Una testa così

Per la seconda volta, dopo Giocatori, ho provato a leggere Don DeLillo e, dopo un inizio incredibilmente valido, ho nuovamente riscontrato che la trama si arena e dà l’impressione di essere un pretesto per elucubrazioni sociologiche obsolete. Per esempio, personaggi caricaturati e discorsi che dopo neanche trent’anni suonano prematuramente vecchi. Ma, siccome non voglio e non posso fingermi né un critico letterario né un esperto, mi sono limitato a fare una testa così al povero amico che mi aveva consigliato Rumore bianco, sostenendo che gli anni Ottanta sono il buco nero di tutta la cultura contemporanea, e altre amenità di questo tipo. Che la paura della malattia e della catastrofe naturale sono paranoie americane anni Ottanta. Che l’ossessione per la TV e per la morte sono questioni troppo banali e già sentite per essere raccontate in modo così lineare.

Ho riportato esempi:

1) Sono giunto a capire che il mezzo televisivo è una forza di fondamentale importanza nella casa tipica americana. Conchiusa in sé, senza tempo, autolimitata, autoriferente. E’ come un mito nato qui nel nostro soggiorno, come una cosa che conosciamo in modo preconscio. quasi in sogno. Ne sono molto intrigato, Jack.

2) – Dunque sostieni che è un fatto più o meno universale rimanere affascinati davanti ai disastri in televisione?
Per la maggior parte della gente in questo mondo ci sono soltanto due posti. Quello dove vivono e la loro TV. Se in televisione succede qualcosa, abbiamo il diritto di esserne affascinati, di qualunque cosa si tratti.

3) Chi morirà prima? Babette sostiene di volerlo fare lei, perché senza di me si sentirebbe intollerabilmente sola e triste […] desidera sinceramente precedermi […] e pensa anche che non possa capitarci niente finché ci sono dei ragazzi bisognosi di cure.
Ha paura che io muoia inaspettatamente
[ecc. ecc.] NON E’ CHA AMI LA VITA: E’ RESTARE SOLA CHE LA SPAVENTA.
LE RIBATTO CHE VOGLIO MORIRE PRIMA IO. Mi sono talmente abituato a lei che mi sentirei penosamente incompleto.

(Don DeLillo, Rumore bianco, le maiuscole sono mie)

E così via. Insomma, potrei concludere che non mi basta contestualizzare storicamente dei libri per farmeli piacere. Che… Che… Che questo libro, nei confronti del quale ero inizialmente ben disposto, mi ha scatenato una spirale di rigetto per tutto e tutti. E che il vero motivo non lo so spiegare fino in fondo. Così nel tardo pomeriggio di domenica scorsa ho deciso di lasciarlo perdere, insieme ai miei tentativi di definire con frasi sensate il motivo di tanta ostilità.

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