Il grande Gatsby (metà)

Leggendo Il grande Gatsby, cercando di capire dove vada a parare. Sono forse io che in questo periodo faccio fatica a capire dove vanno a parare gli scrittori americani.

L’ho iniziato senza sapere niente della trama, non so se poi arriverà un colpo di scena o altro. Faticosissima traduzione (Fernanda Pivano, ne avevamo già parlato qui: traduzioni e qui: commenti) e faticosa lettura, nonostante la storia banale.

Esempi di frasi che mi annoto per capire le intenzioni dell’autore, senza riuscirvi.

“E a me piacciono le grandi feste. Sono così intime. Nelle feste piccole, non c’è intimità.”

Non c’è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore.

Era inorridita da West Egg, questo “luogo elegante” senza precedenti che Broadway aveva creato su un villaggio di pescatori di Long Island. Inorridita dall’energia grezza che fermentava sotto gli antichi eufemismi e dalla sorte troppo prepotente che ne incanalava gli abitanti in una scorciatoia dal nulla al nulla. Vedeva qualcosa di terribile nella stessa semplicità che non riusciva a capire.

Edizione reperita in un vecchio armadio di Claudia:

Ma Robert Redford diventerà Leonardo DiCaprio, a breve, credo.

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1 Commento

Archiviato in *Fabrizio, Libri o scrittura

Una risposta a “Il grande Gatsby (metà)

  1. Zap

    Nella versione in lingua originale la lettura scorre che è un piacere
    l’Italiano per tradurre Fitzgerald è cacofonico, leggilo in inglese.

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