Bartleby, lo scrivano, e altre considerazioni sull’America

Un raconto di quaranta pagine, Bartleby, lo scrivano, che pare essere il primo soggetto “kafkiano” (ante litteram, quindi) della storia della letteratura.

Già molto americano, nonostante sia di metà Ottocento, in quanto storia di Wall Street. E tutta la narrativa americana del Novecento poi ha seguito quella scia, fino ai telefilm di oggi, dei quali Bartleby sembra un copione. E tutto l’Occidente poi ha seguito la scia dell’America e per questo una storia così ci suona tanto familiare.

“Vive di focaccine, allora”, pensai. “Non fa mai un vero e proprio pranzo; sarà vegetariano. Macché, non mangia mai verdure, mangia soltanto focaccine allo zenzero”. Cominciai allora a rincorrere con il pensiero fantasie sui presumibili effetti che avrebbe potuto produrre sull’organismo umano un nutrimento esclusivamente a base di focaccine allo zenzero. Si chiamano così perché uno dei principali ingredienti, e quello che dà il sapore, è lo zenzero. Ora, che cos’è lo zenzero? Una cosa piccante, speziata. Bartleby era piccante, speziato? Nient’affatto. Lo zenzero quindi non aveva alcun effetto su Bartleby.

Link: Piero Dorfles parla di Bartleby, lo scrivano.

Dall’introduzione di un certo professor Nemi D’Agostino, un’amara verità sugli Stati Uniti, l’America che rovinò Melville come tanti altri, l’America che contagia l’Occidente da generazioni con i suoi ideali:

Durante la prima metà dell’Ottocento gli Stati Uniti si trasformano da una piccola federazione di ex-colonie agricole e mercantili in un’immensa unione continentale, che è anche una delle più ricche e aggressive potenze industriali. A metà secolo l’età della Frontiera sta per finire, ma la nuova stirpe è spinta verso nuove frontiere da un impeto tremendo di energia e sicurezza. Essa si considera l’unica vera nazione cristiana, il popolo eletto il cui “destino evidente” è portare l’arca della libertà nel mondo barbaro: l’Europa è la corrotta civiltà alessandrina, la Grecia di questa Roma.

E allora, dico io, l’America è il nostro totem e il nostro tabù.

L’ultimo film che abbiamo visto ha a che fare con le illusioni della società americana è Ho sparato a Andy Warhol (Mary Harron, 1996), un bel film che parla della disperata  Valerie Solanas.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in *Fabrizio, Film o telefilm, Libri o scrittura

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...