasso TAV prima discesa a sinistra -> superare due corti -> sterrato fino alla TAV.

Tutti i tragitti per la corsa: 

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Tragitto 5

argine

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Lunghezza: 10km

Partenza: Via Pozzo.

Itinerario:
Via Pozzo -> Via Pisoni -> sottopasso pedonale ferrovia -> via Finarda (attualmente cantierizzato) fino alla Finarda -> argine di Po verso est (cave, boschi piantumati) -> sottopasso A1 -> ponte TAV -> ritorno.

Tutti i tragitti per la corsa: 

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Eco

pendolo

Una manciata di capitoli fondamentali del Pendolo di Foucault, riletto dopo tanti anni:

- L’1 e il 37 in cui viene descritto il pendolo e il Conservatoire (http://www.arts-et-metiers.net/musee/demonstration-du-pendule-de-foucault).

- Il 63 in cui Lia spiega a Casaubon la semplice origine di tutte le simbologie.

- Il capitolo 66 con l’esergo da Balgent/Leigh/Lincoln The holy blood and the holy grail, libro che fornì l’idea e il materiale a Dan Brown, il che dimostra che Il pendolo con un solo capitolo su 120 include tutto quanto Il codice DaVinci.

- Il 106 in cui Lia smonta la teoria del complotto.

- Il 108, il migliore in assoluto in tutta la trama, in cui Belbo spiega il Piano ad Agliè e Agliè tende la trappola finale.

Per quanto riguarda l’argomento massoneria, un’interessante panoramica qui: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2014/08/12/news/massoneria-89304067/ (soprattutto da vedere i vari link e account delle logge).

baudolino

E poi, alcuni passi di Baudolino in copia-incolla.

“Accade in molti eserciti e pubbliche amministrazioni, che chi ha potere non debba appartenere alla comunità che governa, in modo da non provare sentimenti di tenerezza o complicità per i suoi soggetti.”

L’incontro con i gimnosofisti al cap.26:

Un bel giorno entrarono in una selva ricca di alberi frondosissimi, con frutti di tutte le specie, attraverso la quale scorreva un fiume dall’acqua bianca come latte. E nella selva si aprivano radure verdeggianti, con palme e vitigni carichi di splendidi grappoli dagli acini grandi come un cedro. In una di queste radure c’era un villaggio di capanne semplici e robuste, di paglia pulita, da cui uscirono uomini completamente nudi dalla testa ai piedi, e ad alcuni dei maschi era solo per caso che talora la barba lunghissima e fluente copriva le pudenda. Le donne non si vergognavano di mostrare e i seni e il ventre, ma davano l’impressione di farlo in modo assai casto: guardavano i nuovi venuti arditamente negli occhi, ma senza suscitare pensieri sconvenienti.
Coloro parlavano greco e, accogliendo cortesemente gli ospiti, dissero di essere dei gimnosofisti, vale a dire creature che, in innocente nudità, coltivavano la sapienza e praticavano la benevolenza. I nostri viaggiatori furono invitati ad aggirarsi liberamente per il loro silvestre villaggio, e a sera vennero invitati a una cena fatta soltanto di cibi prodotti spontaneamente dalla terra. Baudolino pose alcune domande al più vecchio tra loro, che tutti trattavano con particolare reverenza. Chiese che cosa possedessero, e quello rispose: “Possediamo la terra, gli alberi, il sole, la luna e gli astri. Quando abbiamo fame mangiamo i frutti degli alberi, che seguendo il sole e la luna producono da soli. Quando abbiamo sete andiamo al fiume e beviamo. Abbiamo una donna per ciascuno e seguendo il ciclo lunare ciascuno feconda la sua compagna, fino a che non partorisce due figli, e ne diamo uno al padre e l’altro alla madre.”
Baudolino si stupì per non aver visto né un tempio né un cimitero, e il vecchio disse: “Questo posto in cui stiamo è anche la nostra tomba, e qui moriamo stendendoci nel sonno della morte. La terra ci genera, la terra ci nutre, sotto terra dormiamo il sonno eterno. Quanto al tempio, sappiamo che ne erigono in altri luoghi, per onorare ciò che essi chiamano Creatore di tutte le cose. Ma noi crediamo le cose siano nate per charis, in grazia di se stesse, così come per se stesse si mantengono, e la farfalla impollina il fiore che, crescendo, la nutrirà.”
“Ma a quanto capisco voi praticate l’amore e il rispetto reciproco, non uccidete animali, né tanto meno vostri simili. In virtù di quale comandamento lo fate?”
“Lo facciamo proprio per compensare l’assenza di ogni comandamento. Solo praticando ed insegnando il bene possiamo consolare i nostri simili della mancanza di un Padre.”
“Non si può fare a meno di un Padre,” mormorava il Poeta a Baudolino, “guarda come si è ridotta la nostra bella armata alla morte di Federico. Questi stanno qui a sbattere l’uccello per aria ma non sanno mica come va la vita…”

E qui arriva la parte più bella:

Borone era stato invece colpito da quella saggezza, e aveva preso a porre una serie di domande al vegliardo.
“Chi sono di più, i vivi o i morti?”
“I morti sono di più, ma non si possono più contare. Pertanto quelli che si vedono sono più degli altri che non si possono più vedere.”
“Cosa è più forte, la morte o la vita?”
“La vita, perché il sole quando sorge ha raggi luminosi e splendenti e quando tramonta appare più debole.”
“Cos’è di più, la terra o il mare?”
“La terra, perché anche il mare poggia sul fondo della terra.”
“Cosa è venuto prima, la notte o il giorno?”
“La notte. Tutto ciò che nasce si forma nel buio del ventre e solo dopo viene dato alla luce.”
“Qual è la parte migliore, la destra o la sinistra?”
“La destra. Infatti anche il sole sorge da destra e percorre la sua orbita nel cielo verso sinistra, e la donna allatta prima dalla mammella destra.”
“Qual è il più feroce degli animali?” chiese allora il Poeta.
“L’uomo.”
“Perché?”
“Domandalo a te stesso. Anche tu sei una fiera che ha con sé altre fiere e per brama di potere vuole privare della vita tutte le altre fiere.”
Allora disse il Poeta: “Ma se tutti fossero come voi il mare non verrebbe navigato, la terra non sarebbe coltivata, non nascerebbero i grandi regni che portano ordine e grandezza nel meschino disordine delle cose terrene.”
Rispose il vegliardo: “Ciascuna di queste cose è certo una fortuna, ma è costruita sull’altrui sfortuna, e questo noi non vogliamo.”
Abdul chiese se sapevano dove vivesse la più bella e la più lontana di tutte le principesse. “La cerchi?” chiese il vecchio, e Abdul rispose di sì. “L’hai mai veduta?”, e Abdul rispose di no. “La vuoi?”, e Abdul rispose che non sapeva. Allora il vecchio entrò nella sua capanna e ne uscì con un piatto di metallo, così levigato e lucente che tutte le cose d‟intorno vi si specchiavano come su una superficie di acqua tersa. Disse: “Abbiamo una volta ricevuto in dono questo specchio, e non potevamo rifiutarlo per cortesia verso il donatore. Ma nessuno di noi vi si vorrebbe guardare dentro, perché questo potrebbe indurci a vanità del nostro corpo, o a orrore per qualche nostro difetto, e così vivremmo nel timore che gli altri ci disprezzino. In questo specchio, forse, un giorno vedrai quello che cercavi.”
Mentre stavano per addormentarsi il Boidi disse, con gli occhi umidi: “Fermiamoci qui.”
“Bella figura faresti, nudo come un verme,” ribatté il Poeta.
“Forse vogliamo troppo,” disse Rabbi Solomon, “ma ormai non possiamo evitare di volerlo.”
Ripartirono il mattino dopo.

E certe perle di saggezza del personaggio Ipazia:

“Ora, Baudolino, ti dico chi è Dio, ovvero che cosa non è.”
Non aveva davvero paura di nulla. Disse: “Dio è l’Unico, ed è talmente perfetto che non è simile a nessuna delle cose che sono e a nessuna delle cose che non sono; non puoi descriverlo usando la tua intelligenza umana, come se fosse qualcuno che si adira se tu sei cattivo o che si occupa di te per bontà, qualcuno che abbia bocca, orecchie, volto, ali, o che sia spirito, padre o figlio, neppure di se stesso. Dell’Unico non puoi dire che c’è o che non c’è, abbraccia tutto ma non è nulla; puoi nominarlo solo attraverso la dissomiglianza, perché è inutile chiamarlo Bontà, Bellezza, Sapienza, Amabilità, Potenza, Giustizia, sarebbe lo stesso che dirlo Orso, Pantera, Serpente, Drago o Grifone, perché qualunque cosa tu ne dica non lo esprimerà mai. Dio non è corpo, non è figura, non è forma, non ha quantità, qualità, peso o leggerezza, non vede, non sente, non conosce disordine e perturbazione, non è anima, intelligenza, immaginazione, opinione, pensiero, parola, numero, ordine, grandezza, non è uguaglianza e non è disuguaglianza, non è tempo e non è eternità, è una volontà senza scopo; cerca di capire, Baudolino, Dio è una lampada senza fiamma, una fiamma senza fuoco, un fuoco senza calore, una luce oscura, un rimbombo silenzioso, un lampo cieco, una caligine luminosissima, un raggio della propria, tenebra, un cerchio che si espande contraendosi sul proprio centro, una molteplicità solitaria, è… è…” Esitò per trovare un esempio che convincesse entrambi, lei la maestra e lui l‟allievo. “È uno spazio che non c’è, in cui tu e io siamo la stessa cosa, come oggi in questo tempo che non scorre.”

E ancora (angeli e arcangeli):

“Ma allora l’Unico, a causa della sua perfezione, per generosità di se stesso tende a diffondersi, ad allargarsi in sfere, sempre , più ampie della propria pienezza, è come una candela vittima della luce che spande, più illumina e più si scioglie. Ecco, Dio si liquefa nelle ombre di se stesso, diventa una folla di divinità messaggere, Eoni che hanno molto della sua potenza, ma in forma già più debole. Sono tanti dei, demoni, Arconti, Tiranni, Forze, Scintille, Astri, e quegli stessi che i cristiani chiamano angeli o arcangeli… Ma non sono creati dall’Unico, sono una sua emanazione.”
“Emanazione?”
“Vedi quell’uccello? Prima o poi genererà un altro uccello attraverso un uovo, come un’ipazia può generare un figlio dal suo ventre. Ma, una volta generata, la creatura, sia ipazia o uccellino, vive per contro proprio, sopravvive anche se la madre muore. Ora pensa invece al fuoco. Il fuoco non genera calore, lo emana. Il calore, è la stessa cosa del fuoco, se tu spegnessi il fuoco cesserebbe anche il calore. Il calore del fuoco è fortissimo dove il fuoco nasce, e si fa sempre più debole a mano a mano che la fiamma diventa fumo. Così accade a Dio. A mano a mano che si effonde lontano dal proprio centro oscuro, in qualche modo perde vigore, e sempre più ne perde sino a che diventa materia vischiosa e sorda, come la cera senza forma in cui si disfa la candela. L’Unico non vorrebbe emanarsi così lontano da sé, ma non può resistere a questo suo disciogliersi sino alla molteplicità e al disordine.”

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Tragitto 4

quercione

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Lunghezza: 8km

Partenza: Crocetta.

Itinerario:
Crocetta parcheggio e inizio carraia -> cascina Parmigiana -> cascina Quercione -> sinistra verso la strada di Turro -> carraia sulla destra nei campi -> sinistra sulla strada asfaltata -> carraia a destra verso Turro -> sempre dritto fino a ponticello a sinistra sul canale -> anello dentro Turro -> ritorno su asfalto fino alla zona militare -> carraia a sinistra -> carraia a destra verso la cascina -> passaggio nella corte sotto due volte -> carraia a sinistra e destra a Crocetta.

Tutti i tragitti per la corsa: 

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