Animali nell’epoca della loro riproducibilità tecnica.

Il mio amore incondizionato per tutti gli animali è provato da almeno tre elementi inconfutabili: le vecchie tessere del WWF (mio padre ci, a me e a lui, regalava l’iscrizione annuale quand’ero bambina), la collezione di adesivi ambientalisti/animalisti anni ’80 e il cartellino di riconoscimento del club esclusivo Salviamo la Natura da me fondato nel 1989. E’ vero che sono prove datate ma l’imprinting ricevuto nei primi anni di vita, si sa, è piuttosto duraturo per non dire indelebile, salvo accanimento. Ad oggi quello che è cambiato è l’impegno militante: ho chiuso con i club esclusivi, i tesseramenti e gli adesivi ma continuo a sostenere un quotidiano rispetto per ogni genere di animale. Ecco perchè malsopporto gli stati di cattvità e le proiezioni delle umane frustrazioni sulle bestie. C’è però una cosa che va oltre il rapporto uomo/animale e che davvero non riesco a sopportare ed è questa: la presenza di animali nelle raffigurazioni in genere. Più che presenza è meglio dire prtagonismo degli animali in dipinti, fotografie, film ecc. non documentaristici. Sto parlando di cani che pensano, mailini che parlano, pecore in gregge, gatti alla finestra al tramonto, topolini geniali, mucche rivoluzionarie, mucche ruminanti che fissano qualcosa o qualcuno, scimmie irriverenti, panda che pregano, tigri che saltano, pappagalli in tecnicolor che cantano, cavalli che amano i bambini, ritratti di bassotti appesi in salotto, tatuaggi di bulldog su bicipiti rigonfi, conigli finti che sembrano veri, rane da giardino ecc. Pensavo che questa maldisposizione d’animo fosse ormai sedimentata nella mia personalità di adulta e che quindi non ci fosse più nulla da fare finchè un paio di incontri non hanno incrinato questa certezza aprendo un varco verso la remota possibilità di appendere il ritratto di una pecora in cucina. Il primo incontro è avvenuto nella galleria Da cosa nasce cosa 2  di Piacenza dove abbiamo visto la  mostra The Farm Family del fotografo canadese Rob MacInnis. Un vero spasso. Il secondo incontro invece è avvenuto ieri mattina mentre bevevamo un caffè bollente guardando Lens, magazine di reportage fotografici del New  York Times. Tra le magnifiche fotografie abbiamo scovato quelle di Robin Schwartz e del suo progetto Amelia and the animals. Mi ha davvero colpita il modo coinvolgente e per nulla scontato in cui l’artista ha inserito gli animali nelle immagini e li ha fatti dialogare con Amelia. Come sempre devo ricordarmi che ciò che fa la differenza è l’occhio del fotografo, nient’altro.

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1 Commento

Archiviato in *Claudia, Arte o fotografia

Una risposta a “Animali nell’epoca della loro riproducibilità tecnica.

  1. viapozzo6

    Un’altra foto da “Lens”

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