Scartare libri


Tirare fuori i libri che sono stati per sei mesi dentro a delle scatole di cartone è stato come scartare dei regali di Natale in un Natale di regali abbondanti. Il sogno ricorrente della mia adolescenza era farmi recapitare a casa degli scatoloni contenenti tutti i dischi di tutti i gruppi che avessi mai ascoltato, era più o meno la stessa sensazione, perché di tutti i libri che abbiamo ne devo leggere ancora più di metà. E durante i sei mesi di casa provvisoria, con tutti i libri chiusi in garage, ne abbiamo comprati una borsa piena, più di quanti ne potessimo leggere, ovviamente. Ne abbiamo portati di sopra un po’ tra sabato e domenica e abbiamo aperto per prima cosa la narrativa, scatole pesantissime contrassegnate per autore, “libri F-J”, “libri S-W”. Alla fine del fine settimana – ero esausto al limite del mal di schiena – abbiamo sentito alla radio “Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace, letto da Gioele Dix, e poi guardato “Slums of Beverly Hills” di Tamara Jenkins, ma mi sono addormentato a metà.

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Archiviato in *Fabrizio, Libri o scrittura

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