Intellettuali

Mentre leggevo le Lettere luterane di Pasolini pensavo che Pasolini si è perso tutta la parte in cui in Italia è decollata la televisione commerciale. Sulla televisione, già negli anni Settanta, scriveva cose come queste:

è enorme l’importanza dell’insegnamento della televisione, perché anch’essa altro non fa che offrire una serie di “esempi” di modo di essere e comportamento. Anche se annunciatori, presentatori e altra feccia del genere parla (e parla orrendamente), in effetti il vero linguaggio della televisione è simile al linguaggio delle cose: è perferttamente pragmatico e non ammette repliche, alternative, resistenza.

Oppure:

I cittadini italiani vogliono consapevolmente sapere perché in questi dieci anni di cosiddetto laicismo l’unico discorso laico sia stato quello, laido, della televisione (che si è unita alla scuola in una forse irriducibile opera di diseducazione della gente).

E’ passata molta acqua sotto i ponti e oggi la televisione è degenerata senza limite, si sa. La televisione e la cultura italiana (cultura proprio come la intendeva Pasolini: patrimonio antropologico “totale”) praticamente coincidono. Per esempio:

Il giorno successivo alla puntata di Sanremo con Benigni, l’argomento del giorno era Benigni. Ho vissuto sentimenti contrastanti.

Quando al mattino, al bar, mentre sfogliamo tutti insieme il giornale locale, mi soffermo sulle pagine di “cultura e spettacoli” e salto quelle sportive, sono considerato praticamente un intellettuale. Il giorno dopo lo show di Benigni, invece, sembrava che tutti avessero per un attimo scoperto che la cultura è meravigliosa. Pensa che Mameli aveva solo vent’anni, ho sentito dire. Pensa che ha parlato quaranta minuti, mi hanno detto, dell’unità d’Italia e del Rinascimento. Era il Risorgimento, forse, ho detto io. Sì sì, ma ha parlato anche del Rinascimento.

Insomma, da un lato mi cadevano le braccia perché non ci vorrebbe tanto a interessarsi un po’ di più alle cose interessanti, nella vita di tutti i giorni. Dall’altro ho pensato che un po’ di cultura buttata lì è meglio di niente, che per arrivare alle masse bisogna stare al gioco delle masse, eccetera. Che molte persone, dopo aver ascoltato Benigni, la smetteranno di polemizzare a vanvera sull’unità d’Italia (molti altri polemizzeranno a vanvera ancora di più).

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2 commenti

Archiviato in *Fabrizio, Libri o scrittura

2 risposte a “Intellettuali

  1. il problema di fondo credo sia che oggi essere intellettuale vuol dire essere considerati distanti dal popolo e dalla realtà. Quante volte sentiamo dire nei dibattiti politici in tv “quel professorone” quando qualcuno cerca di far volare alto la discussione? Oggi la mediocrità è stata sdoganata come valore in sé e ne pagheremo le conseguenze per chissà quanto

  2. viapozzo6

    Concordo: la mediocrità è stata sdoganata come valore in sé, proprio vero. F

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