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Fergus and the Druid e altre

Altre poesie di William B. Yeats, con i miei soliti tentativi di traduzione. Immagini dalla Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Belle Arti (Torino).

Collino Ignazio e Filippo_Vestale

Collino Ignazio e Filippo – Vestale

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FERGUS AND THE DRUID

Fergus: This whole day have I followed in the rocks,
And you have changed and flowed from shape to shape,
First as a raven on whose ancient wings
Scarcely a feather lingered, then you seemed
A weasel moving on from stone to stone,
And now at last you wear a human shape,
A thin grey man half lost in gathering night.

Druid: What would you, king of the proud Red Branch kings?

Fergus: This would I Say, most wise of living souls:
Young subtle Conchubar sat close by me
When I gave judgment, and his words were wise,
And what to me was burden without end,
To him seemed easy, So I laid the crown
Upon his head to cast away my sorrow.

Druid: What would you, king of the proud Red Branch kings?

Fergus: A king and proud! and that is my despair.
I feast amid my people on the hill,
And pace the woods, and drive my chariot-wheels
In the white border of the murmuring sea;
And still I feel the crown upon my head.

Druid: What would you, Fergus?

Fergus: Be no more a king
But learn the dreaming wisdom that is yours.

Druid: Look on my thin grey hair and hollow cheeks
And on these hands that may not lift the sword,
This body trembling like a wind-blown reed.
No woman’s loved me, no man sought my help.

Fergus: A king is but a foolish labourer
Who wastes his blood to be another’s dream.

Druid: Take, if you must, this little bag of dreams;
Unloose the cord, and they will wrap you round.

Fergus: I See my life go drifting like a river
From change to change; I have been many things —
A green drop in the surge, a gleam of light
Upon a sword, a fir-tree on a hill,
An old slave grinding at a heavy quern,
A king sitting upon a chair of gold —
And all these things were wonderful and great;
But now I have grown nothing, knowing all.
Ah! Druid, Druid, how great webs of sorrow
Lay hidden in the small slate-coloured thing!

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FERGUS E IL DRUIDO

Fergus: Per tutto il giorno ti ho inseguito fra le rocce,
E tu sei cambiato passando di forma in forma,
Dapprima un corvo sulle cui antiche ali
Di rado resistono le piume, poi sei mutato
In una donnola saltellante di pietra in pietra,
Ed ora infine vesti una forma umana,
Un uomo grigio e smilzo perso nel calar della notte.

Druido: Che vuoi, re dei fieri regnanti del Ramo Rosso?

Fergus: Questo vorrei dire, oh più saggia fra le anime:
Giovane e fine, Conchubar mi sedeva accanto
Mentre sentenziavo, ed aveva parole sagge,
E ciò che per me erano fardelli impossibili,
A lui parevano scherzi, così posi la corona
Sul suo capo per sopire il mio dispiacere.

Druido: Che vuoi, re dei fieri regnanti del Ramo Rosso?

Fergus: Un re e fiero! proprio questo è il mio dramma.
Prendo parte alle feste della mia gente sulle colline,
E passeggio nei boschi, e conduco il mio cocchio
Sulla schiuma bianca dei confini del mare;
E ancor mi sento la corona in capo.

Druido: Che vuoi, Fergus?

Fergus: Non esser più re
Ed imparare la saggezza visionaria che ti è propria.

Druido: Osserva i miei pochi capelli grigi e le guance incavate
E queste mani che non sanno impugnare una spada,
Questo corpo tremante come un fuscello nel vento.
Mai una donna mi ha amato, né un uomo ha cercato il mio aiuto.

Fergus: Un re non è che un folle operaio
Che si rovina il sangue per incarnare il sogno degli altri.

Druido: Prendi, se devi, questa piccola sacca di sogni;
Sciogli il legaccio, ed essi ti avvolgeranno.

Fergus: Vedo la mia vita scorrere come un fiume
Un cambiamento dopo l’altro; fui tante cose –
Una goccia verde nella marea, un riflesso di luce
Su di una spada, un abete su di un colle,
Un vecchio schiavo sotto il peso di una macina,
Un re seduto su uno scranno d’oro –
E tutte furono meravigliose e grandi;
Ma ora sono diventato nulla, sapendo tutto.
Ah! Druido, Druido, che grandi trame di dolore
Si celano in un così piccolo oggetto grigio!

Maestro del flauto riparato_Natura morta con brocca, pipa, flauto, scladino e libri

Maestro del flauto riparato – Natura morta con brocca, pipa, flauto e libri

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THE INDIAN UPON GOD

I PASSED along the water’s edge below the humid trees,
My spirit rocked in evening light, the rushes round my knees,
My spirit rocked in sleep and sighs; and saw the moorfowl pace
All dripping on a grassy slope, and saw them cease to chase
Each other round in circles, and heard the eldest speak:
Who holds the world between His bill and made us strong or weak
Is an undying moorfowl, and He lives beyond the sky.
The rains are from His dripping wing, the moonbeams from His eye.
I passed a little further on and heard a lotus talk:
Who made the world and ruleth it, He hangeth on a stalk,
For I am in His image made, and all this tinkling tide
Is but a sliding drop of rain between His petals wide.
A little way within the gloom a roebuck raised his eyes
Brimful of starlight, and he said: The Stamper of the Skies,
He is a gentle roebuck; for how else, I pray, could He
Conceive a thing so sad and soft, a gentle thing like me?
I passed a little further on and heard a peacock say:
Who made the grass and made the worms and made my feathers gay,
He is a monstrous peacock, and He waveth all the night
His languid tail above us, lit with myriad spots of light.

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L’INDIANO A PROPOSITO DI DIO

Passavo lungo il limitare dell’acqua sotto alberi umidi,
Il mio spirito cullato dalla luce serale, le mie gambe fra i giunchi,
Il mio spirito cullato da sonno e sospiri; e vidi i fagiani scorrazzare
Tutti bagnati sulla sponda erbosa, e li vidi sciogliere un girotondo
Di inseguimenti, e sentii il più anziano pronunziare le parole:
Colui che tiene il mondo nel becco e ci rende deboli o forti
E’ un immortale fagiano, e vive al di là del cielo.
Le piogge vengono dalle Sue ali bagnate, i raggi di luna dai Suoi occhi.
Avanzai ancora un poco e avvertii la voce di un loto:
Colui che creò il mondo, e lo governa, sta in equilibrio su di uno stelo,
Poiché io fui creato a Sua immagine, e questa ondata di pioggia
Altro non è che una goccia scivolata dai Suoi petali spiegati.
Facendosi largo nella penombra un capriolo alzò il suo sguardo
Colmo di luce di stelle, e disse: Colui la cui impronta è nei Cieli
E’ un capriolo mansueto; altrimenti come, di grazia, avrebbe potuto
Concepire qualcosa di così malinconico, delicato e mansueto come me?
Avanzai ancora un poco e sentii un pavone che diceva:
Colui che creò l’erba ed i vermi e il mio allegro piumaggio,
E’ un pavone gigantesco, e sventola per tutta la notte
La Sua coda languida sopra di noi, illuminata da mille riflessi di luce.

Saftleven Herman_Paesaggio al tramonto

Saftleven Herman – Paesaggio al tramonto

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HE BIDS HIS BELOVED BE AT PEACE

I HEAR the Shadowy Horses, their long manes a-shake,
Their hoofs heavy with tumult, their eyes glimmering white;
The North unfolds above them clinging, creeping night,
The East her hidden joy before the morning break,
The West weeps in pale dew and sighs passing away,
The South is pouring down roses of crimson fire:
O vanity of Sleep, Hope, Dream, endless Desire,
The Horses of Disaster plunge in the heavy clay:
Beloved, let your eyes half close, and your heart beat
Over my heart, and your hair fall over my breast,
Drowning love’s lonely hour in deep twilight of rest,
And hiding their tossing manes and their tumultuous feet.

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AUGURIO DI PACE ALL’AMATA

Posso sentire i Cavalli Irrequieti, le lunghe criniere scosse,
Gli zoccoli pesanti in tumulto, il bianco degli occhi spalancati;
Il Nord spiega su di loro una notte avvolgente, inquietante,
L’Est la sua gioia celata prima che irrompa il mattino,
L’Ovest lacrima rugiada pallida e passando sussulta,
Il Sud fa piovere a dirotto rose rosso fuoco:
Oh vanità di Sonno, Speranza, Sogno, Desiderio infinito,
I Cavalli della Catastrofe si gettano nella rena:
Amata, socchiudi gli occhi, e lascia che il tuo cuore
Batta con il mio, e che i tuoi capelli ricadano sul mio petto,
Soffocando la solitudine d’amore nel buio di un sonno profondo,
E celando quelle criniere agitate e quelle zampe impetuose.

Franceschini Marcantonio e Quaini Luigi_Armida sul punto di uccidere Rinaldo

Franceschini Marcantonio e Quaini Luigi – Armida sul punto di uccidere Rinaldo

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FOR ANNE GREGORY

‘NEVER shall a young man,
Thrown into despair
By those great honey-coloured
Ramparts at your ear,
Love you for yourself alone
And not your yellow hair.’

‘But I can get a hair-dye
And set such colour there,
Brown, or black, or carrot,
That young men in despair
May love me for myself alone
And not my yellow hair.’

‘I heard an old religious man
But yesternight declare
That he had found a text to prove
That only God, my dear,
Could love you for yourself alone
And not your yellow hair.’

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PER ANNE GREGORY

‘Mai potrà un giovanotto,
Caduto in depressione per il colore
Di miele di quegli enormi bastioni
Che cingono le tue orecchie,
Amarti solo per ciò che sei
E non per la tua chioma bionda.’

‘Ma allora potrei tingermi
Con altri svariati colori,
Castano, o nero, o carota,
Affinché i giovani depressi
Possano amar ciò che sono
E non la mia chioma bionda.’

‘Ho sentito proprio ieri sera
Un pio vecchio affermare
D’aver trovato in un testo la prova
Che solo Dio, mia cara,
Può amarti per ciò che sei
E non per la tua chioma bionda.’

Franceschini Marcantonio e Quani Luigi_Erminia fra i pastori

Franceschini Marcantonio e Quani Luigi – Erminia fra i pastori

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BEGGAR TO BEGGAR CRIED

‘TIME to put off the world and go somewhere
And find my health again in the sea air,’
Beggar to beggar cried, being frenzy-struck,
‘And make my soul before my pate is bare.—

‘And get a comfortable wife and house
To rid me of the devil in my shoes,’
Beggar to beggar cried, being frenzy-struck,
‘And the worse devil that is between my thighs.’

‘And though I’d marry with a comely lass,
She need not be too comely—let it pass,’
Beggar to beggar cried, being frenzy-struck,
‘But there’s a devil in a looking-glass.’

‘Nor should she be too rich, because the rich
Are driven by wealth as beggars by the itch,’
Beggar to beggar cried, being frenzy-struck,
‘And cannot have a humorous happy speech.’

‘And there I’ll grow respected at my ease,
And hear amid the garden’s nightly peace,’
Beggar to beggar cried, being frenzy-struck,
‘The wind-blown clamour of the barnacle-geese.’

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LAMENTO DI UN MENDICANTE

‘Tempo di lasciare il mondo e andarmene via
E ritrovare la salute nell’aria di mare,’
Gridava con foga, da mendicante a mendicante,
‘E rifarmi una vita prima di avere la zucca calva.’

‘E farmi una casa confortevole e una moglie
Per spegnere le braci che ho sotto i piedi,’
Gridava con foga, da mendicante a mendicante,
‘E la brace ancor più ardente che ho fra le gambe.’

‘E per quanto vorrei sposarne una bella,
Passamela – non dev’essere troppo bella,’
Gridava con foga, da mendicante a mendicante,
‘Ché c’è un diavolo in ogni specchio.’

‘Né dev’essere troppo ricca, perché i ricchi
Sono in balìa dei soldi come i mendicanti delle pulci,’
Gridava con foga, da mendicante a mendicante,
‘E non hanno mai il senso dell’umorismo.’

‘E nei miei agi sarò sempre più rispettato,
E sentirò nella pace serale del giardino,’
Gridava con foga, da mendicante a mendicante,
‘Lo schiamazzo delle oche portato dal vento.’

Cavarozzi Bartolomeo_Sacra famiglia_b.n_particolare San Giuseppe

Cavarozzi Bartolomeo – Sacra famiglia, particolare San Giuseppe

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THE SECOND COMING

TURNING and turning in the widening gyre
The falcon cannot hear the falconer;
Things fall apart; the centre cannot hold;
Mere anarchy is loosed upon the world,
The blood-dimmed tide is loosed, and everywhere
The ceremony of innocence is drowned;
The best lack all conviction, while the worst
Are full of passionate intensity.

Surely some revelation is at hand;
Surely the Second Coming is at hand.
The Second Coming! Hardly are those words out
When a vast image out of Spiritus Mundi
Troubles my sight: somewhere in sands of the desert
A shape with lion body and the head of a man,
A gaze blank and pitiless as the sun,
Is moving its slow thighs, while all about it
Reel shadows of the indignant desert birds.
The darkness drops again; but now I know
That twenty centuries of stony sleep
Were vexed to nightmare by a rocking cradle,
And what rough beast, its hour come round at last,
Slouches towards Bethlehem to be born?

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LA SECONDA VENUTA

Voltando e rivoltando nel suo giro largo
Il falco non può sentire il falconiere;
Tutto crolla; il centro non regge;
La pura anarchia è scatenata sul mondo,
La marea di sangue è scatenata, e ovunque
La cerimonia innocente sprofonda;
I migliori perdono la convinzione, ma i peggiori
Si caricano di passione intensa.

Certo qualche rivelazione è prossima;
Certo la seconda venuta è prossima.
La Seconda Venuta! Parole dette a malapena
Quando una vasta immagine dello Spiritus Mundi
Turba la mia visione: in un remoto deserto di sabbia
Un corpo a forma di leone con testa d’uomo,
Lo sguardo fisso e impietoso come il sole,
Muove lento le cosce, mentre tutt’intorno
Vorticano le ombre d’indignati uccelli del deserto.
La tenebra cala di nuovo; ma ora so
Che venti secoli di sonno tombale
Nel dondolìo della culla si ridussero in incubo,
E che razza di bestia rugosa, giunta ormai la sua ora,
Striscia verso Betlemme per nascere?

G M Viani_Diana e Endimone

G M Viani – Diana e Endimone

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THE ROSE OF PEACE

If Michael, leader of God’s host
When Heaven and Hell are met,
Looked down on you from Heaven’s door-post
He would his deeds forget.

Brooding no more upon God’s wars
In his divine homestead,
He would go weave out of the stars
A chaplet for your head.

And all folk seeing him bow down,
And white stars tell your praise,
Would come at last to God’s great town,
Led on by gentle ways;

And God would bid His warfare cease,
Saying all things were well;
And softly make a rosy peace,
A peace of Heaven with Hell.

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LA ROSA DELLA PACE

Se Michele, capo della moltitudine di Dio
Nello scontro fra Cielo ed Inferi,
Ti guardasse dall’alto della soglia del Cielo
I suoi affari scorderebbe.

Senza più dover pensare alle guerre di Dio
Nella sua divina dimora,
Se ne andrebbe a intrecciare stelle
Per inghirlandarti la testa.

E tutte le genti vedendolo inchinarsi,
E le stelle chiare lodarti,
Volgerebbero infine alla grande città di Dio
Seguendo nobili vie;

E Dio cesserebbe il Suo stato di guerra,
Dichiarando il lieto fine;
Istituendo in quiete una pace rosea,
Una pace fra Cielo ed Inferi.

Caccia Guglielmo detto il Moncalvo_San Michele Arcangelo

Caccia Guglielmo detto il Moncalvo – San Michele Arcangelo

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THE LIVING BEAUTY

I BADE, because the wick and oil are spent
And frozen are the channels of the blood,
My discontented heart to draw content
From beauty that is cast out of a mould
In bronze, or that in dazzling marble appears,
Appears, but when we have gone is gone again,
Being more indifferent to our solitude
Than ’twere an apparition. O heart, we are old;
The living beauty is for younger men:
We cannot pay its tribute of wild tears.

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LA VIVA BELLEZZA

Ho invitato, poiché secco è lo stoppino
E ormai ghiaccio è il sangue nelle vene,
Il mio cuore scontento a trarre gioia
Dalla bronzea bellezza di una scultura
Uscita dal calco, o che in marmo splendente si rivela,
Si rivela, ma se noi andiamo anche lei va,
Indifferente alla nostra solitudine
Come fosse un miraggio. Oh cuore, siamo vecchi;
La viva bellezza è per i più giovani:
Non possiamo pagarle il tributo di lacrime folli.

Ceresa Carlo_Angelo annunciante_b.n

Ceresa Carlo – Angelo annunciante

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Il fascino del difficile

Altre poesie di William B. Yeats, con i miei soliti tentativi di traduzione.
Immagini da “The notebook of Willian Blake” (British Library), click per ingrandire su ogni immagine.

The Notebook of William Blake

 

THE FASCINATION OF WHAT’S DIFFICULT

The fascination of what’s difficult
Has dried the sap out of my veins, and rent
Spontaneous joy and natural content
Out of my heart. There’s something ails our colt
That must, as if it had not holy blood
Nor on Olympus leaped from cloud to cloud,
Shiver under the lash, strain, sweat and jolt
As though it dragged road-metal. My curse on plays
That have to be set up in fifty ways,
On the day’s war with every knave and dolt,
Theatre business, management of men.
I swear before the dawn comes round again
I’ll find the stable and pull out the bolt.

IL FASCINO DEL DIFFICILE

Il fascino del difficile
Ha prosciugato della linfa le mie vene, ha strappato
La gioia spontanea e l’istintivo piacere
Dal mio cuore. Il nostro puledro è afflitto
E deve, come non fosse santificato il suo sangue
Né balzato sull’Olimpo di nube in nube,
Tremare sotto la sferza, teso, sudato e scosso
Come se trainasse piombo. Maledico i drammi
Che richiedono cinquanta messe in scena,
E la guerra quotidiana con furfanti e stolti,
Gli intrallazzi teatrali, lo sfruttamento d’uomini.
Giuro che prima del sorgere del sole
Troverò la stalla e aprirò il chiavistello.

The Notebook of W. Blake

FALLEN MAJESTY

Although crowds gathered once if she but showed her face,
And even old men’s eyes grew dim, this hand alone,
Like some last courtier at a gypsy camping-place
Babbling of fallen majesty, records what’s gone.

These lineaments, a heart that laughter has made sweet,
These, these remain, but I record what’s gone. A crowd
Will gather, and not know it walks the very street
Whereon a thing once walked that seemed a burning cloud.

MAESTA’ DECADUTA

Quantunque il volto di lei un tempo riunisse folle con il solo mostrarsi,
E annebbiasse pure gli occhi più anziani, quest’unica mano,
Come una sorta di ultimo cortigiano in un campo di zingari
Cianciante di maestà decaduta, annota ciò che più non è.

Questi lineamenti, un cuore reso dolce dal riso,
Questi, questi restano, ma io annoto ciò che più non è. Una folla
Sarà riunita, non sapendo di percorrere proprio la strada
Un tempo percorsa da qualcosa di simile a una nuvola in fiamme.

The Notebook of W.Blake

ADAM’S CURSE

We sat together at one summer’s end,
That beautiful mild woman, your close friend,
And you and I, and talked of poetry.
I said, ‘A line will take us hours maybe;
Yet if it does not seem a moment’s thought,
Our stitching and unstitching has been naught.

Better go down upon your marrow-bones
And scrub a kitchen pavement, or break stones
Like an old pauper, in all kinds of weather;
For to articulate sweet sounds together
Is to work harder than all these, and yet
Be thought an idler by the noisy set
Of bankers, schoolmasters, and clergymen
The martyrs call the world.’

And thereupon
That beautiful mild woman for whose sake
There’s many a one shall find out all heartache
On finding that her voice is sweet and low
Replied, ‘To be born woman is to know—
Although they do not talk of it at school—
That we must labour to be beautiful.’

I said, ‘It’s certain there is no fine thing
Since Adam’s fall but needs much labouring.
There have been lovers who thought love should be
So much compounded of high courtesy
That they would sigh and quote with learned looks
Precedents out of beautiful old books;
Yet now it seems an idle trade enough.’

We sat grown quiet at the name of love;
We saw the last embers of daylight die,
And in the trembling blue-green of the sky
A moon, worn as if it had been a shell
Washed by time’s waters as they rose and fell
About the stars and broke in days and years.

I had a thought for no one’s but your ears:
That you were beautiful, and that I strove
To love you in the old high way of love;
That it had all seemed happy, and yet we’d grown
As weary-hearted as that hollow moon.

LA MALEDIZIONE DI ADAMO

Insieme sedemmo sul finir d’estate,
Quella donna bella e mite, tua cara amica,
E tu ed io, a parlare di poesia.
Dissi, ‘Un verso potrà prenderci ore;
Per quanto non sembri un pensiero istintivo,
Tutto il nostro scucire e imbastire è stato vano.

Meglio buttarsi sulle ginocchia
E sfregare il pavimento d’una cucina, o spaccare pietre
Come un poveraccio, qualunque sia il clima;
Poiché intrecciare armoniosamente i suoni
E’ lavoro più duro di quelli, sebbene
Creduto ozio da tutta la schiera chiassosa
Di banchieri, professori, e preti
Che i martiri chiamano mondo.’

A quel punto
La donna bella e mite per amor della quale
Non pochi proverebbero il batticuore
Scoprendone la voce morbida e pacata
Rispose, ‘Nascere donna significa sapere—
Sebbene non venga insegnato a scuola—
Che l’esser belli richiede lavoro.’

Dissi, ‘Di sicuro non c’è cosa buona,
Sin dal peccato d’Adamo, che non richieda lavoro.
Alcuni amanti han talmente creduto che l’amore debba
Compendiarsi con l’estrema cortesia
Ch’essi potrebbero citare in lacrime
I precedenti imparati da libri bellissimi;
Cosa che pare piuttosto una perdita di tempo.’

Il nome dell’amore ci distese ancor di più;
Vedemmo morire le ultime balugini del giorno,
E nel vibrante verde-acqua del cielo
Una luna, slavata come fosse una conchiglia
Consunta dalle acque del tempo che s’innalzano
E s’infrangono per giorni e poi anni fra le stelle.

Ebbi un pensiero concepito per le sole nostre orecchie:
Che eri bellissima, e che era per me una lotta
Amarti nell’antico e nobile modo d’amare;
Che rendeva tutto gaio, ma rendeva noi
Esausti nel cuore come quella cupa luna.

The Notebook of William Blake

 

A DREAM OF DEATH

I DREAMED that one had died in a strange place
Near no accustomed hand,
And they had nailed the boards above her face,
The peasants of that land,
Wondering to lay her in that solitude,
And raised above her mound
A cross they had made out of two bits of wood,
And planted cypress round;
And left her to the indifferent stars above
Until I carved these words:
She was more beautiful than thy first love,
But now lies under boards.

UN SOGNO DI MORTE

Ho sognato una che moriva in un posto strano
Fra mani inesperte,
E le avevano inchiodato assi davanti alla faccia,
I contadini di quel paese,
Vagando per posarla in quella solitudine,
E sul suo tumulo innalzavano
Una croce ricavata da due pezzi di legno,
E vi piantavano un cipresso;
E la lasciavano sotto stelle indifferenti
Allorché scolpivo queste parole:
Fu ancor più bella del tuo primo amore
Ma sotto le assi ora riposa.

The Notebook of William Blake

 

THE MASK

‘PUT off that mask of burning gold
With emerald eyes.’
‘O no, my dear, you make so bold
To find if hearts be wild and wise,
And yet not cold.’

‘I would but find what’s there to find,
Love or deceit.’
‘It was the mask engaged your mind,
And after set your heart to beat,
Not what’s behind.’

‘But lest you are my enemy,
I must enquire.’
‘O no, my dear, let all that be;
What matter, so there is but fire
In you, in me?’

LA MASCHERA

‘Getta via quella maschera d’oro fiammante
Con occhi di smeraldo.’
‘Oh no, caro mio, sii altrettanto ardito
Nella ricerca di cuori saggi e selvaggi,
Che non siano freddi.’

‘Vorrei solo trovare quel che c’è davvero,
Amore o inganno.’
‘Fu la maschera che attirò la tua mente,
E che ti procurò il batticuore,
Non ciò che vi sta dietro.’

‘Ma in caso mi fossi nemica,
Debbo indagare.’
‘Oh no, caro mio, lascia perdere;
Che importa, se v’è fuoco in te,
Che vi sia in me?’

The Notebook of W. Blake

THE MAN AND THE ECHO

Man
In a cleft that’s christened Alt
Under broken stone I halt
At the bottom of a pit
That broad noon has never lit,
And shout a secret to the stone.
All that I have said and done,
Now that I am old and ill,
Turns into a question till
I lie awake night after night
And never get the answers right.
Did that play of mine send out
Certain men the English shot?
Did words of mine put too great strain
On that woman’s reeling brain?
Could my spoken words have checked
That whereby a house lay wrecked?
And all seems evil until I
Sleepless would lie down and die.

Echo
Lie down and die.

Man
That were to shirk
The spiritual intellect’s great work,
And shirk it in vain. There is no release
In a bodkin or disease,
Nor can there be work so great
As that which cleans man’s dirty slate.
While man can still his body keep
Wine or love drug him to sleep,
Waking he thanks the Lord that he
Has body and its stupidity,
But body gone he sleeps no more,
And till his intellect grows sure
That all’s arranged in one clear view,
Pursues the thoughts that I pursue,
Then stands in judgment on his soul,
And, all work done, dismisses all
Out of intellect and sight
And sinks at last into the night.

Echo
Into the night.

Man
O Rocky Voice,
Shall we in that great night rejoice?
What do we know but that we face
One another in this place?
But hush, for I have lost the theme,
Its joy or night seem but a dream;
Up there some hawk or owl has struck,
Dropping out of sky or rock,
A stricken rabbit is crying out,
And its cry distracts my thought.

L’UOMO E L’ECO

Uomo
In un crepaccio battezzato l’Altura
Mi fermo sotto una roccia spaccata
Nel fondo di una cavità
Che mai vide luce di mezzogiorno,
E a quella roccia grido un segreto.
Tutto ciò che ho detto e fatto,
Ora che sono vecchio e malato,
Diventa un interrogativo
Che mi tiene sveglio ogni notte
Senza mai una risposta.
La mia messa in scena avrà davvero
Portato quegli uomini sotto il fuoco Inglese?
Le mie parole avranno troppo affaticato
La mente instabile di quella donna?
Le mie parole se pronunziate avrebbero
Rallentato il crollo d’una casa?
Tutto sembra malvagio finché
Insonne non giaci e muori.

Eco
Giaci e muori.

Uomo
Sarebbe come evitare
Il gran lavoro spirituale dell’intelletto,
E volerlo evitare invano. Non v’è riscatto
In un pugnale o una malattia,
E non v’è impresa più grande
Di ripulire la fedina sporca dell’uomo.
Finché l’uomo può tenersi un corpo
E’ amore o vino la droga che lo culla,
E al risveglio ringrazia Dio
D’avere corpo e stoltezza,
Ma orfano del corpo egli non dorme più,
E finché il suo intelletto non è convinto
Che tutto ha un chiaro proposito,
Segue i miei stessi pensieri,
E rimette in discussione la propria anima,
E, a lavoro compiuto, tutto quanto licenzia
Dall’intelletto e dalla vista
Per poi sprofondare nella notte.

Eco
Nella notte.

Uomo
Oh Voce della Roccia,
Gioiremo forse in quella grande notte?
Cosa sappiamo oltre al fatto
Che là dovremo reincontrarci?
Ma ora zitta, ché ho perduto il filo,
La gioia e la notte sembrano solo un sogno;
Da lassù in picchiata una sorta di falco o gufo
E’ sbucato fra le roccie o dal cielo,
Un coniglio catturato sta gridando,
Ed il suo gridare mi distrae il pensiero.

The Notebook of William Blake

POLITICS

‘In our time the destiny of man presents its meaning in
political terms.’—THOMAS MANN

How can I, that girl standing there,
My attention fix
On Roman or on Russian
Or on Spanish politics?
Yet here’s a travelled man that knows
What he talks about,
And there’s a politician
That has read and thought,
And maybe what they say is true
Of war and war’s alarms,
But O that I were young again
And held her in my arms!

POLITICA

‘Nel nostro tempo il destino dell’uomo rivela il proprio significato
in termini politici.’-THOMAS MANN

Come posso io, con la ragazza qui presente,
Focalizzare l’attenzione
Sulla politica romana
O russa o spagnola?
Eppure ho qui un uomo navigato che sa
Di che parla,
Ed un politicante
Che ha tanto letto e pensato,
E forse è vero ciò che dicono
Di guerre e sentori di guerre,
Ma oh se fossi ancora giovane
E potessi prenderla fra le braccia!

The Notebook of William Blake

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La rosa del mondo

“La rosa del mondo” di William B. Yeats, con il mio solito tentativo di traduzione.

Due ritratti di William B. Yeats dipinti dal padre John B. Yeats.

w.b.yeats dipinto da john yeats

THE ROSE OF THE WORLD

WHO dreamed that beauty passes like a dream?
For these red lips, with all their mournful pride,
Mournful that no new wonder may betide,
Troy passed away in one high funeral gleam,
And Usna’s children died.

We and the labouring world are passing by:
Amid men’s souls, that waver and give place
Like the pale waters in their wintry race,
Under the passing stars, foam of the sky,
Lives on this lonely face.

Bow down, archangels, in your dim abode:
Before you were, or any hearts to beat,
Weary and kind one lingered by His seat;
He made the world to be a grassy road
Before her wandering feet.

john yeats

LA ROSA DEL MONDO

Chi sognò che la bellezza passa come un sogno?
Per queste labbra rosse, con il loro orgoglio funereo,
Così funereo da escludere ogni futura meraviglia,
Cadde Troia con grande bagliore funebre,
E morirono i figli di Usna.

Con il nostro mondo indaffarato siamo di passaggio:
Fra anime umane, che fluttuano e si scansano
Come pallide acque nel loro corso invernale,
Sotto stelle di passaggio, schiuma del cielo,
Vive ancora questo volto solitario.

Inchinatevi, arcangeli, nella vostra fioca dimora:
Prima che voi foste, o che un solo cuore battesse,
Languida e benevola indugiava presso di Lui;
Lui creò il mondo affinché fosse sentiero erboso
Ai piedi erranti di lei.

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Le migliori quattro (sei) opere a Roma

“Fui stamane a vedere l’originale della Trasfigurazione di Raffaello nella chiesa di S. Pietro Montorio, riprodotto in un mosaico a S. Pietro, e vidi pure il S. Michele di Guido Reni, il S. Gerolamo del Dominichino e la S. Petronelli [Petronilla] del Guercino, le quattro opere più belle che esistano al mondo.”

(Charles Burney, Viaggio musicale in Italia, 1770)

Raffaello - Trasfigurazione - Musei Vaticani

Raffaello – Trasfigurazione – Musei Vaticani – Roma

Guido Reni - Arcangelo Michele - Chiesa di Santa Maria Immacolata Concezione

Guido Reni – Arcangelo Michele – Chiesa di Santa Maria Immacolata Concezione – Roma

Domenichino - Comunione di San Girolamo - Musei Vaticani

Domenichino – Comunione di San Girolamo – Musei Vaticani – Roma

Guercino - Seppellimento di Santa Petronilla - Musei Capitolini

Guercino – Seppellimento di Santa Petronilla – Musei Capitolini – Roma

“… Quanto ai quadri ne vidi uno assai bello, una deposizione dalla croce di Daniele da Volterra nella Chiesa della Trinità de’ Monti. E’ una bella composizione assai espressiva, in particolare il gruppo di donne sulla sinistra; purtroppo i colori sono in gran parte svaniti. Tuttavia questo quadro è considerato tra i quattro più belli di Roma, se poniamo al primo posto la Trasfigurazione di Rafaele, al secondo il S. Gerolamo di Dominichini, al terzo la Deposizione dalla Croce di D. Volterra e al quarto il S. Romualdo di Andrea Sacchi.”

(Charles Burney, Viaggio musicale in Italia, 1770)

Daniele da Volterra - Deposizione dalla croce - Trinità dei Monti

Daniele da Volterra – Deposizione dalla croce – Trinità dei Monti – Roma

Andrea Sacchi - Visione di San Romualdo - Pinacoteca Vaticana

Andrea Sacchi – Visione di San Romualdo – Pinacoteca Vaticana – Roma

 

 

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A dialogue of Self and Soul

“Dialogo fra l’Anima e il Sé” di William B. Yeats, con il mio solito tentativo di traduzione.

Due ritratti di William B. Yeats dipinti dal padre John B. Yeats (National Gallery of Ireland).

J.B.Yeats - Ritratto di W.B.Yeats - 1900

A DIALOGUE OF SELF AND SOUL

I

My Soul. I summon to the winding ancient stair;
Set all your mind upon the steep ascent,
Upon the broken, crumbling battlement,
Upon the breathless starlit air,
Upon the star that marks the hidden pole;
Fix every wandering thought upon
That quarter where all thought is done:
Who can distinguish darkness from the soul?

My Self. The consecretes blade upon my knees
Is Sato’s ancient blade, still as it was,
Still razor-keen, still like a looking-glass
Unspotted by the centuries;
That flowering, silken, old embroidery, torn
From some court-lady’s dress and round
The wodden scabbard bound and wound
Can, tattered, still protect, faded adorn.

My Soul. Why should the imagination of a man
Long past his prime remember things that are
Emblematical of love and war?
Think of ancestral night that can,
If but imagination scorn the earth
And intellect is wandering
To this and that and t’other thing,
Deliver from the crime of death and birth.

My self. Montashigi, third of his family, fashioned it
Five hundred years ago, about it lie
Flowers from I know not what embroidery—
Heart’s purple—and all these I set
For emblems of the day against the tower
Emblematical of the night,
And claim as by a soldier’s right
A charter to commit the crime once more.

My Soul. Such fullness in that quarter overflows
And falls into the basin of the mind
That man is stricken deaf and dumb and blind,
For intellect no longer knows
Is from the Ought, or Knower from the Known
That is to say, ascends to Heaven;
Only the dead can be forgiven;
But when I think of that my tongue’s a stone.

II

My Self. A living man is blind and drinks his drop.
What matter if the ditches are impure?
The ignominy of boyhood; the distress
Of boyhood changing into man;
The unfinished man and his pain
Brought face to face with his own clumsiness;

The finished man among his enemies? —
How in the name of Heaven can he escape
That defiling and disfigured shape
The mirror of malicious eyes
Casts upon his eyes until at last
He thinks that shape must be his shape?
And what’s the good of an escape
If honour find him in the wintry blast?

I am content to live it all again
And yet again, if it be life to pitch
Into the frog-spawn of a blind man’s ditch,
A blind man battering blind men;
Or into that most fecund ditch of all,
The folly that man does
Or must suffer, if he woos
A proud woman not kindred of his soul.

I am content to follow to its source
Every event in action or in thought;
Measure the lot; forgive myself the lot!
When such as I cast out remorse
So great a sweetness flows into the breast
We must laugh and we must sing,
We are blest by everything,
Everything we look upon is blest.

J.B.Yeats - Ritratto di W.B.Yeats - 1898

DIALOGO FRA L’ANIMA E IL SE’

I

Anima. Ti invito presso l’antica scala a chiocciola;
Disponi la tua mente per l’erta salita,
Verso il bastione distrutto, pericolante,
Verso l’aria rarefatta della notte stellata,
Verso la stella che indica il polo segreto;
Fissa ogni pensiero vagante nel
Luogo in cui i pensieri prendono forma:
Chi può distinguere la tenebra dall’anima?

Sé. La lama consacrata che tengo sulle ginocchia
E’ l’antica lama di Sato, ancora come nuova,
Ancora affilata, ancora come uno specchio
Immune ai segni dei secoli;
Quel ricamo fiorito, serico, scucito
Dal vestito di qualche dama di corte avvolto
E legato intorno al fodero di legno può,
Ornamento logoro e sbiadito, ancor proteggere.

Anima. Perché dovrebbe l’immaginazione di un uomo
Ancor prima del proprio fondamento ricordare
Emblemi di amore e guerra?
Pensa ad una notte ancestrale che possa,
Se solo l’immaginazione sdegnasse la terra
E l’intelletto potesse vagare
Fra questa e codesta e quell’altra cosa,
Liberare dal crimine di morte e nascita.

Sé. Montashigi, terzo della sua famiglia, la modellò
Cinquecento anni fa, avvolti ad essa vi sono
Fiori da non so quale arte del ricamo-
Cuore purpureo- che io dispongo
Quali emblemi del giorno contro la torre
Emblematica della notte,
E chiedo come è diritto di un soldato
La licenza di perpetrare di nuovo il crimine.

Anima. Tanta pienezza da quel luogo sgorga
E si riversa nel bacino della mente
Da rendere l’uomo sordo cieco e stordito,
Poiché l’intelletto non distingue più
L’E’ dal Dovrebbe, o il Sapiente dal Sapere
Vale a dire, ascende ai Cieli;
Solo i morti possono essere perdonati;
Ma quando ci penso la mia lingua è di pietra.

II

Sé. Un uomo che vive è cieco e s’abbevera.
Che importa se le fonti sono inquinate?
L’infamia della giovinezza; lo sforzo
Della giovinezza nel divenire adulta;
L’uomo incompiuto e il dolore
Di trovarsi di fronte alla propria goffaggine;

L’uomo compiuto fra i suoi nemici? –
Come in nome del Cielo può egli fuggire
Quella forma corrotta e sfigurata
Che lo specchio di occhi maliziosi
Rende ai suoi occhi fino al pensiero
Che quella forma debba essere sua?
E a che giova una fuga
Se l’onore lo coglie nel gelo invernale?

Sarei felice di rivivere tutto di nuovo
E poi di nuovo, foss’anche vita da scovare
Dentro le uova di rana nella fonte di un cieco,
Un cieco che abbatte uomini ciechi;
O in quella fonte più feconda di tutte,
La follia che l’uomo compie
O che deve subire, corteggiando
Una donna orgogliosa e poco affine all’anima sua.

Sarei contento di risalire all’origine
D’ogni gesto d’azione o pensiero;
Misurarne la quantità; dimenticare la mia quantità!
Poiché non appena abbandono il rimorso
Una grande dolcezza fluisce nel petto
Tale da dover ridere e cantare,
Tale che tutto è benedizione,
Tutto ciò che ci riguarda è benedizione.

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Piccolo reportage San Francesco, Sant’Antonino, San Savino

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Chiesa di San Francesco, Piacenza.

Cappella “della concezione di Maria”, affreschi e pala d’altare di Gian Battista Trotti, 1594:

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Cappella “di S.Francesco d’Assisi”, affresco del XVII sec.:

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Cappella “di Maria immacolata”, affreschi del XVI sec.:

Informazioni su restauri e demolizioni, e una fotografia degli affreschi rinvenuti nel chiostro sud:

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Basilica di Sant’Antonino, Piacenza.

L’organo:

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La volta, affreschi del XVII sec.:

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Il cadavere decapitato di S.Antonino (una delle quattro tele di Robert De Longe, 1693):

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Particolare di “ultima cena” (Bernardo Castello, 1624):

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Il chiostro:

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Informazioni generali, architettoniche, artistiche:

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Basilica di San Savino, Piacenza.

La piccola cappella affrescata:

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I mosaici pavimentali:

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I mosaici nella cripta:

Informazioni sulla basilica:

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Piccolo reportage S. Maria di Campagna e S. Sisto

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Due inquadrature della cupola della Basilica di Santa Maria di Campagna a Piacenza, dell’architetto piacentino Alessio Tramello, XVI sec., affrescata principalmente dal “Pordenone”:

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“la cupola ed il tamburo realizzati rispettivamente da Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone e Bernardino Gatti detto il Soiaro in un periodo compreso tra il 1530 ed il 1543” (santamariadicampagna.com)

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Su santamariadicampagna.com c’è un’incredibile galleria ad alta definizione degli affreschi.

Compare in una bacheca una lettera con cui il “Guercino” Francesco Barbieri, artista tanto amato a Piacenza, comunica che la tela a lui commissionata sarà pronta in due anni (sopra le colonne della chiesa c’è una fascia di trenta e più tele raffiguranti scene sacre) (purtroppo quella del Guercino è illuminata male e quasi non si vede):

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“Cento ducatoni d’argento per ogni figura integra” (nella tela vi sono tre figure)

Anche due cappelle della chiesa sono completamente affrescate dal Pordenone:

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G. A. de Sacchis detto il Pordenone, Cappella di Santa Caterina, S.Maria di Campagna (PC)

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G. A. de Sacchis detto il Pordenone, Cappella di Santa Caterina – particolare, S.Maria di Campagna (PC)

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G.A. de’ Sacchis detto il Pordenone, Cappella delle natività, S.Maria di Campagna (PC)

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G.A. de’ Sacchis detto il Pordenone, Cappella delle natività, particolare

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G.A.de’ Sacchis detto il Pordenone, “Sant’Agostino”, affresco, particolare. S.Maria di Campagna (PC). L’inquadratura non è delle migliori, per evitare i riflessi.

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San Sisto, Piacenza, sempre di A.Tramello:

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Facciata e chiostro d’ingresso

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Cancello in ferro battuto (chiostri) e sullo sfondo un’opera “ricevuta in dono da Dresda” che riprende la Madonna Sistina di Raffaello.

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Vista del soffitto della navata, San Sisto (PC)

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La copia della “Madonna Sistina” nella sua grande cornice barocca (San Sisto, PC)

La vicenda della “Madonna Sistina” è raccontata in dettaglio su vari pannelli informativi disposti nella cripta, che io ho trovato aperta:

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Gli angioletti famosi di Raffaello (sotto) vengono messi a confronto con quelli della copia (sopra)

La chiesa di San Sisto offre anche altri particolari interessanti, fra cui a mio avviso i “paliotti in scagliola” (decorazioni in gesso del ‘700 che simulano gli intarsi in marmo degli altari, info qui):

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Paliotto in scagliola, particolare, San Sisto (PC)

Una tavola in legno dipinta nel 1546:

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S.Novelli, Madonna con bambino e i ss. Girolamo e Pietro, 1546, San Sisto (PC) – l’inquadratura è storta –

Ma soprattutto le bellissime tarsie lignee del coro:

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Un po’ di informazioni dettagliate:

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