Similitudini

Che poi probabilmente i Rage Against the Machine pensavano davvero di averlo inventato loro quel “riff”, ed è una cosa normale. Mi immagino che l’avessero metabolizzato anni prima, e poi gli è saltato fuori così, convinti di averlo prodotto sul momento. Lo spiega bene Oliver Sacks in un articolo per la New York Review of Books, tradotto in questi giorni su Internazionale:

http://www.nybooks.com/articles/archives/2013/feb/21/speak-memory/?pagination=false

Forse la parola plagio dovrebbe essere riconsiderata: anche se si parla di “plagio inconscio”, il termine “plagio” ha una connotazione morale così forte, legata all’idea dell’inganno e del reato, che le rimane comunque attaccata anche quando è “inconscio”.

Nel 1970 George Harrison compose una canzone di grande successo intitolata My sweet lord, che era molto simile a un brano di Ronald Mack (He’s so fine) registrato otto anni prima. Quando la faccenda inì in tribunale, il magistrato giudicò Harrison colpevole di plagio, ma nella sua sentenza dimostrò un grande intuito psicologico. Ecco la sua conclusione: Harrison ha usato deliberatamente la musica di He’s so fine? Non credo. Ma anche se lo ha fatto inconsciamente, per la legge ha infranto il diritto d’autore.

[…]

Nel 1996 lessi la recensione di una nuova opera teatrale di Brian Friel, Molly Sweeney. È la storia di una massaggiatrice nata cieca che, da adulta, recupera la vista grazie a un’operazione ma trova la nuova capacità di vedere profondamente disorientante. Non riesce a riconoscere niente e nessuno, non capisce quello che vede e alla fine è felice di tornare alla sua originaria condizione di cecità. Rimasi molto colpito dalla trama, perché tre anni prima avevo descritto e pubblicato sul New Yorker il caso di una mia paziente con una storia molto simile.
Quando mi procurai una copia dell’opera di Friel, la trovai brillante e originale nell’impianto e nello stile, ma fui sorpreso di notare che, oltre alla somiglianza del tema, intere frasi erano state prese dalla descrizione del mio caso.
Scrissi a Friel e lui rispose che aveva letto il mio articolo e ne era rimasto colpito (anche perché temeva di essere sul punto di perdere la vista). Aveva letto anche altre storie di casi di vista riacquistata. Friel arrivò alla conclusione di aver usato senza accorgersene e in modo inconscio alcune frasi del mio testo e decise di aggiungere a Molly Sweeney i ringraziamenti alle sue fonti d’ispirazione.

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