La vita istruzioni per l’uso

Ecco il libro che sto divorando ora, e alcuni estratti.

Georges Perec La vita istruzioni per l’uso

Cataloghi, collezioni (cap.8):

Lo trovava seduto al tavolo intento a guardare le etichette degli alberghi che Smautf aveva aggiunto a tutte le spedizioni di acquerelli: Hotel Hilo Honolulu, Villa Carmona Granada, Hotel Theba Algesiras, Hotel Peninsula Gibilterra, Hotel Nazareth Galilea, Hotel Cosmo Londra, Transatlantico Ile-de-France, Hotel Régis, Hotel Canada Mexico DF, Hotel Astor New York, Town House Los Angeles, Transatlantico Pennsylvania, Hotel Mirador Acapulco, la Compaña Mexicana de Aviación, eccetera. Aveva voglia, spiegava, di classificare quelle etichette, ma era molto difficile: ovviamente, c’era l’ordine cronologico, ma lo trovava misero, ancora più misero dell’ordine alfabetico. Aveva tentato per continenti, poi per nazioni, ma la cosa non lo soddisfaceva. Quello che avrebbe voluto era che ogni etichetta fosse collegata alla successiva, ma ogni volta per un motivo diverso; per esempio, avrebbero potuto avere un particolare comune, una montagna o un vulcano, una baia illuminata, un certo fiore particolare, una stessa orlatura rossa e oro, la faccia sorridente di un groom, oppure avere lo stesso formato, la stessa grafia, due slogan simili (“La perla dell’Oceano”, “Il diamante della Costa”), oppure una relazione basata non su una somiglianza ma su un contrasto, o su un’associazione fragile, quasi arbitraria: un paesino sulle sponde di un lago italiano seguito dai grattacieli di Manhattan, degli sciatori che precedono dei nuotatori, fuochi artificiali e un pranzo a lume di candela, ferrovia e aereo, tavolo di baccarà e chemin de fer, eccetera. Non solo è difficile, aggiungeva Winckler, ma soprattutto inutile: se lasci le etichette alla rinfusa e ne scegli due a casaccio, puoi essere sicuro che avranno sempre almeno tre punti in comune.

L’edilizia senza scrupoli dei nostri tempi (cap.28):

Un giorno soprattutto, sarà la casa intera a scomparire, saranno la via e il quartiere che moriranno. Certo ci vorrà del tempo. All’inizio sembrerà una leggenda, una voce appena plausibile; la gente sentirà parlare di un’eventuale estensione del parc Monceau, o del progetto di un grande albergo, o di un collegamento diretto fra l’Elysée e Roissy che sfrutti per arrivare alla circonvallazione il percorso dell’avenue de Courcelles. Poi le chiacchiere si faranno certezza; si verranno a sapere i nomi dei promotori e la natura esatta delle loro ambizioni lussuosamente illustrate da opuscoli in quadricromia […]

Ma prima che spuntino dalla terra quei cubi di vetro, d’acciaio e cemento, ci saranno i lunghi parlamentari delle vendite e delle rivendicazioni, degli indennizzi, degli scambi, dei rialloggi, degli sfratti. I negozi chiuderanno a uno a uno e non verranno sostituiti, a una a una le finestre degli appartamenti ormai vacanti saranno murate e i pavimenti sfondati per scoraggiare abusivi e barboni. La via si ridurrà a una fila di facciate cieche – finestre come occhi senza pensiero – alternate con alti steccati chiazzati di manifesti a brandelli e graffiti di nostalgia. 

Chi, di fronte a uno stabile parigino, ha mai pensato che non fosse indistruttibile? Una bomba, un incendio, un terremoto possono abbatterlo certo, ma che altro? Agli occhi di un individuo, di una famiglia, di una dinastia perfino, una città, una via, una casa, sembrano inalterabili, inaccessibili al tempo, agli accidenti della vita umana, tanto da farci credere di poter confrontare e opporre la fragilità della nostra condizione all’invulnerabilità della pietra. Ma la stessa febbre che, verso il milleottocentocinquanta, alle Batignolles come a Clichy, a Ménilmontant come alla Butte-aux-Cailles, a Balard come a Pré-Saint-Gervais, ha cavato su dalla terra tutti quei casamenti, si accanirà adesso a distruggerli.
Verranno i demolitori e con le loro mazze schianteranno intonaci e ammattonati, sfonderanno pareti, torceranno serramenti, sfasceranno travi e capriate, strapperanno via pietre e lastroni: immagini grottesche di una casa crollata, ricondotta alle materie prime di cui i ferraioli dai grossi guanti verranno a disputarsi il mucchio: piombo di tubature, marmo di caminetti, legno di armature e parquet, di porte e plinti, rame e ottone di maniglie e rubinetti, specchiere e dorature delle loro cornici, lavandini, vasche, il ferro battuto delle tante ringhiere…
I bulldozer instancabili si porteranno via il resto: tonnellate e tonnellate di calcinacci e briciole.

Comunque tutto il libro è un turbinio meraviglioso di racconti e comprende una mappa e un indice dei nomi in fondo, qualcosa che ogni romanzo postmoderno dovrebbe avere, così se ti dimentichi un personaggio non devi ricominciare tutto da capo.

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