L’incendiaria e altro

L’incendiaria (Firestarter), libro di Stephen King di cui ho riletto le prime cento pagine, e relativo film del 1984 dal titolo modificato in Fenomeni paranormali incontrollabili (di Mark L. Lester).

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Sempre per il nostro revival-Stephen-King, ecco qualche estratto dall’auto-introduzione ai suoi racconti (una bella introduzione sulla paura e sulla letteratura, in cui sembra sincero e diretto):

Poiché hobby è una paroletta banale, priva di sussiego, per un tacito accordo chiamiamo i nostri hobby “le arti”.

[I racconti] non li avevo scritti per denaro; li avevo scritti perché mi era venuto in mente di scriverli. Ho un’ossessione smerciabile.

Le arti sono ossessive e l’ossessione è pericolosa. E’ come un coltello nella mente.

La grande letteratura del soprannaturale contiene spesso la stessa sindrome del “rallentiamo e guardiamo l’incidente”.

Via via che diveniamo consapevoli della nostra inevitabile scomparsa, diveniamo consapevoli della paura. E penso che, come l’accoppiamento tende all’autoconservazione, così la paura tende alla comprensione della scomparsa finale.

[La paura,] quell’emozione che ci rende ciechi, che furtivamente manda in rovina i processi mentali.

Il grande significato della narrativa dell’orrore, in tutte le epoche, è che essa serve da prova generale per la nostra morte.

Il racconto dell’orrore vive per sua natura nel punto di congiunzione tra il conscio e il subconscio, il luogo dove immagine e allegoria vengono alla mente nel modo più naturale e con l’effetto più straordinario. [Questo conferma la mia chiave di lettura spiegata in “Christine”]

Per tutta la mia vita di scrittore ho sempre sostenuto che, nella narrativa, la storia domini qualsiasi altro aspetto dell’arte dello scrivere; caratterizzazione, tema, atmosfera, nessuna di queste cose ha importanza se la storia è noiosa. Se invece la storia vi prende, tutto il resto può essere perdonato.

(Stephen King, 1977, dall’introduzione di A volte ritornano)

E un altro più recente:

Le storie valide sono il percussore della fantasia e lo scopo della fantasia, secondo me, è offrirci consolazione e riparo da situazioni e momenti della vita che altrimenti sarebbero insopportabili.

(Stephen King, 1993, dall’introduzione di Incubi e deliri)

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Archiviato in *Fabrizio, Film o telefilm, Libri o scrittura

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