Diana di Gabii

Diane de Gabies

Eppure c’era un’opera, l’affascinante statua nota come la Diana di Gabies, che lo commuoveva in modo diverso, e in quel momento insistette per andarla a vedere. (…)
La dea non aveva l’arroganza della cacciatrice innamorata di Endimione, né la maestà della fredda signora dei cieli. Aveva le sembianze di una giovanetta, e con gesto riservato stringeva a sé il mantello. Non c’era nulla di divino in lei, tranne un dolce strano spirito virgineo. Un innamorato della Grecia antica, in procinto di offrire un sacrificio dinanzi a questa bella immagine, avrebbe potuto facilmente dimenticare di essere prostrato dinanzi a una dea, vedendo invece in lei solo una fanciulla terrena, in tutta la freschezza della gioventù, della castità e della bellezza. Agli occhi di Arthur, Margaret aveva tutta la grazia squisita di quella statua, e la stessa inconsapevole compostezza; e anche lei esalava un profumo di primavera, di ineffabile purezza. I suoi lineamenti erano cesellati con la netta, divina perfezione di questa fanciulla greca; le sue orecchie erano altrettanto delicate e finemente scolpite. (…) La mano che la dea portava alla spalla destra e quella di Margaret erano ugualmente piccole, delicate, bianche.

(W. S. Maugham, Il mago, 1908)

Diana Gabii

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