Conversazione tra dottore e paziente

Da L’anno della morte di Ricardo Reis di J.Saramago.

Reis

 

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Inscriptions

Traduzione amatoriale da Fernando Pessoa. Immagini di Käthe Kollwitz.

Käthe Kollwitz - Tod, Frau und Kind.jpg

Inscriptions
Iscrizioni
1920

I

We pass and dream. Earth smiles. Virtue is rare.
Age, duty, gods weigh on our conscious bliss.
Hope for the best and for the worst prepare.
The sum of purposed wisdom speaks in this.

Passiamo e sognamo. La Terra sorride. La virtù è rara.
Età, dovere, dèi pesano sulla nostra conscia beatitudine.
Augurati il meglio e al peggio preparati.
Il massimo proposito di saggezza recita così.

II

Me, Chloe, a maid, the mighty fates have given,
Who was nought to them, to the peopled shades.
Thus the gods will. My years were but twice seven.
I am forgotten in my distant glades.

Me, Chloe, una domestica, i potenti fati consegnarono,
Quantunque nullità per loro, alle affollate ombre.
Questo fu il volere degli dèi. I miei anni solo due volte sette.
Giaccio dimenticata nelle mie distanti radure.

Käthe Kollwitz -   .jpg

III

From my villa on the hill I long looked down
Upon the muttering town;
Then one day drew (life sight-sick, dull hope shed)
My toga o’er my head
(The simplest gesture being the greatest thing)
Like a raised wing.

Dalla mia villa in collina a lungo scrutavo
La città mormorante;
Poi un bel giorno mi sistemai
(da viste sulla vita nauseato, da noiosa speranza liberato)
La toga in testa
(Essendo il gesto più semplice la cosa migliore)
Come un’ala spiegata.

IV

Not Cecrops kept my bees. My olives bore
Oil like the sun. My several herd lowed far.
The breathing traveller rested by my door.
The wet earth smells still; dead my nostrils are.

Nessun Cecrope accudiva le mie api. Le mie olive producevano
Olio color del sole. I miei pascoli numerosi muggivano in lontananza.
Il viaggiatore ansimante riposava alla mia porta.
La terra umida odora ancora; morte sono le mie narici.

Käthe Kollwitz - .jpg

V

I conquered. Far barbarians hear my name.
Men were dice in my game,
But to my throw myself did lesser come:
I threw dice, Fate the sum.

Conquistai. Remoti barbari conoscono il mio nome.
Gli uomini erano dadi nella mia partita,
Ma al lancio di me stesso risultò minor punteggio:
Io lanciai, il Fato contò.

VI

Some were as loved loved, some as prizes prized.
A natural wife to the fed man my mate,
I was sufficient to whom I sufficed.
I moved, slept, bore and aged without a fate.

Alcuni furono come amati amati, altri come premi premiati.
Fu moglie naturale di un uomo ben nutrito la mia compagna,
Bastai a chi mi bastò.
Mossi, riposai, ressi e invecchiai senza un destino.

Käthe Kollwitz - Lovers

VII

I put by pleasure like an alien bowl.
Stern, separate, mine, I looked towards where gods seem.
From behind me the common shadow stole.
Dreaming that I slept not, I slept my dream.

Tralasciai il piacere come un involucro assente.
Austero, distaccato, mio, ricercavo luoghi di divine apparizioni.
Dietro di me l’ombra comune era furtiva.
Sognando di non dormire, dormivo nel sogno.

Käthe Kollwitz - child.jpg

VIII

Scarce five years passed ere I passed too.
Death came and took the child he found.
No god spared, or fate smiled at, so
Small hands, clutching so little round.

Cinque anni scarsi passarono prima ch’io passai.
Venne la morte e prese il bambino che trovò.
Nessun dio graziò, né fortuna baciò, così
Piccole mani, aggrappate a così poco.

IX

There is a silence where the town was old.
Grass grows where not a memory lies below.
We that dined loud are sand. The tale is told.
The far hoofs hush. The inn’s last light doth go.

C’è ora un silenzio dove la città invecchiava.
Cresce l’erba sopra i luoghi senza alcuna memoria.
Noi che abbiamo gozzovigliato siamo sabbia. Fine della storia.
Lo scalpiccio è lontano. Spenta è l’ultima luce della locanda.

Käthe Kollwitz - conspiracy.jpg

X

We, that both lie here, loved. This denies us.
My lost hand crumbles where her breasts’ lack is.
Love’s known, each lover is anonymous.
We both felt fair. Kiss, for that was our kiss.

Noi due, che qui riposiamo, amammo. Questo ci annienta.
La mia mano persa si disfa nell’assenza del suo seno.
L’amore è noto, ogni amante è anonimo.
Ci sentivamo leali. Bacio, poiché così era il nostro bacio.

XI

I for my city’s want fought far and fell.
I could not tell
What she did want, that knew she wanted me.
Her walls be free,
Her speech keep such as I spoke, and men die,
That she die not, as I.

Per volere della mia città combattei e persi.
Non avrei saputo dire
Cosa davvero volesse, sapevo che voleva me.
Libere le sue mura,
La sua parola mantenuta nel mio parlare, e uccidere,
Per non morire, come me.

Käthe Kollwitz - march of weavers.jpg

XII

Life lived us, not we life. We, as bees sip,
Looked, talked and had. Trees grow as we did last.
We loved the gods but as we see a ship.
Never aware of being aware, we passed.

La vita ci visse, non viceversa. Noi, come api abbiamo
Centellinato, visto, parlato e avuto. Gli alberi crescono finché viviamo.
Abbiamo amato dèi ma nel modo in cui osserviamo una nave.
Mai consci d’essere consci, ce ne siamo andati.

Käthe Kollwitz - Begrüssung.jpg

XIII

The work is done. The hammer is laid down.
The artisans, that built the slow-grown town,
Have been succeeded by those who still built.
All this is something lack-of-something screening.
The thought whole has no meaning
But lies by Time’s wall like a pitcher spilt.

Il lavoro è terminato. Il martello è riposto.
Gli artigiani, che edificarono lentissime città,
Sono stati rimpiazzati da chi ancora edifica.
Tutto ciò è qualcosa che proietta la mancanza di qualcosa.
Il pensiero non ha assolutamente significato
Ma è frantumato come un vaso contro il muro del Tempo.

XIV

This covers me, that erst had the blue sky.
This soil treads me, that once I trod. My hand
Put these inscriptions here, half knowing why;
Last, and hence seeing all, of the passing band.

Sono ricoperto, quando un tempo avevo cielo azzurro.
Mi calpesta il terreno che una volta calpestavo. La mia mano
Incide queste iscrizioni, sapendo a metà il perché;
Da ultimo, e quindi osservatore, di tutta la sfilata.

Käthe Kollwitz -  .jpg

– – –

Testi originali: Fernando Pessoa. 1920 «Inscriptions». in Poemas Ingleses. Fernando Pessoa. (Edição bilingue, com prefácio, traduções, variantes e notas de Jorge de Sena e traduções também de Adolfo Casais Monteiro e José Blanc de Portugal.) Lisboa: Ática, 1974: 116. 1ª ed. in English Poems I-II. Fernando Pessoa. Lisbon: Olisipo, 1921.

Arquivo Pessoa http://arquivopessoa.net

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Tre poesie di E. Dickinson

Traduzione amatoriale di tre poesie di E. Dickinson del 1868.
Immagini di W. Turner.

Turner - sun.jpg

‘Tis my first night beneath the Sun
If I should spend it here –
Above him is too low a hight
For his Barometer
Who Airs of expectation breathes
And takes the Wind at prime –
But Distance his Delights confides
To those who visit him

– – –

Sarebbe la mia prima notte sotto il Sole
Dovessi passarla qui –
Sopra di lui è quota troppo bassa
Per il suo Barometro
Che Arie d’aspettazione respira
E prende il Vento sul nascere –
Ma la Distanza i suoi Diletti confida
A chi gli rende visita

Turner.jpg

The Wind took up the Northern Things
And piled them in the South –
Then gave the East unto the West
And opening his mouth
The four Divisions of the Earth
Did make as to devour
While everything to corners slunk
Behind the awful power –

The Wind unto his Chamber went
And nature ventured out –
Her subjects scattered into place
Her systems ranged about

Again the smoke from Dwellings rose
The Day abroad was heard
How intimate, a Tempest past
The Riot of the Bird –

– – –

Il Vento prese le Cose dal Nord
E le ammucchiò al Sud –
Poi gettò sull’Ovest quelle dell’Est
E spalancando la bocca
I quattro Angoli della Terra
Fece come per divorare
Mentre tutto sgattaiolava
Sotto il potere terrificante –

Il Vento rientrò nelle sue Stanze
E la nautura si avventurò fuori –
I suoi attori ripresero posizione
I suoi sistemi si ridisposero

Di nuovo il fumo salì dalle Abitazioni
Quel Giorno fece il giro del mondo
Così intima, passata una Tempesta
La Rivoluzione degli Uccelli –

 

Turner - Death on a pale horse

 

 

I noticed People disappeared
When but a little child –
Supposed they visited remote
Or settled Regions wild –
Now know I – They both visited
And settled Regions wild –
But did because they died
A Fact withheld the little child –

– – –

Quando m’accorsi che sparivano
Non ero altro che un bambino –
Li immaginavo in viaggi remoti
O coloni di Regioni selvagge –
Ora li so – sia viaggiatori
Sia colonizzatori –
Ma involontari poiché morti
Un Fatto occultato ai bambini –

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Traduzioni da E E Cummings

Traduzioni amatoriali da E. E. Cummings, con immagini di E. Hopper (linklink).

Hopper Study for Nighthawks.png

my father moved through dooms of love
through sames of am through haves of give,
singing each morning out of each night
my father moved through depths of height

this motionless forgetful where
turned at his glance to shining here;
that if(so timid air is firm)
under his eyes would stir and squirm

newly as from unburied which
floats the first who,his april touch
drove sleeping selves to swarm their fates
woke dreamers to their ghostly roots

and should some why completely weep
my father’s fingers brought her sleep:
vainly no smallest voice might cry
for he could feel the mountains grow.

Lifting the valleys of the sea
my father moved through griefs of joy;
praising a forehead called the moon
singing desire into begin

joy was his song and joy so pure
a heart of star by him could steer
and pure so now and now so yes
the wrists of twilight would rejoice

keen as midsummer’s keen beyond
conceiving mind of sun will stand,
so strictly(over utmost him
so hugely)stood my father’s dream

his flesh was flesh his blood was blood:
no hungry man but wished him food;
no cripple wouldn’t creep one mile
uphill to only see him smile.

Scorning the pomp of must and shall
my father moved through dooms of feel;
his anger was as right as rain
his pity was as green as grain

septembering arms of year extend
less humbly wealth to foe and friend
than he to foolish and to wise
offered immeasurable is

proudly and(by octobering flame
beckoned)as earth will downward climb,
so naked for immortal work
his shoulders marched against the dark

his sorrow was as true as bread:
no liar looked him in the head;
if every friend became his foe
he’d laugh and build a world with snow.

My father moved through theys of we,
singing each new leaf out of each tree
(and every child was sure that spring
danced when she heard my father sing)

then let men kill which cannot share,
let blood and flesh be mud and mire,
scheming imagine,passion willed,
freedom a drug that’s bought and sold

giving to steal and cruel kind,
a heart to fear,to doubt a mind,
to differ a disease of same,
conform the pinnacle of am

though dull were all we taste as bright,
bitter all utterly things sweet,
maggoty minus and dumb death
all we inherit,all bequeath

and nothing quite so least as truth
—i say though hate were why men breathe—
because my father lived his soul
love is the whole and more than all

Edward Hopper, Study for Hotel by the railroad

mio padre attraversava destini d’amore
fra i come del sono fra gli avere del dare,
facendo cantar l’alba ad ogni notte
mio padre attraversava profondità di vette

questo immoto smemorato dove
mutava al suo sguardo in splendido qui;
quel se(così l’aria timida è ferma)
ai suoi occhi si sarebbe increspato e ritorto

nuovamente come da un dissepolto cui
fluttua il primo colui,il suo tocco d’aprile
conduceva i sé dormienti a scalare i propri fati
ridestava le radici spirituali dei sognatori

e se un perché fosse scoppiato in lacrime
le dita di mio padre l’avrebbero cullato:
il più tenue lamento non sarebbe stato vano
ché lui poteva sentir la crescita di una montagna.

Sollevando gli avvallamenti del mare
mio padre attraversava dolori di gioia;
elogiando una fronte nominava la luna
cantando dava un principio al desiderio

gioia era il suo canto e gioia così pura
che un cuore stellato avrebbe condotto a lui
e pura così ora e ora così sì
che il crepuscolo avrebbe pulsato di gioia

bramoso come la brama di mezz’estate oltre
la mente immaginifica del sole potrebbe stare,
così strettamente(sul sommo sé
così immensamente)stava il sogno di mio padre

la sua carne era carne il suo sangue era sangue:
nessun affamato che non gli augurasse il cibo;
nessuno storpio che non arrampicasse un miglio
di collina giusto per vederlo sorridere.

Sdegnando lo sfarzo del devi e dovrai
mio padre attraversava i destini del sentire;
la sua rabbia era sana come un pesce
la sua pietà giovane come l’acqua

le braccia settembrine dell’anno elargiscono
meno umilmente la salute a nemici e amici
di quanto lui a folli e saggi
offrisse un incommensurabile è

orgogliosamente e(spinto da ottobrine
fiamma)come la terra scendendo arrampica,
così nude per il lavoro immortale
le sue spalle marciavano contro l’oscurità

la sua pena era buona come il pane:
nessun bugiardo che sostenesse il suo sguardo;
se ogni amico gli fosse divenuto nemico
ne avrebbe riso e fatto un mondo di neve.

Mio padre attraversava i loro dei noi,
facendo cantare foglie nuove a ogni albero
(e ogni bambino sapeva che la primavera
danzava quando sentiva mio padre cantare)

allora sia messo a morte chi non sa condividere,
che sangue e carne siano fango e melma,
schematismo immaginazione,passione volontà,
libertà una droga da vendere e comprare

dare sia rubare e gentile crudele,
un cuore per temere,per dubitare una mente,
differire una malattia dell’uguale,
conformare una vetta del sono

anche fosse opaco quel che ci sembra splendere,
del tutto amara ogni cosa dolce,
putrefatta carenza e muta morte
tutto ciò che ereditiamo,tutto tramandiamo

e verità non meno importante—lo dico
anche se l’odio fosse la ragion di vita dell’uomo—
poiché mio padre visse la sua anima
l’amore è tutto e ancor di più

Edward Hopper, Study for New York movie

ecco a letter starting “dearest we”
unsigned:remarkably brief but covering
one complete miracle of nearest far

“i cordially invite me to become
noone except yourselves r s v p”

she cannot read or write,la moon. Employs
a very crazily how clownlike that
this quickly ghost scribbling from there to where

—name unless i’m mistaken chauvesouris—
whose grammar is atrocious; but so what

princess selene doesn’t know a thing
who’s much too busy being her beautiful yes.
The place is now
let us accept
(the time

forever,and you’ll wear your silver shoes

Edward Hopper, Study for Hotel lobby

voilà una lettera che inizia con “carissimi noi”
non firmata:notevolmente breve ma copre
un completo miracolo dei più prossimi lontani

“mi invito cordialmente a diventare
nessun altro che voi r s v p”

non sa scrivere né leggere,la moon. Impiega
una specie di pazzissimamente clownesco che
questo rapido apparente scarabocchiare da lì a là

—nome se non sbaglio chauvesouris—
la cui grammatica è atroce; ma non fa niente

principessa selene non è al corrente
ché troppo impegnata ad essere il suo bel sì.
Il posto è ora
facciamoci una ragione
(del tempo

per sempre,e indosserai le tue scarpe argentate

Edward Hopper, Study for Shallows and White River

not time’s how(anchored in what mountaining roots
of mere eternity)stupendous if
discoverably disappearing floats
at trillionworlded the ecstatic ease

with which vast my complexly wisdoming friend’s
—a fingery treesoul onlying from serene
whom queries not suspected selves of space—
life stands gradually upon four minds

(out of some undering joy and overing grief
nothing arrives a so prodigious am
a so immediate is escorts us home
through never’s always until absolute un

gulps the first knowledge of death’s wandering guess)
while children climb their eyes to touch his dream

Edward Hopper, White River VT

il non-tempo com’è(ancorato in tali montagnose radici
di mera eternità)stupendo se
manifestamente evanescente fluttua
al miliardomondesimo l’agio estatico

con cui la vasta del mio amico complicatamente edificante
—un’anima a dita d’albero emancipante dal sereno
le cui questioni non sospettavano entità di spazio—
vita s’innalza gradualmente al di sopra di quattro menti

(fuori da qualche gioia sotterranea e dolore sovrastante
niente raggiunge un così prodigioso sono
un così immediato è ci scorta a casa
nel sempre del mai fino all’assoluto non

ingoia l’originaria consapevolezza dell’errante scommessa mortale)
mentre bambini si arrampicano gli occhi per toccare il suo sogno

Edward Hopper, Portrait of Stella Faulkner

somewhere i have never travelled,gladly beyond
any experience,your eyes have their silence:
in your most frail gesture are things which enclose me,
or which i cannot touch because they are too near

your slightest look easily will unclose me
though i have closed myself as fingers,
you open always petal by petal myself as Spring opens
(touching skilfully,mysteriously)her first rose

or if your wish be to close me,i and
my life will shut very beautifully,suddenly,
as when the heart of this flower imagines
the snow carefully everywhere descending;

nothing which we are to perceive in this world equals
the power of your intense fragility:whose texture
compels me with the colour of its countries,
rendering death and forever with each breathing

(i do not know what it is about you that closes
and opens;only something in me understands
the voice of your eyes is deeper than all roses)
nobody,not even the rain,has such small hands

Edward Hopper, Jo seated

in un luogo che mai ho visitato,piacevolmente oltre
ogni esperienza,i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo gesto più fragile sta tutto ciò che mi racchiude,
o che non posso toccare poiché è troppo vicino

il tuo più esile sguardo facilmente mi schiuderà
benché io mi sia chiuso come dita,
sempre mi apri petalo a petalo come la Primavera apre
(toccando abilmente,misteriosamente)la sua prima rosa

o se il tuo desiderio sarà di chiudermi,io e
la mia vita ci spegneremo nella bellezza,d’improvviso
come quando il cuore di questo fiore immagina
la neve accurata discendere ovunque;

niente che ci sia dato di percepire in questo mondo eguaglia
la forza intensa della tua fragilità:le cui trame
mi impongono i colori delle sue campagne,
immortalando eternità e morte ad ogni respiro

(io non so cosa sia di te che chiude
e apre;solo qualcosa in me comprende che
la voce dei tuoi occhi è più profonda di qualunque rosa)
nessuno,nemmeno la pioggia,ha mani così piccole

hopper4

these children singing in stone a

silence of stone these
little children wound with stone
flowers opening for

ever these silently lit
tle children are petals
their song is a flower of
always their flowers

of stone are
silently singing
a song more silent
than silence these always

children forever
singing wreathed with singing
blossoms children of
stone with blossoming

eyes
know if a
little
tree listens

forever to always children singing forever
a song made
of silent as stone silence of
song

Edward Hopper, Study for Girlie show

questi infanti che cantano nella pietra un
silenzio di tomba questi
piccoli infanti feriti con fiori
di pietra che schiudono per

sempre questi silenziosamente picco
li infanti sono petali
la loro canzone è un fiore di
sempre i loro fiori

di pietra stanno
in silenzio cantando
una canzone più silenziosa
del silenzio questi sempiterni

infanti che sempre
cantano incoronati d’incantevoli
boccioli infanti di
pietra con occhi

sboccianti
sanno se un
piccolo
albero ascolta

per sempre sempiterni bambini che cantano sempre
una canzone fatta
del silenzio silenzioso come una tomba di una
canzone

hopper wh3

newlys of silence
(both an only

moon the with star

one moving are twilight
they beyond near)

girlest she slender

is cradling in joy her
flower than now

(softlying wisdoms

enter guess)
childmoon smile to

your breathing doll

Edward Hopper, Study for Summertime

i di nuovo del silenzio
(entrambe una sola

luna con stella l’

una muovendosi sono crepuscolo
prossime al di là)

ragazzissima lei smilza

sta cullando di gioia il suo
sempre fiorente

(dolcificanti saggezze

presentano ipotesi)
sorriso di lunagiovane per la

tua bambola vivente

Edward Hopper, On East River

there is a here and

that here was a
town(and the town is

so aged the ocean
wanders the streets are so
ancient the houses enter the

people are so feeble the feeble go to
sleep if the people sit down)
and this light is so dark the mountains
grow up from

the sky is so near the earth does not
open her
eyes(but the
feeble are people the feeble
are so wise the people

remember being born)
when and
if nothing disappears they
will disappear always who are filled

with never are more than
more is are mostly
almost are feebler than feeble are

fable who are less than these are least is who
are am(beyond when behind where under

un)

Edward Hopper, Apartment Houses, Harlem River

c’è un qui e

quel qui era una
città(e la città è

così vecchia l’oceano
girovaga le strade sono così
antiche le case introducono le

persone sono così miti i miti vanno a
dormire se le persone s’accomodano)
e questa luce è così buia le montagne
crescono dal

cielo che è così vicino alla terra che non
apre gli
occhi(ma i
miti sono persone i miti
sono così saggi che le persone

ricordano d’esser nate)
quando e
se niente scompare loro
scompariranno in eternità che sono piene

di mai sono più di quanto
il più sia sono per lo più
quasi sono più miti di quanto i miti siano

mitici che sono meno di quanto questi siano minori è che
son sono(oltre il quando dietro il dove sotto il

sub)

Edward Hopper, Evening wind.jpg

the bed is not very big

a sufficient pillow shoveling
her small manure-shaped head

one sheet on which distinctly wags

at times the weary twig
of a neckless nudity
(very occasionally budding

a flabby algebraic odour

jigs
et tout en face

always wiggles the perfectly dead
finger of thitherhithering gas.

clothed with a luminous fur

poilu

a Jesus sags
in frolicsome wooden agony).

Edward Hopper, Study for Summer in the city

il letto non è molto grande

un adeguato cuscino spala
la sua testolina mo’ di concime

un lenzuolo su cui distintamente scodinzola

talvolta lo stanco fuscello
di una nudità senza collo
(che molto raramente sprigiona

un flaccido algebrico odore

balza
et tout en face

sempre dimena il dito perfettamente
morto di gas esilesilarante

rivestito di splendida pelliccia

poilu

un Gesù s’affloscia
in folle legnosa agonia).

Hopper Study for New York movie

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Hora absurda

Una mia traduzione amatoriale di Hora Absurda di Fernando Pessoa.

Vermer

– – –

Ora assurda

Il tuo silenzio è una nave con tutte le vele spiegate…
Blande, le brezze attizzano le bandiere, il tuo sorriso…
E il tuo sorriso nel tuo silenzio è come trampoli e scalinate
Con cui mi fingo più alto e alle porte di qualunque paradiso…

Il mio cuore è un vaso che è caduto e infranto…
Il tuo silenzio lo raccoglie e lo conserva, rotto, in disparte…
La mia idea di te è un cadavere che il mare spiaggia…, e intanto
Sei la tela irreale in cui erro a colori la mia arte…

Apri tutte le porte e che il vento spazzi via l’idea
Che abbiamo di un fumo che profuma d’ozio i saloni…
La mia anima è una caverna colmata dall’alta marea,
E la mia idea di sognarti una carovana d’istrioni…

Piove oro opaco, ma non là fuori… E’ in me… Io sono l’Ora,
E l’Ora è di spaventi ed è tutta un fantasma di se stessa…
Nella mia attenzione c’è una povera vedova che senza pianto s’addolora…
Nel mio cielo interiore mai vi fu una sola stella…

Oggi il cielo è pesante come l’idea di mai attraccare in un porto…
La pioviggine è vuota… L’Ora sa d’essere passata…
Esser nulla come letti per le navi!… Assorto
Nell’alienarsi da sé, il tuo sguardo è una piaga insensata…

Ogni mia ora è fatta di diaspro negro,
In un marmo che non esiste ogni mia ansia è scolpita,
Né gioia né dolore è il dolore in cui mi rallegro,
E la mia bontà né buona né cattiva è invertita…

I fasci dei littori si sciolsero ai margini delle vie…
Gli stendardi delle vittorie medievali neppure raggiunsero le crociate…
Sistemarono utili in-folio fra le pietre delle barricate…
E l’erba crebbe gramigna fra i binari delle ferrovie…

Ah, quest’ora quanto è vecchia!… Nessuna nave resta da salpare!
Sulla spiaggia solo un cavo tranciato e brandelli di vela parlano
Di lontananza, delle ore del Sud, di dove i nostri sogni trovano
Tacendola a se stessi quell’angoscia del continuo sognare…

Il palazzo è in rovine… Nel parco abbandonato fa male
Vedere la fontana senza getto… Nessuno leva lo sguardo dal viale
Davanti a quel luogo d’autunno e di sé ha nostalgia…
Questo paesaggio è un manoscritto con la frase più bella tagliata via…

La donna pazza infranse tutti i candelabri glabri,
Tracce umane nel lago pieno di cartacce, sozze…
E la mia anima è quella luce che mancherà ai candelabri…
E che cosa bramano a manca le mie ansie, fortuite brezze?…

Perché mi affliggo e mi dolgo?… Si stendono nude al chiaror lunare
Tutte le ninfe… Sono già partite al ritorno del sole…
Il tuo silenzio che mi avvolge è l’idea di naufragare,
E suona la lira di un immaginato Apollo l’idea della tua voce…

Non ci sono più code di pavone occhiute nei giardini d’una volta…
Le loro stesse ombre sono ben più tristi… Ebbene
Ci sono tracce di vestiario contadino (sembra) in terra, e una sorta
Di eco di passi sul finire del cammino geme…

Tutti gli occasi s’accorparono nella mia anima…
Raffrescò sotto i miei piedi freddi l’erba di tutti i prati…
L’idea di giudicarti calma nel tuo sguardo si fece arida,
E ch’io veda questo in te è un porto senza navi.

Si levarono a un tempo tutti i remi… per le messi dorate
Passò una nostalgia di non essere il mare… Al cospetto
Del mio trono d’assenza vi sono gesti con pietre rare…
La mia anima è un lume ancor caldo seppure spento…

Ah, e il tuo silenzio è un profilo di pinnacolo al sole!
Tutte le principesse sentirono al seno uno stringimento…
Dall’ultima finestra del castello un unico girasole
Si vede, e il sognarne altri pone brume nel nostro sentimento…

Il nostro essere, e non più essere!… Oh leone nato rinchiuso!…
Rintocchi di campane d’aldilà, nell’Altra Valle… Qui appresso?…
Arde il collegio e in aula un bambino restò chiuso…
Perché non dev’essere il Nord il Sud?… Che cosa è scoperto?…

E io deliro… Repentino mi soffermo su un pensiero… Ti fisso…
E il tuo silenzio è una mia cecità… Ti fisso e sogno…
Nel mio meditarti ci sono serpenti e qualcosa di rosso,
E la tua idea sa di un ricordo dal sapore maligno…

Perché non provar per te disprezzo? Perché non poterlo perdere?…
Ah, lascia ch’io ti ignori… Il tuo silenzio è un ventaglio –
Un ventaglio chiuso, un ventaglio che sarebbe tanto bello schiudere,
Ma non farlo è ancor più bello, affinché l’Ora non commetta uno sbaglio…

Gelarono tutte le mani incrociate su tutti i petti…
Appassirono più fiori di quanti ce ne fossero nel campo…
Il mio amarti è una cattedrale di silenzi eletti,
E i miei sogni una scala senza principio né scampo…

Qualcuno sta entrando dalla porta… Il sorriso dell’aria si fa sentire…
Godono i veli delle vergini le vedove tessitrici che li tessono…
Ah, il tuo tedio è una statua di una donna che ha da venire,
Il profumo che i crisantemi avrebbero, se l’avessero…

E’ necessario distruggere il proposito di tutti i ponti,
I paesaggi di tutte le terre rivestire di straniamento,
Raddrizzare a forza la curva degli orizzonti,
E per il dover vivere, come uno stridìo di seghe, un lamento…

C’è talmente poca gente che ama i paesaggi che non esistono!…
Saper che vi sarà ancora lo stesso mondo domani – come ci sconforta!…
Che il mio udire il tuo silenzio non sia nubi che rattristano
Il tuo sorriso, angelo esiliato, e il tuo tedio, aureola smorta…

Soave, come aver madre e sorelle, ricca scende la sera…
Non piove più , e il vasto cielo è un grande sorriso imperfetto…
La mia coscienza d’aver coscienza di te è una preghiera,
E il mio saper che sorridi è un fiore appassito al mio petto…

Ah, se fossimo due figure su una lontana vetrata!…
Ah, se fossimo i due colori di una bandiera di gloria!…
Polverosa fonte battesimale, statua acefala in un canto posata,
Stendardo di vinti con iscritto questo motto – Vittoria!

Cos’è che mi tortura?… Se persino il tuo viso calmo riesce
A colmarmi solo di tedi e d’oppi d’ozi maligni…
Non so… Io sono un pazzo che la sua stessa anima stupisce…
Io fui amato in effigie in un paese aldilà dei sogni…

– – –

Hora absurda

O teu silêncio é uma nau com todas as velas pandas…
Brandas, as brisas brincam nas flâmulas, teu sorriso…
E o teu sorriso no teu silêncio é as escadas e as andas
Com que me finjo mais alto e ao pé de qualquer paraíso…

Meu coração é uma ânfora que cai e que se parte…
O teu silêncio recolhe-o e guarda-o, partido, a um canto…
Minha ideia de ti é um cadáver que o mar traz à praia…, e entanto
Tu és a tela irreal em que erro em cor a minha arte…

Abre todas as portas e que o vento varra a ideia
Que temos de que um fumo perfuma de ócio os salões…
Minha alma é uma caverna enchida pela maré cheia,
E a minha ideia de te sonhar uma caravana de histriões…

Chove ouro baço, mas não no lá-fora… É em mim… Sou a Hora,
E a Hora é de assombros e toda ela escombros dela…
Na minha atenção há uma viúva pobre que nunca chora…
No meu céu interior nunca houve uma única estrela…

Hoje o céu é pesado como a ideia de nunca chegar a um porto…
A chuva miúda é vazia… a Hora sabe a ter sido…
Não haver qualquer coisa como leitos para as naus!… Absorto
Em se alhear de si, teu olhar é uma praga sem sentido…

Todas as minhas horas são feitas de jaspe negro,
Minhas ânsias todas talhadas num mármore que não há,
Não é alegria nem dor esta dor com que me alegro,
E a minha bondade inversa não é nem boa nem má…

Os feixes dos lictores abriram-se à beira dos caminhos…
Os pendões das vitórias medievais nem chegaram às cruzadas…
Puseram in-fólios úteis entre as pedras das barricadas…
E a erva cresceu nas vias férreas com viços daninhos…

Ah, como esta hora é velha!… E todas as naus partiram!
Na praia só um cabo morto e uns restos de vela falam
De Longe, das horas do Sul, de onde os nossos sonhos tiram
Aquela angústia de sonhar mais que até para si calam…

O palácio está em ruínas… Dói ver no parque o abandono
Da fonte sem repuxo… Ninguém ergue o olhar da estrada
E sente saudades de si ante aquele lugar-Outono…
Esta paisagem é um manuscrito com a frase mais bela cortada…

A doida partiu todos os candelabros glabros,
Sujou de humano o lago com cartas rasgadas, muitas…
E a minha alma é aquela luz que não mais haverá nos candelabros…
E que querem ao lado aziago minhas ânsias, brisas fortuitas?…

Porque me aflijo e me enfermo?… Deitam-se nuas ao luar
Todas as ninfas… Veio o sol e já tinham partido…
O teu silêncio que me embala é a ideia de naufragar,
E a ideia de a tua voz soar a lira dum Apolo fingido…

Já não há caudas de pavões todas olhos nos jardins de outrora…
As próprias sombras estão mais tristes… Ainda
Há rastos de vestes de aias (parece) no chão, e ainda chora
Um como que eco de passos pela alameda que eis finda…

Todos os ocasos fundiram-se na minha alma…
As relvas de todos os prados foram frescas sob meus pés frios…
Secou em teu olhar a ideia de te julgares calma,
E eu ver isso em ti é um porto sem navios…

Ergueram-se a um tempo todos os remos… Pelo ouro das searas
Passou uma saudade de não serem o mar.. Em frente
Ao meu trono de alheamento há gestos com pedras raras…
Minha alma é uma lâmpada que se apagou e ainda está quente…

Ah, e o teu silêncio é um perfil de píncaro ao sol!
Todas as princesas sentiram o seio oprimido…
Da última janela do castelo só um girassol
Se vê, e o sonhar que há outros põe brumas no nosso sentido…

Sermos, e não sermos mais!… Ó leões nascidos na jaula!…
Repique de sinos para além, no Outro Vale… Perto?…
Arde o colégio e uma criança ficou fechada na aula…
Porque não há-de ser o Norte o Sul?… O que está descoberto?…

E eu deliro… De repente pauso no que penso… Fito-te
E o teu silêncio é uma cegueira minha… Fito-te e sonho…
Há coisas rubras e cobras no modo como medito-te,
E a tua ideia sabe à lembrança de um sabor de medonho…

Para que não ter por ti desprezo? Porque não perdê-lo?…
Ah, deixa que eu te ignore… O teu silêncio é um leque —
Um leque fechado, um leque que aberto seria tão belo, tão belo,
Mas mais belo é não o abrir, para que a Hora não peque…

Gelaram todas as mãos cruzadas sobre todos os peitos…
Murcharam mais flores do que as que havia no jardim…
O meu amar-te é uma catedral de silêncios eleitos,
E os meus sonhos uma escada sem princípio mas com fim…

Alguém vai entrar pela porta… Sente-se o ar sorrir…
Tecedeiras viúvas gozam as mortalhas de virgens que tecem…
Ah, o teu tédio é uma estátua de uma mulher que há-de vir,
O perfume que os crisântemos teriam, se o tivessem…

É preciso destruir o propósito de todas as pontes,
Vestir de alheamento as paisagens de todas as terras,
Endireitar à força a curva dos horizontes,
E gemer por ter de viver, como um ruído brusco de serras…

Há tão pouca gente que ame as paisagens que não existem!…
Saber que continuará a haver o mesmo mundo amanhã — como nos desalegra!…
Que o meu ouvir o teu silêncio não seja nuvens que atristem
O teu sorriso, anjo exilado, e o teu tédio, auréola negra…

Suave. como ter mãe e irmãs, a tarde rica desce…
Não chove já, e o vasto céu é um grande sorriso imperfeito…
A minha consciência de ter consciência de ti é uma prece,
E o meu saber-te a sorrir uma flor murcha a meu peito…

Ah, se fôssemos duas figuras num longínquo vitral!…
Ah, se fôssemos as duas cores de uma bandeira de glória!…
Estátua acéfala posta a um canto, poeirenta pia baptismal,
Pendão de vencidos tendo escrito ao centro este lema — Vitória!

O que é que me tortura?… Se até a tua face calma
Só me enche de tédios e de ópios de ócios medonhos…
Não sei… Eu sou um doido que estranha a sua própria alma…
Eu fui amado em efígie num país para além dos sonhos…

4-7-1913

– – –

Testo originale: arquivopessoa.net

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Archiviato in *Fabrizio, Libri o scrittura

Due traduzioni amatoriali da E. E. Cummings

Due traduzioni amatoriali da E. E. Cummings. Immagini di Edvard Munch.

 

Edvard_Munch_-_Evening._Melancholy_I_-_Google_Art_Project.jpg

Google Art Project: pic, Public Domain, Link

 

il tuo ritorno sarà il mio ritorno—

i miei me stesso se ne vanno con te,solo resto;
un’ombra spettro effige o sembiante

(un quasi qualcuno che è sempre nessuno)

un nessuno che,fino al tuo e loro ritorno,
passa il per sempre della sua solitudine
a sognare i loro occhi schiusi al tuo mattino

a percepire le loro stelle sorte nei tuoi cieli:

quindi,nel nome di un amore clemente,non
indugiare più di quanto fuor di me io possa resistere
l’assenza di quel momento in cui un estraneo
prende fra le braccia la mia stessa vita che è la tua

—quando ogni paura speme credo dubbio scompare.
Ovunque e la perfetta totalità di gioia che siamo

 

munch-litografia

 

your homecoming will be my homecoming—

my selves go with you,only i remain;
a shadow phantom effigy or seeming

(an almost someone always who’s noone)

a noone who,till their and your returning,
spends the forever of his loneliness
dreaming their eyes have opened to your morning

feeling their stars have risen through your skies:

so,in how merciful love’s own name,linger
no more than selfless i can quite endure
the absence of that moment when a stranger
takes in his arms my very life who’s your

—when all fears hopes beliefs doubts disappear.
Everywhere and joy’s perfect wholeness we’re

 E. E. Cummings, da 73 Poems (1963)

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E. E. Cummings, da 95 Poems (1958)

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Archiviato in *Fabrizio, Libri o scrittura

The Marriage of Heaven and Hell

Qui di seguito un esercizio di traduzione amatoriale di “The Marriage of Heaven and Hell” di William Blake.

Immagini da www.blakearchive.org.

Invito a lasciar perdere la mia traduzione e affidarsi a quella di Ungaretti (Mondadori).

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Il Matrimonio di Paradiso e Inferno

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La Disputa

Rintrah ringhia e getta fiamme nell’aria densa;
Nubi affamate incombono sull’abisso.

Mite un tempo, e lungo perigliosa via,
L’uomo retto manteneva la sua direzione verso
La valle della morte.
Le rose sono piantate dove le spine crescono,
E sull’arida landa
Cantano le api.

Poi la perigliosa via fu coltivata:
E un fiume e una sorgente
Sopra ogni pendio e tomba;
E sopra le ossa sbiancate
Trasudava argilla rossa.

Finché il villano lasciò le vie dell’agio,
Per intraprendere quelle perigliose, e condurre
L’uomo retto verso climi aridi.

Ora il serpente cammina cauto
Con umile mansuetudine,
E l’uomo retto infuria in terre selvagge
Dove errano i leoni.

Rintrah ringhia e getta fiamme nell’aria densa;
Nubi affamate incombono sull’abisso.

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Poiché un nuovo cielo ha avuto inizio, e sono oggi trentatrè anni dal suo avvento: l’Eterno Inferno rivive. Eccome! Swedenborg è l’Angelo che veglia presso la tomba: i suoi scritti sono sudari di lino. Ora domina Edom e Adamo ritorna nel Paradiso; vedi Isaia, cap. XXXIV e XXXV.
Senza Opposti non c’è progresso. Attrazione e Repulsione, Ragione ed Energia, Amore e Odio, sono necessari all’esistenza Umana.
Da questi opposti scaturisce ciò che i religiosi chiamano Bene e Male. Il Bene è il passivo che obbedisce alla Ragione. Il Male è l’attivo che scaturisce dall’Energia.
Il Bene è il Paradiso. Il Male è l’Inferno.

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La Voce del Diavolo

Ogni Bibbia o codice sacro è parte in causa dei seguenti Errori.
1. Che l’Uomo ha due reali forme d’esistenza, ossia un Corpo e un’Anima.
2. Che l’Energia, chiamata Male, è indipendente dal Corpo, e che la Ragione, chiamata Bene, è indipendente dall’Anima.
3. Che Dio tormenterà l’Uomo in Eterno perché segue le proprie Energie.
Ma i seguenti Opposti ad essi sono Verità
1. L’Uomo non ha un Corpo distinto dalla sua Anima; poiché il cosiddetto Corpo è una porzione d’Anima che i cinque Sensi discernono, essendo le principali antenne dell’Anima in epoca corrente.
2. L’Energia è l’unica vita e proviene dal Corpo, e la Ragione è il confine ovvero la circonferenza esterna dell’Energia.
3. L’Energia è Eterno Diletto.

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Chi contiene il proprio desiderio può farlo poiché esso è abbastanza debole da poter essere contenuto; e il contenitore, o Ragione, usurpando il proprio posto governa i remissivi.
Ed essendo contenuto, il desiderio diviene gradualmente passivo, fino ad essere solo un’ombra del desiderio.
Questa storia è scritta nel Paradiso Perduto, e il Governatore, o Ragione, viene chiamato Messia.
E l’Arcangelo primordiale, o detentore del comando dell’esercito celeste, viene chiamato il Diavolo o Satana, e i suoi figli vengono chiamati Peccato e Morte.
Ma nel Libro di Giobbe, il Messia di Milton viene chiamato Satana.
Poiché questa storia è stata fatta propria da entrambe le parti.
Sembrava infatti alla Ragione come se il Desiderio fosse stato scacciato, ma la versione del Diavolo è che il Messia

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cadde e fece di ciò che sottrasse all’Abisso un paradiso.
Questo è spiegato nei Vangeli, ove egli prega il Padre di inviare il consolatore, o Desiderio, affinché la Ragione possa edificarvi sopra Idee, essendo il Geova della Bibbia nient’altro che colui che sprofonda in fiamme vive.
Sappiate che dopo la sua morte di Cristo divenne Geova.
Ma in Milton il Padre è Destino, il Figlio la somma dei cinque sensi, e lo Spirito Santo, Vuoto!
Nota. La ragione per cui Milton scrisse in catene quando scrisse di Angeli e di Dio, e in libertà quando scrisse di Diavoli e d’Inferno, è che era un vero Poeta ed era inconsapevolmente dalla parte del Diavolo.

Una Memorabile Visione

Mentre camminavo tra le fiamme degli inferi, sollazzato dai piaceri del Genio, che agli Angeli appaiono come tormento e follia, collezionavo alcuni dei loro Proverbi; meditavo su quanto i detti di un popolo ne definiscano il carattere, e parimenti i Proverbi dell’Inferno mostrano la natura della saggezza Infernale meglio di qualsivoglia descrizione di edifici o di indumenti.
Quando tornai a casa: sull’abisso dei cinque sensi, dove un pendio scivoloso si affaccia ostile sul mondo presente, vidi un Diavolo potente avvolto da nubi nere, che planava ai lati del monte; con getti di fuoco

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incise la seguente dichiarazione, ora giunta alle menti degli umani, e letta così sulla terra:
Come potete non sapere che ogni Uccello che fende l’aria E’ un immenso mondo di piacere, racchiuso nei vostri cinque sensi?

Proverbi dell’inferno

In tempo di semina impara, in mietitura insegna, in inverno godi.
Conduci il tuo carro e il tuo aratro sulle ossa dei morti.
La strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza.
La prudenza è una vecchia brutta e ricca corteggiata dall’Incapacità.
Chi desidera ma non agisce, genera pestilenza.
Il verme tagliato perdona l’aratro.
Affondalo nel fiume chi ama l’acqua.
Un folle non vede il medesimo albero che vede il saggio.
Colui il cui viso non sprigiona luce non diverrà mai una stella.
L’eternità è innamorata dei prodotti del tempo.
L’ape indaffarata non ha tempo per i rimpianti.
Le ore di follia sono misurate dell’orologio, ma quelle di saggezza non v’è orologio che possa misurarle.
Ogni cibo sano è colto senza alcuna rete né trappola.
Prendi in riferimento numero, peso e misura in un anno di ristrettezze.
Nessun uccello vola troppo in alto se vola con le proprie ali.
Un cadavere non si vendica delle ferite.
L’atto più sublime è accomodare gli altri prima di te stesso.
Se il folle perseverasse nella sua follia diventerebbe saggio.
La follia è il mantello dell’inganno.
La vergogna è il mantello dell’Orgoglio.

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Proverbi dell’Inferno

Le prigioni vengono edificate con le pietre della Legge, I Bordelli con i mattoni della Religione.
L’orgoglio del pavone è la gloria di Dio.
La lussuria della capra è la benignità di Dio.
L’ira del leone è la saggezza di Dio.
La nudità della donna è l’opera di Dio.
Tristezza eccessiva ride. Gioia eccessiva piange.
Il ruggito del leone, l’ululato dei lupi, l’impeto del mare in tempesta, e la spada tagliente, sono frammenti di eternità troppo grandi per l’occhio dell’uomo.
La volpe incolpa la trappola, non se stessa.
La gioia feconda. La tristezza porta avanti.
Fai che l’uomo indossi il vello del leone, la donna il manto della pecora.
L’uccello un nido, il ragno una tela, l’uomo amicizia.
Il folle gaio egocentrico e il folle fosco accigliato, dovranno essere entrambi considerati saggi, potranno così essere una sferza.
Ciò che ora è dimostrato fu un tempo solo immaginato.
Il ratto, il topo, la volpe, il coniglio, osservano le radici; il leone, la tigre, il cavallo, l’elefante, osservano i frutti.
La cisterna contiene; la fontana straborda.
Un pensiero colma l’immensità.
Sempre sii pronto a dir ciò che pensi, e l’uomo vile ti eviterà.
Tutto ciò che può essere creduto è un’ immagine della verità.
L’aquila non ha mai perso così tanto tempo come quando si abbassò a imparare dal corvo.

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Proverbi dell’Inferno

La volpe provvede per se stessa, ma Dio provvede per il leone.
Pensa il mattino. Agisci nel pomeriggio. Mangia la sera. Dormi la notte.
Chi ha sofferto le tue imposizioni ti conosce.
Come l’aratro segue le parole, così Dio ricompensa le preghiere.
Le tigri dell’ira sono più sagge dei cavalli dell’istruzione.
Ci si aspetti veleno dall’acqua stagnante.
Non puoi sapere cosa sia abbastanza se non sai cosa sia più che abbastanza.
Ascolta il rimprovero del folle! E’ un titolo regale!
Fuoco gli occhi, aria le narici, acqua la bocca, terra la barba.
Chi è carente di coraggio è forte in astuzia.
Il melo non chiede al faggio come crescere, né il leone, al cavallo, come catturare una preda.
Il destinatario riconoscente promuove un raccolto abbondante.
Se altri non sono stati folli, dovremmo esserlo noi.
Un’anima di dolce piacere non può essere contaminata.
Quando vedi un’Aquila, vedi un frammento del Genio: alza lo sguardo!
Come il bruco sceglie le foglie più belle per deporvi le uova, così il sacerdote cala la sua maledizione sulle gioie più belle.
Creare un piccolo fiore è lavoro di secoli.
Maledire rinvigorisce: Benedire indebolisce.
Il vino migliore è il più vecchio, l’acqua migliore è la più nuova.
Le preghiere non arano! Le lodi non raccolgono!
Le gioie non ridono! Le tristezze non piangono!

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Proverbi dell’Inferno

Sublime la testa, Pathos il cuore, Bellezza i genitali, Proporzione i piedi e le mani.
Come l’aria per un uccello o il mare per un pesce, così è il disprezzo per lo spregevole.
Il corvo desiderò che tutto fosse nero, il gufo che tutto fosse bianco.
Esuberanza è Bellezza.
Se il leone fosse consigliato dalla volpe, diverrebbe scaltro.
Le Migliorie rendono lineari le vie, ma le vie impervie senza Migliorie sono vie del Genio.
Sopprimi l’infante nella culla piuttosto che nutrire desideri repressi.
Dove non v’è uomo, la natura è sterile.
La verità non può mai essere spiegata in modo comprensibile, senza essere creduta.
Basta! anche Troppo.

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Gli antichi Poeti animavano ogni oggetto concreto con Dei o Geni, dotandoli di un nome e assegnando loro le proprietà di boschi, fiumi, monti, laghi, città, nazioni, e tutto ciò che i loro sensi molteplici ed espansi potevano percepire.
E studiavano nel dettaglio il genio d’ogni città e paese, sottomettendolo all’immaginata divinità.
Finché prese forma un sistema di cui alcuni approfittarono, e con cui schiavizzarono il volgo tentando di razionalizzare le immaginate divinità o di astrarle dai rispettivi oggetti: così nacque il Sacerdozio.
Estrapolando forme di culto dai racconti poetici.
E infine predicarono che gli Dei avevano ordinato tutto questo.
Così gli uomini dimenticarono che Ogni divinità dimora nel ventre umano.

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Una Memorabile Visione

I Profeti Isaia ed Ezechiele cenavano con me, e io chiedevo loro come potessero affermare così francamente che Dio li aveva interpellati, e se non credessero allo stesso tempo che sarebbero stati fraintesi, e quindi divenire la causa delle imposizioni?
Isaia rispose: ‘Nessun Dio vidi, né sentii, in senso strettamente organico percettivo; ma i miei sensi scoprirono l’infinito in ogni cosa, e quando fui persuaso, e ne ebbi la conferma, che quella voce di sincera indignazione è la voce di Dio, non mi preoccupai delle conseguenze ma scrissi.’
Allora chiesi: ‘Può la ferma convinzione che una cosa sia in un certo modo, renderla in quel modo?’
Rispose: ‘Ogni poeta è certo che sia così, e nelle ere dell’immaginazione questa ferma convinzione poteva spianare le montagne; ma molti non sono capaci di convincersi fermamente di alcunché.’
Allora Ezechiele disse: ‘La filosofia Orientale insegnò i primi princìpi della percezione umana: alcune nazioni misero un principio in origine, altri ne misero un altro; noi Israeliani insegnammo che il Genio Poetico (come tu lo chiami ora) era l’origine e tutti gli altri princìpi ne erano meri derivati, il che fu causa del nostro disprezzo per i Sacerdoti e per i Filosofi di altri paesi, e del profetizzare la dimostrazione definitiva che tutti gli Dei

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hanno origine dal nostro e sono tributari del Genio Poetico; era questo che il nostro grande poeta Davide Re desiderava così ardentemente, e così sentitamente invoca, e
invocando conquista i nemici e governa i regni; e noi abbiamo amato tanto il nostro Dio, da maledire, nel suo nome, tutte le divinità delle nazioni circostanti, e da affermare che esse fossero ribelli; da queste idee il volgo iniziò a pensare che tutte le nazioni sarebbero state infine assoggettate agli Ebrei.
Tutto ciò, disse, come tutte le ferme convinzioni deve per forza avvenire, poiché tutte le nazioni credono nel codice degli Ebrei e venerano il dio degli Ebrei, e può esistere sottomissione maggiore?
Ascoltai con una certa meraviglia, e devo confessare con convinzione. Dopo cena chiesi a Isaia di rendere privilegio al mondo con i suoi scritti inediti: disse che niente di tal valore restò inedito. Ezechiele disse altrettanto per sé.
Chiesi inoltre a Isaia che motivo lo spinse a vagare nudo e scalzo tre anni? Rispose, lo stesso motivo che spinse il nostro amico Diogene il Greco.
Poi chiesi a Ezechiele perché avesse mangiato letame, e giaciuto a lungo sui fianchi destro e sinistro? rispose, il desiderio di innalzare gli altri uomini alla percezione dell’infinito, come in uso fra i tribali Nord Americani. Ed è sincero colui che ostacola il proprio genio o la coscienza a favore di un agio momentaneo o di una gratificazione?

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L’antica tradizione che il mondo sarà distrutto dal fuoco alla fine dei seimila anni è vera, stando a quanto ho sentito all’Inferno.
Poiché essa afferma che il cherubino con la sua spada infuocata riceverà l’ordine di smontare la guardia all’albero della vita, e quando lo farà l’intera creazione verrà distrutta, e si rivelerà infinita e santa, laddove ora appare finita e corrotta.
Questo dovrà avvenire con un miglioramento del piacere sensuale.
Ma la prima cosa da espungere è la nozione che l’uomo ha un corpo distinto dall’anima; questo dovrò fare stampando con tecnica infernale, con agenti corrosivi, che all’Inferno sono salutari e medicamentosi, sciogliendo una superficie apparente e svelando l’infinito che vi era nascosto sotto.
Se le porte della percezione fossero mondate tutto apparirebbe all’uomo così come è: Infinito.
Poiché l’uomo ha rinchiuso se stesso, fino a vedere ogni cosa attraverso i minuscoli spiragli di una grotta.

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Una Memorabile Visione

Mi trovavo in una Tipografia all’Inferno e vidi il metodo in cui la conoscenza è trasmessa da generazione a generazione.
Nella prima stanza v’era un Uomo-Drago, mondava dai detriti l’imbocco di una grotta; dentro, diversi Draghi scavavano la grotta.
Nella seconda stanza v’era una Vipera avvolta intorno alle rocce e alla grotta, e altre che l’adornavano con ori, argento e pietre preziose.
Nella terza stanza v’era un’Aquila con ali e piume d’aria, rendeva l’interno della grotta infinito; intorno v’erano diversi uomini-Aquila che erigevano palazzi sulle immense pendici.
Nella quarta stanza v’erano Leoni di fuoco ardente che imbestialiti trasformavano i metalli in fluidi animati.
Nella quinta stanza v’erano forme Innominate, che gettavano i metalli in una distesa.
Là erano raccolti dagli Uomini, che occupavano la sesta stanza, ed prendevano la forma di libri ed venivano sistemati su scaffali.

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I Giganti che crearono questo mondo nella sua forma d’esistenza sensuale, ed ora sembra che vi vivano in catene, sono in realtà la causa della vita e la sorgente d’ogni azione; ma le catene sono il trucco delle menti deboli e addomesticate che vogliono opporre resistenza all’energia, come dice il proverbio, chi è carente di coraggio è forte in astuzia.
Per cui una parte dell’essere è atta a Proliferare, l’altra è atta a Divorare: a quella divoratrice sembra che quella prolifica sia incatenata, ma non è così; prende solo parti di esistenza che danno illusione di completezza.
Ma il Prolifico cesserebbe d’essere tale se il Divoratore non potesse ricevere come un mare gli eccessi del suo piacere.
Alcuni diranno, non è forse Dio il Prolifico? Io rispondo, Dio è, ed Agisce, solo negli esseri viventi e nell’Uomo.
Queste due classificazioni umane si trovano sempre sulla terra. E dovrebbero essere nemiche: chiunque provasse

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a riconciliarle attenterebbe all’esistenza per distruggerla.
La Religione è un tentativo di riconciliarle.
Nota. Gesù Cristo non voleva unirle ma separarle, come nella Parabola delle pecore e dei capri! E disse: non sono venuto per portare la Pace ma la Spada.
Si insegnava un tempo che il Messia o Satana o Tentatore fu uno degli Antidiluviani ossia le nostre Energie.

Una Memorabile Visione

Un Angelo venne presso di me e disse Oh giovanotto penoso e folle! Oh che orrore! Che situazione terribile! Pensa alla prigione infuocata che ti stai preparando in vista di tutta l’eternità, e alla quale ti approssimi di gran carriera.
Dissi, forse ti andrebbe di mostrarmi il mio eterno destino, e di contemplarlo con me per capire quale fra il tuo o il mio sia più desiderabile.
Quindi mi portò con sé attraverso una stalla ed una chiesa e giù nella cripta, in fondo alla quale v’era un mulino: oltrepassammo il mulino, e giungemmo a una grotta; brancolammo scendendo fra le anse spaventose di quella grotta fino a raggiungere un orrido, vasto come un cielo rovesciato comparso all’improvviso sotto di noi, e ci aggrappammo alle radici degli alberi a penzoloni sopra quell’immensità, eppure dissi, se ti fa piacere, ci affideremo a questo vuoto, per vedere fin dove arriva la provvidenza; altrimenti, io solo? ma lui rispose, non contarci, giovanotto, e comunque restando potrai osservare il tuo destino che comparirà fra poco in luogo delle tenebre.
Così rimasi con lui, seduto sulla radice ritorta

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di una quercia, lui era adagiato su un fungo che pendeva a testa in giù sul precipizio.
Gradualmente potemmo contemplare l’Abisso, rovente come i fumi d’una città in fiamme; sotto di noi lontanissimo era il sole, nero ma lucente. Aveva intorno tracce infuocate su cui ragni enormi si contorcevano, inseguendo le prede che volavano o meglio nuotavano nell’infinito profondo, con la forma dei più terribili animali scaturiti dalla depravazione, e l’aria ne era piena fino a sembrarne satura; quelli sono i Diavoli, e si chiamano Potenze dell’aria. A quel punto chiesi al mio compagno dov’è il mio destino? disse, fra il ragno nero e quello bianco.
Proprio allora, fra il ragno nero e quello bianco, scaturì una nube di fuoco che voltolò nello spazio profondo, oscurando ogni cosa, rendendo le profondità nere come un mare, e rombando con frastuoni terribili; sotto di noi non rimase altro che una scura tempesta, finché non scorgemmo a oriente, fra nubi e onde, una cataratta iniettata di sangue e fuoco, e a un tiro di schioppo da noi comparve per poi subito scomparire la gobba squamata di un mostruoso serpente; infine, tre gradi ancora più a est, comparve sulle onde una cresta ardente; arretrava lenta come un crinale di aurea pietra fino a svelare due globi di fuoco cremisi sopra i quali il mare evaporava in sbuffi di fumo, e subito capimmo che si trattava della testa del Leviatano; la fronte era striata di verde e porpora similmente a quella di una tigre; osservammo la bocca e le branchie schiumare di rabbia, tingere l’oscurità con bagliori rosso sangue, avanzare verso di noi

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con tutta la furia di un’essere spirituale.
Il mio amico Angelo si arrampicò di nuovo verso il mulino; io rimasi solo, e l’apparizione svanì, ma mi ritrovai piacevolmente seduto sulla sponda di un fiume al chiaro di luna, ad ascoltare un arpista che cantava accompagnandosi con l’arpa, e il suo motivo recitava: L’uomo che non cambia mai opinione è come acqua stagnante, e alleva i rettili della mente.
Ma mi alzai, e cercai il mulino, e là ritrovai il mio Angelo che, sorpreso, mi chiese come avessi fatto a scappare.
Risposi. Tutto ciò che abbiamo visto è dovuto alla tua propria metafisica; poiché quando sei andato via mi sono ritrovato lungo un fiume al chiaro di luna in compagnia di un arpista. Ma ora che abbiamo visto il mio destino, posso mostrarti il tuo? Lui rise della mia proposta; ma io lo presi a forza fra le braccia e volai verso occidente nella notte salendo fin sull’ombra della terra; poi mi scagliai con lui nella massa del sole; là indossai abiti bianchi e, portando con me i volumi di Swedenborg, lasciai quella gloriosa regione e oltrepassai tutti i pianeti finché approdammo a Saturno; là stetti a riposare, e poi spiccai un balzo nel vuoto fra Saturno e le stelle fisse.
Ecco! dissi, qui sta il tuo destino, in questo spazio, se di spazio si può parlare. Presto vedemmo la stalla e la chiesa, e lo portai all’altare ed aprii la Bibbia, ed oh! era un pozzo profondo, nel quale discesi, lasciandomi precedere dall’Angelo; presto vedemmo sette case di mattoni; entrammo in una di esse; all’interno v’era

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un certo numero di scimmie, bertucce, e specie simili, incatenate al centro, ghignavano e cercavano di strattonarsi a vicenda, nonostante il vincolo delle corte catene; comunque, notavo che si facevano sempre più numerose, e che quelle più deboli venivano prese da quelle forti, che ghignando le violentavano dapprima e le divoravano poi, un arto dopo l’altro, fino a lasciare solo un tronco inerme; e dopo ghigni e baci apparentemente appassionati, si divoravano pure quello; e ogni tanto ne vedevo una che con gusto strappava la carne dalla sua stessa coda; dato che il fetore infastidiva entrambi, andammo al mulino, ed io presi in mano lo scheletro di un morto, che nel mulino rappresentava gli Analitici di Aristotele.
Allora l’Angelo disse: La tua fantasia si mi ha ingannato e dovresti vergognartene.
Risposi: Ci inganniamo a vicenda, ed è tutt’altro che perso il tempo passato a conversare con te, i cui lavori sono solo Analitici.

L’Opposizione è vera Amicizia.

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Ho sempre notato che gli Angeli hanno la vanità di considerare se stessi come gli unici saggi; lo fanno parlando con una confidenza e un’insolenza che nascono dal loro metodo di ragionamento: Per questo Swedenborg si vanta di scrivere cose originali; nonostante siano solo Contenuti o Estratti di libri già editi.
Un uomo portava con sé una scimmia da spettacolino, ed essendo un poco più intelligente della scimmia, si vantava d’essere molto più intelligente di sette uomini. Stessa cosa per Swedenborg: mostrando la follia delle chiese e sbugiardando gli ipocriti, immagina tutti come religiosi e se stesso come l’unica

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eccezione sulla terra.
Ecco ora un fatto oggettivo: Swedenborg non ha scritto una sola verità inedita. Eccone un altro: ha ribadito tutte le vecchie falsità.
Ed ecco ora il motivo. Ha conversato con gli Angeli che sono tutti religiosi, e non ha conversato con i Diavoli che odiano tutti la religione, poiché la sua presunzione lo ha reso incapace di farlo.
Così gli scritti di Swedenborg sono un riepilogo di tutte le opinioni superficiali, e un’analisi di quelle sublimi, ma niente di più.
Sentite un altro fatto oggettivo. Qualsiasi uomo con abilità tecniche può trarre, partendo dagli scritti di Paracelso o Jacob Böhme, diecimila volumi di valore pari a quelli di Swedenborg, e da quelli di Dante o Shakespeare, infiniti.
Ma quando li ha ultimati, non dica di aver superato il suo maestro, poiché egli rimarrà come la luce di una candela di fronte al sole.

Una Memorabile Visione

Una volta vidi un Diavolo che ascese avvolto in una fiamma fino alla nuvola su cui sedeva un Angelo, e il Diavolo proferì queste parole.
Adorare Dio significa: Onorare i suoi doni in ogni uomo, in base al proprio genio, e amare ancor più i grandi

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uomini; chi invidia o calunnia i grandi uomini odia Dio, poiché non c’è altro Dio.
L’Angelo udito ciò divenne quasi blu, ma dominandosi virò in giallo, e infine in rosa chiaro e sorridendo rispose.
Tu Idolatra, Dio non è forse Uno? E non è forse manifesto in Gesù Cristo? E non ha forse Gesù Cristo detto la sua circa la legge dei Dieci Comandamenti? E non sono forse dei folli, dei peccatori e delle nullità tutti gli altri uomini?
Il Diavolo rispose: pesta un folle in un mortaio insieme alla farina, non basterà a liberarlo dalla sua follia. Se Gesù Cristo è il più grande degli uomini, dovresti amarlo nel più grande dei modi; ora senti come ha detto la sua circa la legge dei Dieci Comandamenti: Non ha forse schernito il Sabato, e di conseguenza il Dio del Sabato? Ucciso chi fu ucciso per causa sua? Aiutato l’adultera ad aggirare la legge? Sfruttato il lavoro d’altri per farsi mantenere? Commesso falsa testimonianza evitando di difendersi di fronte a Pilato? Peccato di bramosia quando pregò per i suoi discepoli, e quando li invitò a scrollarsi la polvere dai piedi di fronte a chi avrebbe rifiutato di ospitarli? Ti dico, non esiste virtù che non infranga questi Dieci Comandamenti; Gesù era pura virtù, e agiva d’impulso,

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non secondo le regole.
Dopo che ebbe sentenziato: osservai l’Angelo, che si protendeva ad abbracciare la fiamma, e ne fu distrutto e ne ascese Elia.

Nota. Questo angelo, che ora è divenuto un Diavolo, è il mio amico speciale; spesso leggiamo insieme la Bibbia con un’attitudine diabolica o infernale che tutti dovrebbero avere, se agiscono correttamente.
Possiedo anche: La Bibbia dell’Inferno, che tutti dovrebbero possedere, volenti o no.

Un’unica Legge per il Leone e il Bue è Oppressione.

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