Cosa rimane

Due minuti fa ho finito di leggere Galàpagos di Kurt Vonnegut e un minuto fa ho scritto un’e-mail e come al solito mi sono reso conto che inconsciamente nello scrivere e nel pensare mi ispiro allo stile di chi sto leggendo al momento. Nessuno se ne accorge, naturalmente, però mi sento una specie di Leonard Zelig della lettura, cioè uno che assume le sembianze della persona con cui ha a che fare. La cosa, sempre nel mio inconscio, è tanto più accentuata quanto più lo scrittore ha uno stile riconoscibile. Come ha detto un mio amico, se dopo aver investito ore del tuo tempo nel leggere un libro non ti rimane niente è il caso di i********i. Cosa mi è rimasto di questo libro? Oltre ad amare Kurt Vonnegut e oltre alle prima cinquantina di pagine in realtà mi sono un po’ annoiato. Ma l’acquisizione virtuale di uno stile di scrittura e di pensiero è qualcosa che sicuramente rimane. Inoltre Galàpagos è infarcito di rimandi a Darwin e anche questo rimane, sottoforma di una copia de L’origine dell’uomo appoggiato al davanzale del bagno per saltuarie nonché meravigliose pagine saggistiche a portata di mano.

[Link Galàpagos]

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Archiviato in *Fabrizio, Libri o scrittura

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