Albero genealogico Buendìa

L’albero genealogico della famiglia Buendìa di Cent’anni di solitudine, fatto da me:

albero genealogico buendìa

L’unico modo per eliminare gli scarafaggi:

trovò quattro ragazzi ciarlieri, infervorati in una discussione sui metodi per uccidere gli scarafaggi nel Medio Evo. Il vecchio libraio, conoscendo la passione di Aureliano per libri che aveva letto solo Beda il Venerabile, lo sollecitò con una certa malignità paterna a far da arbitro nella controversia, e lui, senza neppur prender fiato, spiegò che lo scarafaggio, l’insetto alato più antico sulla terra, era già la vittima favorita delle pantofolate nell’Antico Testamento, ma che in quanto a specie era definitivamente refrattaria a qualsiasi metodo di sterminio, dalle fette di pomodoro con borace fino alla farina con lo zucchero, perché le sue milleseicentotrè varietà avevano resistito alla più remota, spietata e tenace persecuzione che l’uomo aveva scatenato fin dalle sue origini contro essere vivente alcuno, incluso lo stesso uomo, fino all’estremo che così come si attribuiva al genere umano un istinto di riproduzione, gliene si doveva attribuire un altro più definito e incalzante, che era l’istinto di uccidere scarafaggi, e che se questi erano riusciti a sfuggire alla ferocia umana, era perché si erano rifugiati nelle tenebre, dove si erano resi invulnerabili grazie al timore congenito dell’uomo per il buio, ma in cambio si erano fatti suscettibili allo splendore del mezzogiorno, di modo che già nel Medio Evo, nel presente e per i secoli dei secoli, l’unico modo efficace per uccidere scarafaggi era l’abbagliamento solare.

Disillusione:

Stordito da due nostalgie opposte come due specchi, perse il suo meraviglioso senso della irrealtà, e alla fine raccomandò a tutti che se ne andassero da Macondo, che dimenticassero tutto quello che lui gli aveva insegnato del mondo e del cuore umano, che se ne fottessero di Orazio, e che in qualsiasi luogo si fossero trovati si ricordassero sempre che il passato era menzogna, che la memoria non aveva vie ritorno, che qualsiasi primavera antica è irrecuperabile, e che l’amore più sfrenato e tenace era in ogni modo una verità effimera.

(G. Garcìa Màrquez, Cent’anni di solitudine)

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