Le elezioni si svolsero senza incidenti…

Giuro che è una coincidenza, lo stavamo leggendo oggi.

Le elezioni si svolsero senza incidenti. A partire dalle otto della mattina della domenica si collocò nella piazza l’urna di legno sorvegliata dai sei soldati. Si votò con la massima libertà, come poté controllare lo stesso Aureliano, che restò per quasi tutto il giorno a badare che nessuno votasse più di una volta. Alle quattro del pomeriggio una stamburata nella piazza annunciò la fine della giornata, e don Apolinar Moscote sigillò l’urna con una etichetta attraversata dalla sua firma. Quella sera, mentre giocava a domino con Aureliano, ordinò al sergente di rompere l’etichetta per contare i voti. C’erano quasi tante schede rosse quante azzurre, ma il sergente ne lasciò soltanto dieci rosse e completò la differenza con le azzurre. Poi tornarono a sigillare l’urna con una nuova etichetta e il giorno dopo nelle prime ore se la portarono nel capoluogo di provincia. “I liberali faranno guerra,” disse Aureliano. Don Apolinar Moscote non si distrasse dalle sue tessere del domino. “Se lo dici per la sostituzione delle schede, non la faranno,” disse. “Ne lasciamo qualcuna rossa perché non ci siano reclami.” Aureliano comprese gli svantaggi dell’opposizione. “Se io fossi liberale,” disse, “per questa faccenda delle schede, la guerra la farei.” Suo suocero lo guardò al di sopra della montatura degli occhiali.
“Ah, Aurelito,” disse, “se tu fossi liberale, neanche essendo mio genero avresti visto la sostituzione delle schede.”

(Gabriel Garcìa Màrquez, Cent’anni di solitudine)

 

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