Regressione

Tentativi, in ordine cronologico, di ritornare seriamente alla matematica, più di dieci anni dopo le ultime lezioni. Si nota una certa regressione alla ricerca del livello da cui ripartire: come si dice, a poco a poco ho aggiustato il tiro.

1) David Foster Wallace, Tutto, e di più. Storia compatta dell’ \infty

E’ iniziato tutto dalla recente riedizione di questo saggio sulla storia della matematica (in particolare sul concetto di infinito e su Cantor). Ho seguito, devo dire piuttosto bene, fino a metà, quando mi sono sentito nella condizione necessaria e sufficiente di rispolverare il mio primo e unico libro universitario di analisi:

2) E. Acerbi e G.Buttazzo, Primo corso di analisi matematica (plico integrale di fotocopie)

Dal capitolo zero, Nozioni Fondamentali:

[…] Gli esercizi di questo capitolo sono un semplice controllo delle nozioni apprese negli anni delle scuole superiori e il loro svolgimento non deve [il grassetto è dell’autore] presentare alcun problema.
[…] Sulle operazioni con i polinomi è necessario avere ben chiaro: a) […]; b) come si esegue la divisione tra polinomi.
[…] Trigonometria […] naturalmente, non guasta conoscere qualche altra formula, tipo quelle di bisezione e di prostaferesi.

E via dicendo. I requisiti preliminari per poter arrivare a ripassare i limiti erano al di là di ogni mio limite. Ho chiesto aiuto a mio fratello che fa le superiori e mi considera pazzo:

3) N.Dodero, P.Baroncini, R.Manfredi, Nuovi lineamenti di matematica – per il biennio della scuola secondaria di secondo grado – vol.2

E poi, ancora più basilare:

4) L.Conti Rivera, F.Erba, A.Zerbato, Matematica guidata – per il biennio della scuola secondaria di secondo grado – Algebra 1

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8 commenti

Archiviato in *Fabrizio, Libri o scrittura

8 risposte a “Regressione

  1. bastiano

    ottimo! so che sembra uno scherzo, ma avevo giusto il pallino, come si dice da queste parti, di rivedere un po’ di analisi… terrò presente anche questi suggerimenti. bene!

  2. viapozzo6

    Ricordo quel giorno, fra i tuoi saggi, un bellissimo libro di (o su) Russell, forse era filosofia della matematica…

  3. bastiano

    santo cielo sì, era una prima versione (in una traduzione italiana degli anni Cinquanta del Novecento, pur significativa, ma spiacevolmente travestita da nuova edizione: ma è tutt’altra storia, quella dei problemi dell’editoria italiana, che fa pubblicazioni-civetta, etc.), intitolata Principles of Mathematics, prima edizione 1903, di quelli che sarebbero diventati i meravigliosi Principia Mathematica, elaborati poi da Russell con A.N. Whitehead, 1910-1913.
    fu quando i filosofi pensarono di poter smettere di filosofare in modi più tradizionali; il punto, a quanto capisco, è la fondazione logica della matematica, e viceversa; una delle conseguenze, non l’unica, è il dibattito sulla metafisica (con una forte opzione per dismetterla).
    diremo, diremo; con le parole dello stesso Russell, “Let the people think”.

  4. andrea

    Non sono mai stato una cima in matematica e in fisica e avevo un pessimo rapporto con il mio professore di matematica in collegio ma quel libro di Wallace gliel’ho regalato non molto tempo fa e non so nemmeno perché. forse perchè a distanza di anni devo a lui alcuni insegnamenti che poco hanno a che fare con la matematica.

  5. viapozzo6

    Be’ spero gli sia piaciuto. Probabilmente per un professore potrebbe essere utile per capire come coinvolgere meglio gli allievi, come rendere più interessanti certi aspetti della matematica.

  6. Zap

    La matematica è “interessante” per antonomasia.
    Nel senso che, in fondo, è nata come linguaggio atto a semplificare e riassumere concetti quantitativi difficilmente esprimibili a parole. Ed per dare la possibilità ad uomini comuni di fare valutazioni più veloci, efficienti e ripetibili su fenomeni osservati e/o desiderati. Cosa per cui il genere umano ha avuto tutto l’intersse possibile (-> “interessante”), visto col senno di poi (non saremmo qui a scriverci “online” se la matematica non fosse esistita).
    Detto questo, il motivo principale per cui molti allievi di elementari/medie/superiori ritengono (erroneamente) la matematica “complicata” e “non interessante” (leggi: “noiosa”) a priori è la scarsa capacità degli insegnanti di matematica di contestualizzare le nozioni insegnate a problemi reali. E per “reali” intendo reali per lo studente. Esempio: se io a 16 anni sto imparando i test di ipotesi statistici ed il mio professore mi fa fare un esercizio a tema “qualità del prodotto in un’azienda che produce cuscinetti a sfera”, giunge uber-noia in me (non so voi, ma a me, per quanto me li proponessero come esempi i miei insegnanti, a 16 anni dei cuscinetti a sfera non me ne sbatteva nulla). Mentre se il problema fosse stato tradotto in, chessò, “qualità delle corde prodotte per chitarre elettriche da consegnare a Slash dei Guns N’ Roses”, lo avrei trovato molto più appealing, e mi sarei buttato a capofitto sulla statistica a suon di “Don’t Damn Me”.
    It’s all about promotion, baby.

  7. viapozzo6

    E’ tutto vero.
    Forse anch’io mi sarei interessato moltissimo, ma il resto della classe avrebbe voluto suicidarsi (per la questione di Slash, e le sue corde).

  8. Zap

    Beh ovviamente una stima delle varie demografiche intra-classe sulle quali adattare gli esercizi va fatta prima. Poi si sarebbe ‘vestito’ lo stesso problema in tinte Slash, Ferrari, motorino elaborato, Brad Pitt, Miles Davis, Gigi D’agostino, horror movies, ecc…
    E tutti si sceglievano il loro, felici e contenti.

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