Alcune poesie di A.Huxley

Traduzione amatoriale di alcune poesie tratte da The Defeat of Youth and Other Poems (La disfatta della giovinezza e altre poesie) di Aldous Huxley

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The flowers

Day after day,
At spring’s return,
I watch my flowers, how they burn
Their lives away.

The candle crocus
And daffodil gold
Drink fire of the sunshine—
Quickly cold.

And the proud tulip—
How red he glows!—
Is quenched ere summer
Can kindle the rose.

Purple as the innermost
Core of a sinking flame,
Deep in the leaves the violets smoulder
To the dust whence they came.

Day after day
At spring’s return,
I watch my flowers, how they burn
Their lives away,
Day after day…

I fiori

Giorno dopo giorno,
Allo scoccar di primavera,
Osservo i miei fiori, come si bruciano
In fretta la vita.

Il croco snello
E il narciso d’oro
S’abbeverano di sole—
Subitaneo gelo.

E il tulipano fiero—
Che abbaglio rosso!—
Spento prima che estate
Risvegli la rosa.

Purpuree come l’intimo
Cuore d’una fiamma morente,
Le viole si fan cenere e ritornano
Alla polvere che furono.

Giorno dopo giorno,
Allo scoccar di primavera,
Osservo i miei fiori, come si bruciano
In fretta la vita.
Giorno dopo giorno…

– – –

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Italy

There is a country in my mind,
Lovelier than a poet blind
Could dream of, who had never known
This world of drought and dust and stone
In all its ugliness: a place
Full of an all but human grace;
Whose dells retain the printed form
Of heavenly sleep, and seem yet warm
From some pure body newly risen;
Where matter is no more a prison,
But freedom for the soul to know
Its native beauty. For things glow
There with an inward truth and are
All fire and colour like a star.
And in that land are domes and towers
That hang as light and bright as flowers
Upon the sky, and seem a birth
Rather of air than solid earth.

Sometimes I dream that walking there
In the green shade, all unaware
At a new turn of the golden glade,
I shall see her, and as though afraid
Shall halt a moment and almost fall
For passing faintness, like a man
Who feels the sudden spirit of Pan
Brimming his narrow soul with all
The illimitable world. And she,
Turning her head, will let me see
The first sharp dawn of her surprise
Turning to welcome in her eyes.
And I shall come and take my lover
And looking on her re-discover
All her beauty:—her dark hair
And the little ears beneath it, where
Roses of lucid shadow sleep;
Her brooding mouth, and in the deep
Wells of her eyes reflected stars…
Oh, the imperishable things
That hands and lips as well as words
Shall speak! Oh movement of white wings,
Oh wheeling galaxies of birds…!

Italia

C’è un paese nella mia mente,
Più bello di quanto un poeta cieco
Possa immaginare, lui che mai conobbe
Questo mondo di pietra e aridità e sporcizia
In tutta la sua bruttezza: un posto
Colmo di una grazia sovrumana;
Le cui valli sono rappresentazione
Del riposo paradisiaco, e serbano altresì
Il calore e la purezza d’un corpo ridestato;
Dove materia non più significa prigione,
Ma libertà per l’anima di riscoprirsi
Originaria bellezza. Poiché tutto brilla
Laggiù d’intima verità ed è
Come fuoco e colore di stella.
E in quella terra sono cupole e torri
Come luci sospese e fiori brillanti
Lassù nel cielo, e paiono nascere
In aria più che dal suolo.

A volte in sogno mentre passeggio
Nel verde riparo, del tutto inattesa
Dietro il volgere d’una nuova radura,
Vedo lei, e come fossi impaurito
Esito un istante e quasi svengo
D’improvvisa debolezza, come un uomo
Che avverta il fuggevole spirito di Pan
Colmare la propria anima angusta
D’un mondo illimitato. E lei,
Voltando il capo, mette a nudo
Un’alba viva di stupore negli occhi
Che poi tramuta in benvenuto.
Ed io prendo la mia amata
E guardandola ne riscopro
Tutta la bellezza: – i capelli neri
E le piccole orecchie ivi celate, dove
Riposano rose d’ombra chiara;
La bocca imbronciata, e nelle cavità
Profonde dei suoi occhi stelle riflesse…
Oh, tutte le cose immortali
Che le mani e le labbra tanto quanto le parole
Possono esprimere! Oh movimento d’ali candide,
Oh rivoluzioni galattiche d’uccelli…!

– – –

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Crapulous impression
(To J.S.)

Still life, still life… the high-lights shine
Hard and sharp on the bottles: the wine
Stands firmly solid in the glasses,
Smooth yellow ice, through which there passes
The lamp’s bright pencil of down-struck light.
The fruits metallically gleam,
Globey in their heaped-up bowl,
And there are faces against the night
Of the outer room—faces that seem
Part of this still, still life … they’ve lost their soul.

And amongst these frozen faces you smiled,
Surprised, surprisingly, like a child:
And out of the frozen welter of sound
Your voice came quietly, quietly.
“What about God?” you said. “I have found
Much to be said for Totality.
All, I take it, is God: God’s all—
This bottle, for instance…” I recall,
Dimly, that you took God by the neck—
God-in-the-bottle—and pushed Him across:
But I, without a moment’s loss
Moved God-in-the-salt in front and shouted: “Check!”

Impressione crapulosa
(Per J.S.)

Natura morta, natura morta… i riflessi brillano
Forti e netti sulle bottiglie: il vino
Immobile come un solido nei bicchieri,
Giallo morbido il ghiaccio, attraverso cui filtra
La luce di matita chiara proveniente dalla lampada.
I frutti abbagliano come metallo,
Globi nel loro cesto ricolmo,
E ci sono volti che si stagliano contro la notte
Della stanza accanto – volti che sembrano
Parte di questa natura morta, morta … hanno perso l’anima.

E fra questi volti gelidi sorridevi,
Straniato, stranamente, come un bambino:
E da un gelido tumulto di suoni
La tua voce usciva calma, calma.
“Che ne è di Dio?” dicevi. “Ho trovato
Tanti modi per dire Totalità.
Tutto, ritengo, è Dio: Dio è tutto –
Questa bottiglia, per esempio…” Ricordo,
Vagamente, che prendevi Dio per il collo –
Il Dio-bottiglia – e Lo spostavi:
Ma io, senza esitare un istante
Mossi in avanti il Dio-saliera e gridai: “Scacco!”

– – –

Private Property

All fly—yet who is misanthrope?—
The actual men and things that pass
Jostling, to wither as the grass
So soon: and (be it heaven’s hope,
Or poetry’s kaleidoscope,
Or love or wine, at feast, at mass)
Each owns a paradise of glass
Where never a yearning heliotrope
Pursues the sun’s ascent or slope;
For the sun dreams there, and no time is or was.

Like fauns embossed in our domain,
We look abroad, and our calm eyes
Mark how the goatish gods of pain
Revel; and if by grim surprise
They break into our paradise,
Patient we build its beauty up again.

Proprietà privata

Tutto vola – e allora chi è misantropo? –
Gli uomini veri e le cose che si fanno strada
A spintoni, per appassire come l’erba
Così in fretta: e (che sia speranza celeste,
O caleidoscopio della poesia,
O amore o vino, di festa, di messa)
Ciascuno possiede un paradiso di vetro
Dove nessun eliotropio bramoso
Insegue il levarsi o il calare del sole;
Poiché là il sole sogna, e non v’è o vi fu tempo.

Come fauni scolpiti nel nostro dominio,
Guardiamo all’esterno, ed i nostri occhi pacati
Notano la gozzoviglia delle dissolute divinità
Del dolore; e se con feroce sorpresa
Dovessero irrompere nel nostro paradiso,
Pazienti ne ricostruiremmo poi la bellezza.

– – –

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Love song

Dear absurd child—too dear to my cost I’ve found—
God made your soul for pleasure, not for use:
It cleaves no way, but angled broad obtuse,
Impinges with a slabby-bellied sound
Full upon life, and on the rind of things
Rubs its sleek self and utters purr and snore
And all the gamut of satisfied murmurings,
Content with that, nor wishes anything more.

A happy infant, daubed to the eyes in juice
Of peaches that flush bloody at the core,
Naked you bask upon a south-sea shore,
While o’er your tumbling bosom the hair floats loose.

The wild flowers bloom and die; the heavens go round
With the song of wheeling planetary rings:
You wriggle in the sun; each moment brings
Its freight for you; in all things pleasures abound.

You taste and smile, then this for the next pass over;
And there’s no future for you and no past,
And when, absurdly, death arrives at last,
‘Twill please you awhile to kiss your latest lover.

Canto d’amore

Cara assurda bambina – fin troppo cara, ho scoperto –
Dio fece la tua anima per il diletto, non per l’uso:
Essa non penetra, il suo angolo è ottuso,
Il suo fondo piatto s’incaglia sonoramente
Nella vita, e sulla superficie di ogni cosa
Graffia il suo manto liscio e russa e fa le fusa
E tutta una gamma di mormorii soddisfatti,
Contenta per giunta, non desidera altro.

Ragazzina felice, impiastricciata fino agli occhi
Del succo di pesca che ti scorre nelle vene,
Ti crogioli nuda su una spiaggia del sud,
E sul tuo petto cadente volano sciolti i capelli.

I fiori selvatici sbocciano e muoiono; i cieli ripetono
Il canto di rivoluzione dei pianeti in orbita:
Ti agiti sotto il sole; ogni istante porta
Un fardello per te; ogni cosa abbonda di piaceri.

Tu assaggi e sorridi, per poi passare al prossimo;
E non c’è un futuro per te né un passato,
E quando infine, per assurdo, verrà la morte,
Bacerai con piacere anche il tuo ultimo amante.

– – –

In uncertainty to a lady

I am not one of those who sip,
Like a quotidian bock,
Cheap idylls from a languid lip
Prepared to yawn or mock.

I wait the indubitable word,
The great Unconscious Cue.
Has it been spoken and unheard?
Spoken, perhaps, by you…?

Con incertezza a una donna

Non sono fra chi degusta,
Come quotidiana birra,
Facili idilli su labbra languide
Pronte allo sbadiglio o alla beffa.

Io attendo l’indubitabile motto,
Il grande Spunto Inconscio.
Fu pronunziato e non udito?
Pronunziato, forse, da te…?

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Complaint of a poet manqué

We judge by appearance merely:
If I can’t think strangely, I can at least look queerly.
So I grew the hair so long on my head
That my mother wouldn’t know me,
Till a woman in a night-club said,
As I was passing by,
“Hullo, here comes Salome…”

I looked in the dirty gilt-edged glass,
And, oh Salome; there I was—
Positively jewelled, half a vampire,
With the soul in my eyes hanging dizzily
Like the gatherer of proverbial samphire [1]
Over the brink of the crag of sense,
Looking down from perilous eminence
Into a gulf of windy night.
And there’s straw in my tempestuous hair,
And I’m not a poet: but never despair!
I’ll madly live the poems I shall never write.

Lamento del poeta manqué

Giudichiamo dalla mera apparenza:
Se non penso fuori dagli schemi, vesto almeno fuori dalle righe.
Così feci crescere i capelli talmente lunghi
Che mia madre non poteva riconoscermi,
Finché una donna in un locale notturno
Mi disse, passando,
“Ehilà, arriva Salomè…”

Osservai un lurido specchio incorniciato d’oro,
E, oh Salomè; eccomi là –
Ingioiellato in modo eccentrico, mezzo vampiro,
Con l’anima appesa vertiginosamente negli occhi
Come il celebre raccoglitore di finocchio [1]
Sul ciglio del dirupo dei sensi,
Affacciato da perigliosa sporgenza
Sopra un golfo di notte ventosa.
E c’è paglia nei miei capelli in tempesta,
E non sono un poeta: ma mai disperare!
Vivrò le folli poesie che mai potrò comporre.

– – –

[1] Shakespeare, King Lear, IV-6:
Half-way down / Hangs one that gathers samphire; dreadful trade!
A mezza costa / sta aggrappato uno che raccoglie finocchio – mestiere spaventoso!

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