Album alternativi

Ho ascoltato i tre dischi solisti di Tim Kinsella. I primi due sono di grande ispirazione per me, Crucifix/SwastikaHe Sang His Didn’t He Danced His Did.

Crucifix/Swastika

Crucifix/Swastika

He Sang His Didn't He Danced His Did

He Sang His Didn’t He Danced His Did

He Sang His Didn’t He Danced His Did è una frase tratta da una poesia di E. E. Cummings:

anyone lived in a pretty how town
(with up so floating many bells down)
spring summer autumn winter
he sang his didn’t he danced his did.

Poi un terzo album che si può scaricare gratuitamente, ma è meno interessante, tutto strumentale:

Download: link

Un altro album molto alternativo che ho appena scoperto è questo di Marnie Stern:

Come si può notare ho anche scoperto come inserire la musica direttamente nei miei articoli.

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4 commenti

Archiviato in *Fabrizio, Musica o radio

4 risposte a “Album alternativi

  1. Zap

    si dovrebbe trovare un termine alternativo ad “alternativo”

    ormai è più usato di “hit parade”, “pop” e “mainstream”

    (e vi prego non andiamo su “indie” se no mi serve un anti-emetico)

    ma un termine che identifichi un genere in quanto tale, invece che definirlo come moto-a-luogo, non c’è? il grunge era alternativo prima di diventare mainstream, il nu-metal era alternativo prima di diventare mainstream, i riffoni scordati e dispari alla meshuggah erano alternativi prima di essere incorporati in ogni dove, l’hipster folk/rock di feist e arcade fire era alternativo prima dei dischi di platino… ecc ecc ecc

    è la natura delle cose

    se mi cambio il maglione e mi metto una camicia, dirò che indosso una camicia. non dirò che indosso l’alternativa al mio maglione di prima. perchè tanto poi prima o poi il maglione me lo rimetto, e la mia definizione di alternatività va a farsi benedire

    ho ascoltato un paio di tracce da He Sang…
    non lo capisco per nulla. a livello di arpeggi chitarristici e atmosfere, niente di nuovo rispetto a Nick Drake, e anche rispetto a qualsiasi lavoro pubblicato dalla Candyrat Records (ma tutto eseguito molto peggio). sulla voce deliberatamente stonata, no comment (lascia il tepo che trova, sia a livello di fruizione dell’ascoltatore, sia a livello di “novità”)

    a meno che i suoi album non siano una provocazione musicale stile l’urinoir di Duchamp, nel qual caso ok lo posso apprezzare razionalmente me non lo ascolto comunque, e anche in quel caso non sarebbe affatto alternativo perchè Duchamp la sua provocazione la fece nel 1917

  2. viapozzo6

    Wow: mi hai completamente demolito.

    Per la prima questione, non mi ponevo il problema di trovare il nome al genere musicale di Tim Kinsella, potrebbe essere folk perché suona acustico, boh? io un po’ all’antica ho detto alternativo, perché è una musica che non ascolterebbe quasi nessuno (non è ancora arrivato ai dischi di platino, se mai ci arriverà dirò che è mainstream). Non intendevo nemmeno dire che si sia inventato qualcosa di nuovo, perché non è vero. Ma il punto del mio articolo non era tanto il genere, dovevo solo mettere un titolo… chiedo venia.

    Per la seconda questione, cioè che il disco ti ha fatto schifo, me lo aspettavo perché avevi già criticato la voce dei Joan of Arc tempo fa (è sempre lui). Io non so cosa ci trovo di così incredibilmente ispirato, e non ci ragiono mai troppo, per non farmi scappare la poesia. Un fatto positivo è che “he sang his didn’t he danced his did” mi abbia rinviato casualmente e inaspettatamente su E.E.Cummings, che in questi giorni con la sua poesia mi sta frullando il cervello. (L’hai letta tutta?? è incredibile)
    http://www.poetryfoundation.org/poetrymagazine/poem/11856
    E anche Cummings mi piace non perché scrive in modo strano (senza punteggiatura ecc.: nel 1940 era già cosa vecchia) ma bensì per il contenuto.

    Ciao

    Potevo intitolarlo “Album che non ascolterebbe quasi nessuno”

  3. Zap

    ma era una demolizione amichevole, s’intende (putacaso ho recentemente scoperto un bel disco di Ryan Adams chiamato Demolition).

    e non era rivolta alla tua scelta del titolo, che ci sta anche in questo caso. la mia allergia ai termini “alternative” e “indie” è data dal non-senso intrinseco delle definizioni, dalla pochezza che i media ormai mostrano nell’utilizzarli. prendendo ad esempio, per par condicio, una band che adoro (i Foo Fighters), ed una che detesto (i Black Keys), entrambe ormai di fatto nel gotha del rock da stadio, e con prezzi del biglietto che oscillano tranquillamente tra i 50 e i 100 euro (come i Metallica, per dire),… ecco, sono tutte e due nella lista di Wikipedia intitolata “List of Alternative Rock Artists”

    http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_alternative_rock_artists

    e dai, fa molto ridere sta cosa. ma molto molto.

    sì, la poesia

  4. Zap

    la poesia è spettacolare

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