Dove li mettiamo

Durante l’inaugurazione di una mostra di scultura qui in città c’è stato un breve ma significativo reading di poesia. Premetto che in viapozzo6 siamo abbastanza contrari all’ “incontro delle arti”, quantomeno lo consideriamo molto rischioso, e l’abbinamento scultura/poesia ne è un chiaro esempio.

Purtroppo la poesia ormai sembra sopravvivere solo se accompagnata o tenuta a galla da qualche altra forma d’arte (video arte, musica, gallerie in generale). Ho sentito in radio che al mondo ci sono più poeti che lettori di poesia e non fatico a crederlo.
Il caso ha voluto che il reading dell’altra sera fosse composto da due italiani e due francesi, neanche a dirlo erano meglio i francesi, meno autoreferenziali nei contenuti e meno fossilizzati nello stile e nella lettura. I due italiani, invece, stavano ancora a rimpiangere gli anni Settanta e a lamentarsi della salita al potere di Craxi (!) in seguito alla quale tutto sarebbe diventato impossibile. Io dico che sono proprio queste scuse ad immobilizzare lo stato delle cose, ad impedirne il progresso. Anzi, proprio l’oppressione e la censura dovrebbero far fiorire la ribellione e quindi la novità, mi sembra che nella poesia sia andata spesso così, almeno nel Novecento.

E quindi veniamo alla domanda principale: dove mettiamo la poesia? Dove mettiamo i poeti? Ogni volta che nella mia vita ho sentito leggere delle poesie ho provato una sensazione di scomodità. In una galleria d’arte una poesia è assolutamente fuori luogo. Ma anche sulla pagine culturali di Internazionale, o di qualsiasi altra rivista, mi sembra fuori luogo, mi sembra che sia presa in prestito da una realtà lontana. Pubblicata su un sito internet è fuori luogo. Sulla carta ruvida di molti editori minori è fuori luogo.
Mettersi nei panni di un poeta è penoso, frustrante. Solo il pensiero di tutti i compromessi che bisogna accettare, di tutte le volte che è necessario sentirsi fuori luogo, basterebbe a farmi rinunciare a pubblicare anche una sola poesia.
Non ho soluzione a questo dilemma. Dove li mettiamo?
In 2666, Roberto Bolaño fa dire a un personaggio che in un grande romanzo è già contenuta tutta la poesia del mondo. Forse, più semplicemente, la poesia può essere colta nel suo massimo significato solamente se contestualizzata nella vita del poeta, fantasticando su di essa, conoscendo i bar o la disperazione o i viaggi o lo studio o la solitudine da cui una poesia è nata. Oppure, senza sapere niente dell’autore, immaginarsi tutto.

In conclusione vorrei comunque ricordare a me stesso che ho amato molti poeti e ancora adesso mi piacciono certi libri di poesia, specie se voluminosi, e che i prossimi che abbiamo in casa da sfogliare sono questi:

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1 Commento

Archiviato in *Fabrizio, Libri o scrittura

Una risposta a “Dove li mettiamo

  1. and

    E’ davvero brutto il modo con cui viene trattata la poesia. Ci si dimentica spesso che in Italia esistono case editrici e riviste che svolgono un’opera meritoria. Ci si dimentica degli autori italiani contemporanei, anche giovani che pubblicano. Di personaggi che faticano dietro le quinte per continuare a fare vivere la poesia.
    E’ un peccato davvero che venga relegata ai soliti autori, spesso più o meno studiati a scuola.

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