A volte ritornano

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Esempio di film che “riscrive” bene un libro: A volte ritornano (1991, Tom McLaughlin).
Il racconto di Stephen King da cui è tratto è molto grezzo, sembra quasi una bozza di romanzo ancora da affinare.
Il film è un horror in piena regola, ma contiene dettagli apprezzabili che vado ora ad elencare:

– La moglie è al corrente della tragedia d’infanzia del protagonista (è più plausibile rispetto al racconto).

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– L’auto fantasma è palesemente immaginaria fin dal primo incidente omicidio. Ciò implica che agli occhi di tutti il protagonista è sospetto (“come mai sa tutto degli omicidi?”). Questa ambiguità scarseggia nel racconto.

– Abbastanza in fretta trapela questa morale: “la storia si ripete all’infinito… a causa della nostra incapacità di liberarci del passato”.

– Gli antagonisti morirono durante l’omicidio del fratello, non in un successivo incidente stradale di cui il protagonista non era al corrente (da un lato è stata eliminata una forzatura del racconto, dall’altro la storia si è un po’ appiattita). Questo implica anche che gli antagonisti hanno un movente per ritornare e perseguitare il protagonista: è responsabile della loro morte.

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– Ereditarietà dei traumi irrisolti: anche il figlio vede gli aguzzini immaginari del padre (mi sembra che nel racconto il figlio non fosse coinvolto).

– Il rito finale non è satanico e ha un’intenzione un po’ diversa: “cambiare ciò che accadde”, non solo “completare”. Inoltre si svolge dal vero e non con un modellino di treno elettrico come nel racconto (e funziona meglio).

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Archiviato in *Fabrizio, Film o telefilm, Libri o scrittura

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