Solipsismo

Tanto per sottolineare l’importanza del linguaggio, prendiamo la parola “solipsismo”, mai considerata in vita mia fino a quando non ho letto certi testi di D.F. Wallace, quali un articolo sullo scrittore John Updike e il breve romanzo che sto leggendo ora: Verso occidente l’Impero dirige il suo corso.

Tutti noi abbiamo piccole illusioni solipsistiche, spaventose intuizioni di una nostra assoluta singolarità: crediamo di essere gli unici della casa a riempire il contenitore dei cubetti di ghiaccio, gli unici a svuotare la lavastoviglie dai piatti puliti, gli unici a fare ogni tanto pipì nella doccia, gli unici ad avere un piccolo tic alle palpebre al primo appuntamento; di essere gli unici a prendere la nonchalance tremendamente sul serio; di essere solo noi a dare alle suppliche l’aspetto della cortesia; di essere solo noi a sentire il gemito patetico nello sbadiglio di un cane, il sospiro senza tempo nell’apertura di un barattolo ermeticamente sigillato, la risata sputacchiata qua e là in un uovo che frigge, il lamento in re minore nel rombo di un aspirapolvere; di essere solo noi a provare quando il sole tramonta lo stesso tipo di panico che un bimbo al primo giorno di asilo prova quando la mamma si allontana. Di essere solo noi ad amare i solo-noi. Di essere solo noi ad aver bisogno dei solo-noi.

Se solo avessi saputo identificare con quest’unica parola, così secca e allo stesso tempo autoritaria (ufficialmente riconosciuta), tutto il mio trambusto interiore dell’adolescenza, e a volte anche della giovinezza, probabilmente sarei stato una persona diversa. Vale a dire che quando si riesce a definire qualcosa, quella cosa incute un po’ meno timore, si può affrontare meglio. La parola solipsismo, con la definizione trascritta qui sopra, per quanto mi riguarda è perfetta.

Non è la prima volta che all’interno racconti di D.F. Wallace trovo un passo sull’importanza del linguaggio. Ecco un esempio su tutti, l’incipit di The depressed person, che sintetizza quanto sia grave l’ “impossibilità di condividere ed esprimere” una sensazione:

The depressed person was in terrible and unceasing emotional pain, and the impossibility of sharing or articulating this pain was itself a component of the pain and a contributing factor in its essential horror.

Perché questi brevi appunti? Per dire che D.F. Wallace mi fa capire l’importanza del linguaggio sia attraverso la forma (uso precisissimo della lingua), sia nei contenuti (definizione limpida delle sensazioni più familiari o più complesse).

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1 Commento

Archiviato in *Fabrizio, Libri o scrittura

Una risposta a “Solipsismo

  1. bastiano

    oh, il linguaggio, il linguaggio, il linguaggio…

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