Archivi categoria: Cibo o bevande

Bargnolino

In novembre il prugnolo selvatico è al suo punto estremo di maturazione (quasi passo ma non secco), dicono infatti di aspettare a raccoglierlo fino a dopo la prima gelata, ma in tanti lo raccolgono prima, agosto, settembre, perché “se no poi non se ne trova più”, ed ecco allora il disappunto di chi rispetta le regole della tradizione: “se raccogli presto, poi il bargnolino sa di acerbo”.

prunolo selvatico

Non pubblico la località esatta in cui quest’anno – in extremis poiché la stagione è avanti – ho colto bargnoli per la prima volta. Certe cose si svelano solo a voce. Comunque, tutta la mia inesperienza me l’ha sbattuta in faccia un cacciatore che passava di lì: viàtar si mia bon da catàia, i bargnò (non sapete come si colgono, i prugnoli). Dice che ci vuole un ombrello aperto e capovolto: scuotendo la pianta, quelli maturi ci cadono dentro da soli.

Il vento forte del mese scorso ne ha fatti cadere molti. Tutti, dice il cacciatore, ma non è vero, è solo per scoraggiarci, poi quando capisce che non siamo forestieri ma locali si ammorbidisce e ci indica una macchia più folta.

Un chilo di bargnoli va a bagno per quaranta giorni con un litro d’alcol puro, un limone tagliato in quattro, una stecchetta di cannella, alcuni chiodi di garofano. Poi si filtra, e si aggiunge uno sciroppo fatto con mezzo litro d’acqua, mezzo di vino rosso dolce, mezzo chilo di zucchero di canna. Questa è la ricetta consigliata al momento.

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Penice e Bobbio

E propria là in sla ponta – o cör cammeina! –
sura a cull verd a gh’è la cisuleina. *

Così Valente Faustini nell’antica poesia piacentina In sima al Pënnaz **. Al giorno d’oggi la chiesuola è circondata dalle antenne:

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La succitata poesia non è datata ma dev’essere contemporanea a questa statua, targata Anno Giubilare 1900:

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Un’altra targa sul campanile recita: “Mi costruì Edil Bobbio 1968 ecc.”:

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Ma in ogni caso il santuario è stato fondato nel VII secolo (a quel tempo San Colombano spopolava) e l’attuale chiesa nel XVII. Questo è lo stemma:

11

La quota è 1460m. Questo più o meno è il panorama della Val Trebbia:

Foto0729

Questi sono i versanti opposti, con la neve e altre antenne:

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Bobbio. Qui due disegni del regista bobbiese Marco Bellocchio, fotografati all’interno del ristorante “Piacentino”:

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La nota culinaria è che a Bobbio sono tipiche le lumache (alla bobbiese = in umido con polenta).

La traiettoria del Ponte Vecchio o Gobbo, e poi un San Colombano in rilievo:

Foto0739

Foto0740

In riva a Trebbia ho guardä in sö, e ho fatt:
“Cus sarev mäi al mond s’al fiss tütt piatt!” ***

____

* E proprio là sulla punta – oh cuore cammina – sopra quel verde c’è la chiesettina. (V.Faustini, Poesie dialettali a cura di Guido Tammi, vol. VI)

** In cima al Penice.

*** In riva al Trebbia ho guardato in su e ho detto: “Cosa sarebbe mai il mondo se fosse tutto piatto!” (V.Faustini, Poesie dialettali a cura di Guido Tammi, vol. VI)

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Menù

cottura

Scampi e ceci in cottura.

zuppa

Zuppa di ceci con scampi, code di mazzancolle, erba cipollina.

secondo

Baccalà al vapore con zenzero; marmellata di cipolle rosse; insalata di indivia, mandorle, uvetta; pane integrale di grano e farro con uvetta fatto in casa.

dolce

Crema all’ananas e moscato con salsa di mango e cioccolato fondente grattugiato.

variante zuppa

Variante del giorno dopo: zuppa di ceci allungata con brodo, erba cipollina, baccalà.

variante dolce

Variante del giorno dopo: crema all’ananas e moscato con meringa sbriciolata.

Libro consultato per le idee di base:

gualtiero

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Verona in quattro o cinque ore

l'Arena

Piazza delle Erbe

Santa Anastasia

Bigoli al ragù d'asina e polenta con i funghi

San Fermo

Lungo l'Adige

 

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Esercizi spirituali

Oggi è una giornata speciale. Ci siamo svegliati e con fatica siamo scivolati fuori dal piumone. Ci siamo lavati la faccia, ci siamo vestiti e siamo andati di là. Poi ci siamo messi la cuffia, i guanti, la sciarpa, il cappotto, le scarpe e siamo usciti. Abbiamo camminato verso il centro nel freddo gelido e in alcuni punti siamo stati attenti a non scivolare. Abbiamo bevuto un caffè. Ci siamo fermati a guardare un uomo che trascinava un piccolo bambino su uno slittino nel prato innevato sotto le mura. L’uomo lo trascinava in cima e lui scendeva da solo. L’uomo andava avanti un pochino, si girava e il bambino cominciava la discesa. Quando lo slittino prendeva velocità l’uomo rideva. Poi siamo tornati a casa. Ho preparato una torta alle banane e cioccolato. Le banane fuori erano bruttine ma dentro andavano bene. Ho preparato anche delle patate con il rosmarino e ho scaldato la torta salata rimasta. Abbiamo sparecchiato ridendo per qualcosa. Abbiamo giocato a Carcassonne ed è finita con un pareggio. Io tenevo i gialli e lui i neri. La torta nel forno è lievitata. Lui ha preparato lo stencil per lo zucchero a velo. Abbiamo messo la torta finita al centro del tavolo. L’orchidea è sbocciata. C’è profumo di banana, cioccolato e chanteclaire marsiglia (forse è sulle mie mani). Aspettiamo qualcuno.

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Gelato Kebab

Se c’è una cosa che manca in questo quartiere etnico è il gelato. Per trovare la gelateria più vicina bisogna andare fino in Piazza Duomo, e non è nemmeno un granché come gelateria ed è anche fra le più care, 8 euro per mezzo chilo. Ci vorrebbe qualcuno che credesse nel business del gelato qui in via Roma. In uno dei tanti negozietti sfitti e piccoli e carini, per esempio. Girano anche tanti bambini d’estate.

La nostra idea innovativa è il Doner Gelato o Gelato Kebab. Il negozio sarebbe identico a un normale Kebab, con il disegno delle palline di gelato incollato sopra alla gigantografia del Kebab in vetrina. Al posto del girarrosto verticale ci sarebbe una piastra con la serpentina refrigerante, e sullo spiedo un dirigibile di gelato alla crema. L’inserviente avrebbe in mano un attrezzo per fare le palline di gelato al posto del rasoio da carne. Al posto del pane arabo ci sarebbe un brioscione delle stesse dimensioni. Il prezzo sarebbe sempre di tre euro e cinquanta, molto conveniente rispetto agli otto euro nel polistirolo. Le opzioni di condimento sarebbero: cialda, cialda con cioccolato, praline, variegatura amarena (invece della salsa piccante), yogurt (invece della salsa yogurt). Di default il Gelato Kebab sarebbe variegato con tuto, al posto di picanto con tuto.

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La pastasciutta più assurda che io abbia mai mangiato

La pastasciutta più assurda che io abbia mai mangiato l’ho mangiata a Portonovo di Ancona. Si intitolava Carbonara di pesce. Era fatta di spaghetti (chitarra) al nero di seppia, con sugo d’uovo, ricoperta da una frittura di porri e pesce spada impastellati. Molto, molto pepe. Non l’ho fotografata, ma ho fotografato il panorama.

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