Guerra è pace

Ho sfogliato velocemente questa raccolta di saggi, giusto per prendermi una pausa da un libro di Don DeLillo. In uno di essi Arundathi Roy dice che ha dovuto prendersi una pausa da un libro di Don DeLillo, per documentarsi per una serie di articoli.

Due dei saggi sono del 2001 e trattano dell’11 settembre, della guerra al terrorismo e della guerra degli Stati Uniti contro il mondo intero:

Il fenomeno del terrorismo potrebbe non scomparire mai. Ma se vogliamo contenerlo, il primo passo è che l’America almeno riconosca di condividere il pianeta con altri paesi e con altri esseri umani che, pur non comparendo in TV, hanno amori, preoccupazioni, storie, canzoni, dolori e, per amor del cielo, diritti. Invece quando hanno chiesto a Donald Rumsfeld, il segretario alla Difesa americano, che cosa definirebbe “vittoria” nella Nuova Guerra dell’America, lui ha risposto che se riuscisse a convincere il mondo del fatto che gli americani devono essere liberi di continuare con il loro stile di vita, questa la considererebbe una vittoria.

(Arundathi Roy, L’algebra della Giustizia Infinita, 2001)

Un altro saggio parla degli armamenti nucleari. Un altro saggio lunghissimo parla della costruzione di enormi e sconvolgenti dighe, che a quanto pare in India è un problema molto serio. E poi, in coda, un ultimo saggio parla di tante cose fra cui il ruolo che gli scrittori e degli artisti dovrebbero avere nella società di oggi, o almeno propone un esame di coscienza notevole. Ecco qui un esempio, l’inizio sembra un po’ banale, ma:

La Prima Regola di uno scrittore, per quanto mi concerne, è che Non Esistono Regole. E la Seconda Regola (poiché la Prima Regola è fatta apposta per essere infranta) è che Non Esistono Scuse per l’Arte Brutta. Pittori, scrittori, cantanti, […], sono fatti per volare alto, […], trovare la magia laddove gli altri non hanno mai pensato di guardare.

Uno scrittore bravo o eccelso potrebbe rifiutare  qualsiasi responsabilità o moralismo che la società voglia imporgli. Eppure lo scrittore migliore, il più grande, sa che abusare di questa libertà così faticosamente conquistata può solo portare alla cattiva arte. C’è un complesso intreccio di morale, rigore e responsabilità che l’arte, la scrittura stessa impone a chi scrive.

(Arundathi RoyLe signore sono tanto emotive, allora… dovremmo lasciar decidere agli esperti?, 2001)

Non esistono scuse per l’arte brutta.

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Archiviato in *Fabrizio, Libri o scrittura

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