Le benevole a 1/4

Ecco qui cos’ho iniziato a leggere da una settimana, un libro di guerra. Parla di un nazista, è tutto ciò che so.

Ce l’avevo probabilmente con la loro terribile mancanza di autoconsapevolezza, con quel modo straordinario di non pensare mai alle cose, a quelle buone come a quelle cattive, di lasciarsi trascinare dalla corrente, di uccidere senza capire perché e senza nemmeno darsene pensiero, di brancicare delle donne perché erano disponibili, di bere senza nemmeno cercare di assolversi dal proprio corpo. Ecco cosa non capivo, io, ma non mi si chiedeva di capire.

– – –

Io sorridevo fra me e me, ma con amarezza: come nel Medioevo, ragionavamo per sillogismi, che si dimostravano a vicenda. E quelle dimostrazioni ci portavano su una strada senza ritorno.

– – –

Era giusto? Finché ne avevamo la forza, e il potere, sì, perché riguardo alla giustizia un’istanza assoluta non c’è, e ogni popolo definisce la propria verità e la propria giustizia. Ma se mai la nostra forza si fosse indebolita, se il nostro potere avesse vacillato, allora avremmo dovuto subire la giustizia degli altri, per quanto tremenda fosse. E anche quello sarebbe stato giusto.

(Jonathan Littell, Le benevole)

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