W.B. Yeats, Bisanzio e altre

Alcune mie traduzioni amatoriali di Yeats. Le due famose dedicate a Bisanzio, altre famose per aver ispirato cantautori italiani, altre prese a caso.
Ove disponibili, a seguire, le traduzioni di Montale dal suo Quaderno di traduzioni.
Qui un saggio in cui viene spiegata la questione degli uccellini d’oro dell’imperatore: S. Ronchey, On a Golden Bough
Le immagini medievali sono tutte dell’archivio di cataloghi del MET.

SAILING TO BYZANTIUM

I
THAT is no country for old men. The young
In one another’s arms, birds in the trees
— Those dying generations—at their song,
The salmon-falls, the mackerel-crowded seas,
Fish, flesh, or fowl, commend all summer long
Whatever is begotten, born, and dies.
Caught in that sensual music all neglect
Monuments of unageing intellect.

II
An aged man is but a paltry thing,
A tattered coat upon a stick, unless
Soul clap its hands and sing, and louder sing
For every tatter in its mortal dress,
Nor is there singing school but studying
Monuments of its own magnificence;
And therefore I have sailed the seas and come
To the holy city of Byzantium.

III
O sages standing in God’s holy fire
As in the gold mosaic of a wall,
Come from the holy fire, perne in a gyre,
And be the singing-masters of my soul.
Consume my heart away; sick with desire
And fastened to a dying animal
It knows not what it is; and gather me
Into the artifice of eternity.

IV
Once out Of nature I shall never take
My bodily form from any natural thing,
But such a form as Grecian goldsmiths make
Of hammered gold and gold enamelling
To keep a drowsy Emperor awake;
Or set upon a golden bough to sing
To lords and ladies of Byzantium
Of what is past, or passing, or to come.

SALPANDO VERSO BISANZIO

I
NON è un paese per vecchi. I giovani
Abbracciati fra loro, uccelli fra gli alberi
— Quelle generazioni morenti—intenti a cantare,
Le cascate dei salmoni, i mari affollati di sgombri,
Pesce, carne, o pollame, commendano per tutta l’estate
Ogni cosa concepita, nata, e morta.
Rapiti da quella musica sensuale tutti trascurano
I monumenti dall’intelletto sempreverde.

II
Un anziano non è che cosa insignificante,
Un cappotto logoro sulla gruccia, non fosse che
L’anima canta e applaude, canta ancor più forte
Per ogni brandello della sua veste mortale,
Non v’è scuola di canto se non lo studio
Di monumenti della sua propria magnificenza;
E per questo ho salpato e raggiunto
La città santa di Bisanzio.

III
O saggi immobili nel sacro fuoco di Dio
Come nel mosaico dorato di un muro,
Scendete dal fuoco sacro, volgete a spirale,
E siate i maestri di canto dell’anima mia.
Consumatemi il cuore; malato di desiderio
E vincolato a un animale morente
Ignora ciò che è; ed iniziatemi
All’artificio dell’eternità.

IV
Una volta snaturato non dovrà prendere
Il mio corpo una forma naturale,
Bensì una forma forgiata dagli orafi Greci
D’oro battuto e di foglia d’oro
Per intrattenere un Imperatore assonnato;
O fissata ad un ramo dorato per cantare
A signori e donzelle di Bisanzio
Di ciò che è stato, o ciò che avviene, o che verrà.

fragment of a hanging with bird and basket

“Or set upon a golden bough to sing”.
Fragment of a hanging with bird and basket: MET publications, “Textiles of late antiquity”

VERSO BISANZIO [E. Montale]

I
Qui non c’è posto per i vecchi. Giovinetti e fanciulle
Nei loro abbracci, uccelli ai loro canti,
Generazioni in extremis, tonfi
Di salmoni ed il fiotto degli sgombri,
Tutto che vola o che si caccia o pesca
Nell’estate infinita, ciò che fu concepito
O nato o morto dentro la musica dei sensi
Non cura i monumenti dell’eterno intelletto.

II
L’uomo invecchiato non è che uno straccio,
Una logora veste su uno stecco
Se non esulta l’anima e non batte le mani
A ogni sussulto del suo mortale abito.
Non qui scuola di canto ma lo studio
Di monumenti d’alta magnitudine;
Ed è perciò che a vele alzate sono
Giunto alla città di Bisanzio.

III
O voi saggi innalzati nel sacro fuoco
Come su un muro l’oro di un mosaico
Dal perno di un vorticoso fuoco uscite
E siate del mio cuore i maestri di canto.
Consumate il mio cuore stanco dal desiderio
Ma incollato alla bestia che muore
Non sa nulla di sé; e voi raccoglietemi
Nel supremo artifizio dell’eterno.

IV
Quando non sarò più materia di natura
Non prenderò una forma corporale,
A nulla che sia della natura, ma
A quanto hanno saputo fare gli orafi greci
D’oro battuto e smalti per tener desti
Gli sbadigli di qualche imperatore;
E sarà che deposto su un ramo d’oro io canti
Ai signori e alle dame di Bisanzio
Ciò che fu, ciò che è o sta per essere.

corona votiva imperatore bizantino.png

“But such a form as Grecian goldsmiths make / Of hammered gold and gold enamelling”. Corona votiva dell’imperatore Bizantino, Fonte: MET publications, “The treasury of San Marco Venice”

_ _ _

BYZANTIUM

THE unpurged images of day recede;
The Emperor’s drunken soldiery are abed;
Night resonance recedes, night walkers’ song
After great cathedral gong;
A starlit or a moonlit dome disdains
All that man is,
All mere complexities,
The fury and the mire of human veins.

Before me floats an image, man or shade,
Shade more than man, more image than a shade;
For Hades’ bobbin bound in mummy-cloth
May unwind the winding path;
A mouth that has no moisture and no breath
Breathless mouths may summon;
I hail the superhuman;
I call it death-in-life and life-in-death.

Miracle, bird or golden handiwork,
More miracle than bird or handiwork,
Planted on the star-lit golden bough,
Can like the cocks of Hades crow,
Or, by the moon embittered, scorn aloud
In glory of changeless metal
Common bird or petal
And all complexities of mire or blood.

At midnight on the Emperor’s pavement flit
Flames that no faggot feeds, nor steel has lit,
Nor storm disturbs, flames begotten of flame,
Where blood-begotten spirits come
And all complexities of fury leave,
Dying into a dance,
An agony of trance,
An agony of flame that cannot singe a sleeve.

Astraddle on the dolphin’s mire and blood,
Spirit after Spirit! The smithies break the flood.
The golden smithies of the Emperor!
Marbles of the dancing floor
Break bitter furies of complexity,
Those images that yet
Fresh images beget,
That dolphin-torn, that gong-tormented sea.

BISANZIO

SI ritrae l’immagine spuria del giorno;
Le truppe dell’Imperatore a letto ubriache;
Si ritrae l’eco della notte, tema del nottambulo
Dopo un grande scampanio di cattedrale;
Una lucente cupola di stelle o di luna sdegna
Tutto ciò che è l’uomo,
Le sue mere complessità,
La rabbia e il pantano dell’indole umana.

Innanzi a me fluttua una figura, un’ombra o un uomo,
Più ombra che uomo, più figura che ombra;
Poiché Ade avvolto in fasce come una mummia
Può sbrogliare un sentiero intricato;
Una bocca senza saliva né respiro
Richiama bocche simili;
Salute al sovrumano;
Lo chiamo morte-in.vita e vita-in-morte.

Miracolo, uccello o dorato manufatto,
Più miracolo che uccello o manufatto,
Innestato al chiaro di stelle sul ramo dorato,
Può cantare come i galli dell’Ade,
O, amareggiato dalla luna, gridar disprezzo
– In gloria dell’immutabile metallo –
Al comune uccello o petalo
Ed ogni complessità o pantano o sangue.

A mezzanotte sul selciato dell’Imperatore sfavillano fiamme
Non alimentate da fascina, né appiccate da acciarino,
Né disturbate dai venti, fiamme generate da fiamma,
Dove gli spiriti generati dal sangue vengono
E tutte le complessità della rabbia se ne vanno,
Muoiono danzando,
Un’agonia di estasi,
Un’agonia di fiamma che non brucerebbe una manica.

Cavalcare pantano e sangue del delfino,
Spirito dopo Spirito! I maniscalchi fendono l’onda.
L’aurea mascalcia dell’Imperatore!
I marmi della sala da ballo
Fendono la rabbia amara delle complessità,
Quelle immagini che ancora
Partoriscono fresche immagini,
Quel mare tormentato da campane e delfini.

Soldiers.png

Soldiers, Nicolaos Tzafouris. MET publications, “The arts of Byzantium”

_ _ _

WHEN YOU ARE OLD

WHEN you are old and grey and full of sleep,
And nodding by the fire, take down this book,
And slowly read, and dream of the soft look
Your eyes had once, and of their shadows deep;
How many loved your moments of glad grace,
And loved your beauty with love false or true,
But one man loved the pilgrim Soul in you,
And loved the sorrows of your changing face;
And bending down beside the glowing bars,
Murmur, a little sadly, how Love fled
And paced upon the mountains overhead
And hid his face amid a crowd of stars.

QUANDO SARAI VECCHIA

QUANDO sarai vecchia e canuta e sonnolente,
E assopita presso un fuoco, prendi questo libro,
E leggi piano, e sogna la tenerezza che una volta
I tuoi occhi avevano, e l’ombra profonda che hanno;
Tanti amarono i tuoi bagliori di grazia e gioia,
E amarono la tua bellezza con amor sincero o falso,
Ma un sol uomo amò la tua Anima pellegrina,
E amò i dispiaceri del tuo viso mutevole;
Ed avvicinando la graticola incandescente,
Racconta, in un triste sussurro, come l’Amore
Evase e oltrepassò altissime montagne
E nascose il viso fra una moltitudine di stelle.

QUANDO TU SARAI VECCHIA [E. Montale]

Quando tu sarai vecchia, tentennante
tra fuoco e veglia prendi questo libro,
leggilo senza fretta e sogna la dolcezza
dei tuoi occhi d’un tempo e le loro ombre.
Quanti hanno amato la tua dolce grazia
di allora e la bellezza di un vero o falso amore.
Ma uno solo ha amato l’anima tua pellegrina
e la tortura del tuo trascolorante volto.
Cùrvati dunque su questa tua griglia di brace
e di’ a te stessa a bassa voce Amore
ecco come tu fuggi alto sulle montagne
e nascondi il tuo pianto in uno sciame di stelle.

_ _ _

AN IRISH AIRMAN FORESEES HIS DEATH

I KNOW that I shall meet my fate
Somewhere among the clouds above;
Those that I fight I do not hate,
Those that I guard I do not love;
My county is Kiltartan Cross,
My countrymen Kiltartan’s poor,
No likely end could bring them loss
Or leave them happier than before.
Nor law, nor duty bade me fight,
Nor public men, nor cheering crowds,
A lonely impulse of delight
Drove to this tumult in the clouds;
I balanced all, brought all to mind,
The years to come seemed waste of breath,
A waste of breath the years behind
In balance with this life, this death.

UN AVIATORE IRLANDESE PREVEDE LA SUA MORTE

IO SO che incontrerò il fato
Da qualche parte, fra le nubi alte;
Non odio chi combatto,
Non amo chi difendo;
Vengo dal paese di Kiltartan Cross,
Compaesano dei poveri di Kiltartan,
Non c’è fine che possa danneggiarli
O magari accontentarli.
Né legge né dovere mi chiamarono alle armi,
Né l’autorità né il plauso delle folle,
Un’intima tensione allo svago
Mi portò in questo tumulto di nubi;
Valutai tutto, analizzai,
L’avvenire mi parve uno spreco di fiato,
Uno spreco di fiato gli anni del passato
Del valore di questa vita, questa morte.

_ _ _

DEATH

NOR dread nor hope attend
A dying animal;
A man awaits his end
Dreading and hoping all;
Many times he died,
Many times rose again.
A great man in his pride
Confronting murderous men
Casts derision upon
Supersession of breath;
He knows death to the bone—
Man has created death.

MORTE

NE’ speranza né timore ha
Un animale morente;
Un uomo aspetta la fine
Temendo e sperando tutto;
Tante volte morì
Tante volte risorse.
Un uomo di grande orgoglio
Di fronte agli assassini
Suscita scherno perché
Trattiene il fiato;
Conosce la morte fino al midollo—
L’uomo ha creato la morte.

_ _ _

THE WHEEL

THROUGH winter-time we call on spring,
And through the spring on summer call,
And when abounding hedges ring
Declare that winter’s best of all;
And after that there’s nothing good
Because the spring-time has not come—
Nor know that what disturbs our blood
Is but its longing for the tomb.

LA RUOTA

IN inverno vogliamo la primavera,
E in primavera chiediamo l’estate,
E quando frusciano folte le siepi
Diciamo che è meglio l’inverno;
E niente di buono oltre a quello
Perché la primavera non arriva—
Né sappiamo che ci gela il sangue
Il suo desiderio di morire.

_ _ _

THE VALLEY OF THE BLACK PIG

THE dews drop slowly and dreams gather: unknown spears
Suddenly hurtle before my dream-awakened eyes,
And then the clash of fallen horsemen and the cries
Of unknown perishing armies beat about my ears.
We who still labour by the cromlech on the shore,
The grey caim on the hill, when day sinks drowned in dew,
Being weary of the world’s empires, bow down to you.
Master of the still stars and of the flaming door.

LA VALLE DEL PORCO NERO

LA RUGIADA stilla lenta e i sogni convogliano: lance straniere
Scagliate d’improvviso destano i miei occhi sognanti,
E poi lo schianto di cavalieri caduti e le grida disperate
Di eserciti stranieri morenti mi rintronano le orecchie.
Noi ancora impegnati al dolmen sulla spiaggia,
Il grigio cala sulla collina, allo sprofondare del giorno in rugiada,
Stanchi degli imperi mondani, ci inchiniamo innanzi a te.
Maestro delle stelle fisse e del portale di fuoco.

_ _ _

AFTER LONG SILENCE

SPEECH after long silence; it is right,
All other lovers being estranged or dead,
Unfriendly lamplight hid under its shade,
The curtains drawn upon unfriendly night,
That we descant and yet again descant
Upon the supreme theme of Art and Song:
Bodily decrepitude is wisdom; young
We loved each other and were ignorant.

DOPO LUNGO SILENZIO

PAROLE dopo lungo silenzio; giusto,
Essendo gli altri amanti estraniati o morti,
La lampada ostile celata dietro il paralume,
Chiuso il sipario sulla notte ostile,
Sicché noi discantiamo, discantiamo
Sul tema sublime d’Arte e Musica:
Il corpo decrepito è saggezza; da giovani
Ci amavamo nell’ignoranza.

DOPO UN LUNGO SILENZIO [E. Montale]

Parlare dopo un lungo silenzio è cosa giusta.
Perduti o morti gli altri esseri amati,
nascosta nell’abat-jour l’ostile lampada
e calate le tende sulla nemica notte
che si parli così tra noi e noi
su questo tema eccelso, l’Arte e il Canto.
La decrepitudine del corpo è saggia: giovani
ci siamo amati senza saperne nulla.

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