L’isola del giorno prima

Alcune pagine estratte da L’isola del giorno prima, di U. Eco.

eco isola

La spiegazione del Diluvio (p.244):

Tuttavia, studiando il Diluvio, padre Caspar si era trovato ad affrontare un problema physicus-hydrodynamicus apparentemente insolubile. Dio, lo dice la Bibbia, fa piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti, e le acque si alzarono sopra la terra sino a coprire persino i monti più alti e anzi si arrestarono a quindici cubiti sopra gli altissimi tra i monti, e le acque coprirono così la terra per cento e cinquanta giorni. Benissimo.
“Ma hai tu la pioggia provato a raccogliere? Piove tutto un giorno, e tu hai raccolto un piccolo fondo di barile! E se pioverebbe per una settimana, a malapena tu riempi il barile! E immagina pure una ungeheuere pioggia, che proprio non puoi nemmeno resistere sotto a essa, che tutto il cielo si rovescia sopra la tua povera testa, una pioggia peggio che l’uragano che sei naufragato… In quaranta giorni ist das unmoglich, non possibile che tu riempie tutta la terra sino ai monti più alti!”
“Volete dire che la Bibbia ha mentito?”
“Nein! Certo che no! Ma io devo dimostrare dove Dio tutta quell’aqua ha preso, che non è possibile che l’ha fatta cadere dal cielo! Questo non basta!”
“E allora?”
“Et allora dumm bin ich nicht, stupido son io no! Padre Caspar ha una cosa pensato che da nessun essere humano prima di oggi mai pensata era. In primis, ha letto bene la Bibbia, che dice che Dio ha, sì, aperto tutte le cataratte del cielo ma ha anche fatto erompere tutte le Quellen, le Fontes Abyssy Magnae, tutte le fontane del grosso abysso, Genesis uno sette undici. Dopo che il Diluvio finito era ha le fontane dell’abysso chiuse, Genesis uno otto due! Quale cosa sono queste fontane dell’abysso?”
“Quale cosa sono?”
“Sono le aque che nel più profondo del mare si trovano! Dio non ha solo la pioggia preso ma anche le aque del più profondo del mare e le ha rovesciate sulla terra! E le ha qui prese perché, se i monti più alti della terra sono intorno al primo meridiano, tra Jerusalem e l’Isola del Ferro, certamente debbono gli abyssi marini più profondi essere qui, sull’antimeridiano, per ragioni di symmetria.”

Francis Danby - diluvio universale.jpg

Francis Danby – Diluvio Universale – 1840

“Sì, ma le acque di tutti i mari del globo non bastano a ricoprire i monti, altrimenti lo farebbero sempre. E se Dio rovesciava le acque del mare sulla terra, copriva la terra ma svuotava il mare, e il mare diventava un grande buco vuoto, e Noè vi cadeva dentro con tutta l’Arca…”
“Tu dici una giustissima cosa. Non solo: se Dio prendeva tutta l’aqua della Terra Incognita e quella rovesciava sulla terra Cognita, senza quest’aqua in questo emisferio, cambiava la terra tutto il suo Zentrum Cravitatis e si rovesciava tutta, e forse saltava nel cielo come una palla al quale tu dai un calcio.
“E allora?”
“E allora prova tu a pensare cosa tu farebbe se tu eri Dio.”
Roberto era preso dal gioco: “Se io ero Dio,” disse, dato che ritengo non riuscisse più a coniugare i verbi come il Dio degli italiani comanda, “io creavo nuova acqua.”
“Tu, ma Dio no. Dio può aqua ex nichilo creare, ma dove mette essa dopo il Diluvio?”
“Allora Dio aveva messo sin dall’inizio dei tempi una grande riserva d’acqua sotto l’abisso, nascosta nel centro della terra, e l’ha fatta uscire in quell’occasione, solo per quaranta giorni, come se zampillasse dai vulcani. Certamente la Bibbia vuol dir questo quando leggiamo che Egli ha fatto erompere le sorgenti dell’abisso.”
“Tu credi? Ma dai vulcani esce il fuoco. Tutto il zentrum della terra, il cuore del Mundus Subterraneus, è una grossa massa di fuoco! Se nel zentrum il fuoco sta, non può l’aqua in esso stare! Se l’aqua ci starebbe, fossero i vulcani fontane,” concludeva.
Roberto non demordeva: “Allora, se ero Dio, io prendevo l’acqua da un altro mondo, visto che sono infiniti, e la rovesciavo sulla terra.”
“Tu hai a Parigi sentito quei atei che dei mondi infiniti parlano. Ma Dio ha uno solo di mondo fatto, e esso basta a sua gloria. No, tu pensa meglio, se tu non infiniti mondi hai, e non hai tempo a farli proprio per il Diluvio e poi li butti di nuovo nel Nulla, cosa fai tu?”
“Allora proprio non so.”
“Perché tu un piccolo pensiero hai.”
“Avrò un piccolo pensiero.”
“Sì, molto piccolo. Ora tu pensa. Se Dio l’aqua prendere potrebbe che fu ieri su tutta la terra e metterla oggi, e domani tutta l’aqua prendere che fu oggi, et è già il doppio, e metterla dopodomani, e così ad infinitum, forse viene il giorno che Lui tutta questa nostra sfera a riempire riesce, sino a coprire tutte le montagne?”
“Non sono bravo a calcolare, ma direi che a un certo punto sì.”
“Ja! In quaranta giorni riempie Lui la terra con quaranta volte l’aqua che si trova nei mari, e se tu fai quaranta volte la profondità dei mari, tu copri certamente le montagne: gli abissi sono molto più profondi o tanto profondi che le montagne alte sono.”
“Ma dove prendeva Dio l’acqua di ieri, se ieri era già passato?”
“Ma qui! Ora ascolti. Pensa che tu saresti sul Primo Meridiano. Puoi?”
“Io sì ”
“Ora pensi che là mezzodì è, e diciamo mezzodì del giovedì santo. Che ora è a Jerusalem?”
“Dopo tutto quello che ho imparato sul corso del sole e sui meridiani, a Gerusalemme il sole sarà già passato da tempo sul meridiano, e sarà pomeriggio avanzato. Capisco dove volete condurmi. Va bene: sul Primo Meridiano è mezzogiorno e sul Meridiano Cento e Ottanta è la mezzanotte, poiché il sole è già passato da dodici ore.”
“Gut. Quindi qui è la mezzanotte, quindi la fine del giovedì santo. Cosa accade qui subito dopo?”
“Che inizieranno le prime ore del venerdì santo.”
“E non sul Primo Meridiano?”
“No, laggiù sarà ancor il pomeriggio di quel giovedì.”
“Wunderbar. Quindi qui è già venerdì et là è ancora giovedì, no? Ma quando su quel Primo Meridiano venerdì diventa, qui è già sabato et il Signore è risorto, no?”
“Sì, va bene, ma non capisco…”
“Adesso tu capisci. Quando qui è la mezzanotte et un minuto, una minuscularia parte di minuto, tu dici che qui è già venerdì?”
“Certo che si.”
“Ma pensa che nello stesso momento tu non saresti qui sulla nave ma su quell’isola che vedi, a oriente della linea del meridiano. Forse dici tu che li già venerdì è?”
“No, li è ancora giovedì. È la mezzanotte meno un minuto, meno un attimo, ma di giovedì.”
“Gut! Nello stesso momento qui è venerdì et là giovedì!”
“Certo, e…,” Roberto si era arrestato colpito da un pensiero. “E non solo! Voi mi fate comprendere che se in quello stesso istante io fossi sulla linea del meridiano sarebbe la mezzanotte in punto, ma se guardassi a occidente vedrei la mezzanotte di venerdì e se guardassi a oriente vedrei la mezzanotte di giovedì. Per Dio!”
“Tu non dici Perdio, bitte.”
“Mi scusi, padre, ma è una cosa miracolosa!”

Frequentazioni parigine (p.252):

Le frequentazioni che Roberto aveva avuto in Provenza e a Parigi erano tali da renderlo esitante di fronte alle affermazioni di fisica e filosofia naturale che udiva far dal vecchio. Ma lo abbiamo visto, Roberto aveva assorbito il sapere a cui era esposto come fosse una spugna, senza curarsi troppo di non credere a verità contraddittorie. Forse non era che gli mancasse il gusto del sistema, era scelta.
A Parigi il mondo gli era apparso come una scena in cui si rappresentavano ingannevoli parvenze, dove ciascuno spettatore voleva ogni sera seguire e ammirare una vicenda diversa, come se le cose solite, anche se miracolose, non illuminassero più nessuno, e solo le insolitamente incerte o incertamente insolite fossero capaci di eccitarli ancora. Gli antichi pretendevano che per una domanda esistesse una sola risposta, mentre il gran teatro parigino gli aveva offerto lo spettacolo di una domanda a cui si rispondeva nei modi più vari. Roberto aveva deciso di concedere solo la metà del proprio spirito alle cose in cui credeva (o credeva di credere), per tener l’altra disponibile nel caso che fosse vero il contrario.

Il lungo capitolo della colomba (p.317, qui solo un paragrafo):

Gli Assiri rappresentavano Semiramide sotto forma di colomba, e Semiramide fu allevata dalle colombe, e poi convertita in colomba. Sappiamo tutti che era donna di costumi non irreprensibili, ma così bella che Scaurobate re degli Indiani si era preso d’amore disperato per lei, che era concubina del re d’Assiria, e che non passava un sol giorno senza commettere adulterio, e lo storico Iuba disse che si era persino innamorata di un cavallo.

Semiramide con il cavallo

Semiramide con il cavallo

 

Il romanzo storico:

Ma c’è qualcosa di più incerto delle Historie che noi leggiamo, dove se due autori ci raccontano della stessa battaglia, tali sono le incongruità che se ne rilevano, che quasi pensiamo si tratti di due battaglie diverse? E c’è invece qualcosa di più certo del Romanzo, dove alla fine ogni Enigma trova la sua spiegazione secondo le leggi del Verisimile? Il Romanzo racconta cose che forse non sono veramente accadute, ma che avrebbero potuto benissimo accadere. Spiegare le mie sventure in forma di Romanzo, significa assicurarmi che di quel guazzabuglio esiste almeno un modo di dipanare l’intrigo, e quindi non sono vittima di un incubo. Idea, questa, insidiosamente antitetica alla prima, poiché in tal modo quella storia romanzesca avrebbe dovuto sovrapporsi alla sua storia vera.
E infine, argomentava sempre Roberto, la mia è la vicenda di un amore per una donna: ora, solo il Romanzo, non certo l’Historia, si occupa di questioni d’Amore, e solo il Romanzo (mai la Historia) si preoccupa di spiegare che cosa pensino e provino quelle figlie di Eva che pure, dai giorni del Paradiso Terrestre all’Inferno delle Corti dei tempi nostri, hanno tanto influito sugli eventi della nostra specie.

Umberto Eco – L’isola del giorno prima

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