Salute, malattia e morte

Questi sono alcuni estratti dal capitolo XII della Cronaca di Travnik di Ivo Andrić. Si parla delle idee di un frate-medico bosniaco dei primi anni dell’Ottocento:

Osservando giorno dopo giorno, anno dopo anno, le erbe, i minerali, gli esseri viventi intorno a lui, la loro metamorfosi e la loro evoluzione, fra Luka scopriva in modo sempre più evidente che nel mondo, così come noi lo vediamo, esistono due soli fenomeni: la crescita  e il declino, strettamente e inestricabilmente legati tra loro, dovunque e sempre. Tutti i fenomeni intorno a noi sono solo fasi distinte di questa marea montante e discendente, infinita, complessa ed eterna; sono solo finzioni, momenti passeggeri che noi separiamo in modo arbitrario e ai quali attribuiamo nomi e definizioni, come salute, malattia e morte. In realtà tutto questo non esiste. Esistono soltanto la crescita e il declino, in varie fasi e sotto aspetti diversi. L’abilità del medico sta nello scoprire, catturare e sfruttare le forze che tendono alla crescita “come un marinaio sfrutta i venti”, e nel combattere e allontanare quelle che conducono al declino. Quando l’uomo riesce a catturare queste forze, resiste al male e continua a navigare, quando non ci riesce, affonda e niente può salvarlo: così, nella grande e invisibile contabilità della crescita e del declino, la stessa forza passa da una colonna all’altra.

Il paragrafo sopra riportato mi ricorda Lavoisier (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma).
Il paragrafo che segue mi ricorda i frattali (l’infinitamente grande nell’infinitamente piccolo, e viceversa):

Era questa, a grandi linee, la sua concezione del mondo; nel dettaglio, naturalmente, le cose erano molto più articolate e complesse. Ogni essere vivente, ogni pianta, ogni colore, ogni stagione dell’anno, ogni giorno e ogni minuto avevano per fra Luka la loro crescita e il loro declino. E tutti questi elementi erano intrecciati gli uni agli altri, connessi da oscuri e innumerevoli legami. Tutto era in continuo divenire, si trasformava, vibrava e fluiva, di giorno e di notte, nelle profondità della Terra, ma anche su tutta la sua superficie e in alto nello spazio, fino ai pianeti; sempre secondo l’unica e duplice legge della crescita e del declino, così difficile da comprendere e da seguire.

A quei tempi l’approccio umano della medicina era una risorsa fondamentale, obbligata dalla scarsità di mezzi, mentre oggi, agli estremi opposti, è trascurata.

Quello che segue invece ha a che fare con l’equilibro dell’universo. Secondo me ognuno di noi ha dentro di sé pensieri simili, forse sono innati nell’uomo, io mi ci arrovellavo fin da bambino.

Fra Luka era fermamente convinto che in natura ci fossero tanti elementi curativi quante erano le malattie negli uomini e negli animali e che gli uni corrispondessero esattamente alle altre. Si trattava di calcoli infiniti, che non avevano soluzione né misura, ma per fra Luka non v’era dubbio che i conti tornavano esattamente, senza resti, là in qualche punto invisibile alla fine delle fini. E quegli elementi curativi si trovavano, come gli antichi ci avevano insegnato, “in herbis, in verbis et in lapidibus”.

Nel suo intimo fra Luka credeva coraggiosamente, anche se non lo ammetteva nemmeno a se stesso, che ogni evoluzione maligna del corpo umano potevo, almeno in teoria, essere governata, dato che malattia e rimedio nascevano e si sviluppavano contemporaneamente, anche se lontani, molto lontani l’una dall’altro. Se il medico riusciva a comprenderne il collegamento e a metterli in contatto, la malattia regrediva; se non vi riusciva, la malattia vinceva e distruggeva l’organismo nel quale era apparsa.

travnik

La cronaca di Travnik

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