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Altri racconti brevi di Kipling

Gli ultimi racconti di Kipling furono non meno labirintici di quelli di Kafka o di James, ai quali sono senza dubbio superiori; ma nel 1885, a Lahore, egli aveva portato a termine una serie di racconti brevi, scritti in stile lineare, poi messi insieme nel 1890. Di questi non pochi – In the House of SuddhooBeyond the PaleThe Gate of the Hundred Sorrows – sono laconici capolavori…

Borges, prologo a Il manoscritto di Brodie, 1970

racconti indiani.jpg

Lispeth
Una ragazza indiana “cristianizzata” si innamora di un inglese già fidanzato che non la ama ma per tenerla tranquilla le promette che tornerà per sposarla: lei scoprirà che gli inglesi sono tutti bugiardi e ritornerà con la sua gente.

Tre, e Uno in più
Una moglie durante un ballo riconquista suo marito, dopo una crisi di matrimonio dovuta alla perdita di un figlio.

Gettato via
Due militari scoprono il suicidio di un commilitone e inscenano una morte naturale riscrivendo le lettere di addio ai suoi familiari per non farli soffrire.

Il giogo degli infedeli
Un inglese parte per l’India lasciando l’amata in Inghilterra, lei si sposa con un altro, lui le scrive che l’aspetterà per sempre, ma poi sposa un’indiana. Quando il marito muore, lei ricorda la promessa dell’amato e va in India a cercarlo, trovandolo sposato.

Alba equivoca
Già riassunto qui: racconti-di-kipling-per-voi

Il salvataggio di Pfuffles
Un inglese in India finito sulla cattiva strada viene sedotto da una donna che ha l’intenzione di rimetterlo in sesto e prepararlo per il matrimonio con la promessa sposa Inglese (e ci riesce).

Le frecce di Cupido
Una ragazza perde di proposito una gara di tiro con l’arco perché c’era in palio il fidanzamento con un uomo ricco ma bruttissimo.

I tre Moschettieri
Tre commilitoni organizzano il finto rapimento e salvataggio di un Lord odiato dalla guarnigione, per spaventarlo e convincerlo ad annullare una parata.

La sua possibilità nella vita
Un ufficiale prende la decisione di sedare una rivolta sparando a un uomo, per innescare un meccanismo di riconoscimenti e di pentimento che gli permetterà di essere rimandato nell’entroterra dove avrebbe potuto sposarsi.

Orologi nella notte
A causa di uno scambio accidentale di due orologi e di uno scherzo durato troppo, si svela una storia di tradimenti e un matrimonio viene rovinato.

L’altro uomo
Una donna infelicemente sposata scopre che potrà rivedere il suo primo amore, che però è molto malato e quando arriva da lei in carrozza è già morto da due ore.

[continua]

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Biblioteca di Babele

Non sono il primo autore del racconto La biblioteca di Babele; i curiosi della sua storia e preistoria potranno interrogare una certa pagina del numero 59 di “Sur”, in cui figurano i nomi eterogenei di Leucippo e di Lasswitz, di Lewis Carroll e di Aristotele.

(Borges, Finzioni, Premessa)

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Nel 1622 Pierre Guldin aveva scritto un Problema arithmeticum de rerum combinationibus, in cui aveva calcolato tutte le dizioni generabili con 23 lettere, indipendentemente dal fatto se fossero dotate di senso e pronunciabili, ma senza calcolare le ripetizioni, e aveva calcolato che il numero di parole (di lunghezze variabili da due a ventitré lettere) era più di settantamila miliardi di miliardi (per scrivere le quali sarebbero occorsi più di un milione di miliardi di miliardi di lettere). Per poter immaginare questo numero si pensi di scrivere tutte queste parole su registri di mille pagine, a 100 linee per pagina e 60 caratteri per linea: occorrerebbero 257 milioni di miliardi di registri di tal fatta; se si dovesse collocarli in una biblioteca, di cui Guldin studia partitamente la disposizione, l’ampiezza, le condizioni di circolabilità, e se si disponesse di costruzioni cubiche di 432 piedi per lato, ciascuna capace di ospitare 32 milioni di volumi, occorrerebbero 8.052.122.350 di tali biblioteche. Ma quale reame potrebbe contenere tanti edifici? Calcolando la superficie disponibile sull’intero pianeta, potremmo allogarne solo 7.575.213.799!

(Eco, La ricerca della lingua perfetta)

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Lucas van Valckenborch, Torre di Babele, 1594

Lucas van Valckenborch, Torre di Babele, 1594

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Annotazioni

Annotazioni prese durante letture e riletture di Borges.

 

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La nostra mente è porosa per l’oblio
(Borges)

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Il mio domicilio attuale è all’angolo, in calle Pozos
(Borges / Bioy Casares)

 

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Borges parla dei suoi racconti (Lo zahir • Il libro di sabbia • Tlön, Uqbar, Orbis Tertius • Utopia di un uomo che è stanco):
http://www.archiviobolano.it/bol_aut_cit_racconto_borges1.html

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Stevenson erige un unico uccello che consuma i secoli: “l’usignolo divoratore del tempo”
(Borges)

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Eureka di Poe:
http://www.readme.it/libri/3/3061010.html

– – –

Kubla Khan di Coleridge:
https://www.poetryfoundation.org/poems/43991/kubla-khan

– – –

Paris Review, “The missing Borges”:
https://www.theparisreview.org/blog/2014/04/16/the-missing-borges/

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Il Destino – tale è il nome che diamo all’opera infinita e incessante di migliaia di cause intrecciate
(Borges)

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Catalogo “Biblioteca di Babele”:
http://www.fantascienza.com/catalogo/collane/NILF70571/oscar-la-biblioteca-di-babele/

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Nei sogni (scrive Coleridge) … non sentiamo orrore perché ci opprime una sfinge, sogniamo una sfinge per spiegare l’orrore che sentiamo
(Borges)

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Uno di essi teneva un ramo, che si adattava, indubbiamente, alla semplice botanica dei sogni
(Borges)

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Límites

La mia traduzione amatoriale di Límites, una poesia di Borges, e di seguito la versione originale e poi altre traduzioni, molto diverse fra loro: una molto bella che prova con linguaggio arcaico a mantenerne le rime, un’altra più comprensibile ma meno poetica, un’altra in inglese che sovra-interpreta e inventa.

Limiti
Jorge Luis Borges (da El otro, el mismo, 1964)

Di queste vie che affondano a ponente
Dev’essercene una (non so quale) che ho percorso
già una volta, indifferente e senza presagire
che fosse l’ultima, sottomesso

a chi prefissa onnipotenti norme
e un arcano e invalicabile confine
alle ombre, ai sogni, alle forme
che sciolgono e riannodano questa vita.

Se ogni cosa ha un termine e ha un prezzo
e una conclusione e un mai più e un oblio
Chi ci dirà da chi, in questa casa,
inconsapevoli, ci siamo separati?

Oltre la finestra già grigia termina la notte
e nella torre di libri che una tronca
ombra proiettano sul ripiano sfocato,
ce ne sarà qualcuno che mai leggeremo.

C’è nel Sud più di un varco diroccato
con i suoi vasi in muratura
e fichi d’India, precluso al mio cammino
come fosse una litografia.

Alcune porte hai chiuso per sempre
e c’è uno specchio che ti attende invano;
il crocevia ti appare libero
e lo vigila, quadrifronte, Giano.

C’è, fra tutte le tue memorie,
un ricordo perso irrimediabilmente;
non ti vedranno scendere a quella fonte
né il bianco sole né la gialla luna.

Non rammenterà la tua voce quel che il persiano
disse in una lingua di volatili e rose,
quando al crepuscolo, nella luce diffusa,
vorrai citare cose eterne.

E l’incessante Rodano e il lago,
tutto quell’ieri su cui oggi m’inchino?
Perduto sarà come Cartagine
che con fuoco e sale fu annientata dai latini.

Credo nell’alba di udire un indaffarato
brusio di moltitudini che se ne vanno;
sono quelli che mi hanno benvoluto e dimenticato;
spazio, tempo e Borges già mi lasciano.

rousseau incantatrice di serpenti.jpg

Límites
Jorge Luis Borges (da El otro, el mismo, 1964)

De estas calles que ahondan el poniente,
una habrá (no sé cuál) que he recorrido
ya por última vez, indiferente
y sin adivinarlo, sometido

a quien prefija omnipotentes normas
y una secreta y rígida medida
a las sombras, los sueños y las formas
que destejen y tejen esta vida.

Si para todo hay término y hay tasa
y última vez y nunca más y olvido
¿Quién nos dirá de quién, en esta casa,
sin saberlo, nos hemos despedido?

Tras el cristal ya gris la noche cesa
y del alto de libros que una trunca
sombra dilata por la vaga mesa,
alguno habrá que no leeremos nunca.

Hay en el Sur más de un portón gastado
con sus jarrones de mampostería
y tunas, que a mi paso está vedado
como si fuera una litografía.

Para siempre cerraste alguna puerta
y hay un espejo que te aguarda en vano;
la encrucijada te parece abierta
y la vigila, cuadrifonte, Jano.

Hay, entre todas tus memorias,
una que se ha perdido irreparablemente;
no te verán bajar a aquella fuente
ni el blanco sol ni la amarilla luna.

No volverá tu voz a lo que el persa
dijo en su lengua de aves y de rosas,
cuando al ocaso, ante la luz dispersa,
quieras decir inolvidables cosas.

¿Y el incesante Ródano y el lago,
todo ese ayer sobre el cual hoy me inclino?
Tan perdido estará como Cartago
que con fuego y con sal borró el latino.

Creo en el alba oír un atareado
rumor de multitudes que se alejan;
son los que me ha querido y olvidado;
espacio, tiempo y Borges ya me dejan.

rousseau leone antilope.jpg

Limiti
(traduzione di Umberto Cianciòlo trovata su un vecchio Mondadori)

Di queste vie che inseguono il ponente,
una v’ha (quale, ignoro) che ho varcato
per la postrema volta, indifferente
e senza presagirlo, assoggettato

a Chi prefigge onnipotenti norme
e una misura rigida ed arcana
alle ombre, alle chimere ed alle forme
che ordiscono e disfanno questa trama.

Se a ogni cosa v’è un termine e un precetto
e un postremo e un mai più e uno smemorare,
chi a noi dirà da chi questa dimora,
ignari, ci avrà visti accomiatare?

Dietro i vetri in grigior la notte cessa
e nel monte di libri che una tronca
ombra propagan sul vago ripiano,
qualcuno v’ha che mai leggeremo.

Nel Sud v’è più di un portone negletto
con le sue grandi giare in pietra scabra
e i suoi cacti, che al mio àdito è interdetto
come se fosse una litografia.

Per sempre richiudesti qualche porta
e v’è uno specchio che ti attende invano;
il crocevìa ti si disvela franco
e lo sorveglia un quadrifronte Giano.

Fra le tue rimembranze ve n’ha una
che s’è perduta irreparabilmente;
non ti vedrà calare a quella fonte
né il bianco sole né la gialla luna.

Fioca sarà tua voce a quel che il Pèrsa
disse in un suo idioma d’uccelli e di rose,
quando al tramonto, nell’effusa luce,
tu agogni dire sempiterne cose.

E l’incessante Rodano ed il lago,
tutto quell’ieri su cui oggi mi chino?
Tanto avulso sarà come Cartago
che a fuoco e a sale cancellò il latino.

Parmi nell’alba udire un concitato
romor di molte turbe che dileguano:
son ciò che mi dilesse e m’ha obliato;
me spazio e tempo e Borges già disertano.

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Limiti
(traduzione di Livio Bacchi Wilcock trovata in rete)

Di queste strade che sfondano il tramonto,
una ce ne sarà (non so quale) che ho percorso
già per l’ultima volta, indifferente
e senza indovinarlo, sottomesso

a Colui che prefissa onnipotenti norme
e una segreta e rigida misura
alle ombre, ai sogni e alle forme
che intessono e che stessono questa vita.

Se per tutto c’è termine e punto fermo
e ultima volta e mai più e oblio,
chi ci dirà a chi, in questa casa,
senza saperlo abbiamo detto addio?

Dietro il vetro ormai grigio la notte cessa,
e in quel mucchio di libri che una tronca
ombra dilata sulla vaga tavola
qualcuno ce ne sarà che non leggeremo mai.

C’è verso Sud più di un cancello logoro
con i suoi vasi di cemento e sabbia
e fichidindia, che al mio passo è vietato
come se fosse una litografia.

Per sempre hai richiuso qualche porta
e c’è uno specchio che ti attende invano;
il crocevia ti sembrava troppo aperto
ma n’è vigile il quadrifronte Giano.

Fra tutti i tuoi ricordi, ce n’è uno
che si è perduto irremissibilmente;
non ti vedranno scendere a quella fonte
né il bianco sole né la gialla luna.

Non tornerà la tua voce a quel che il persiano
disse nella sua lingua di uccelli e di rose,
quando al tramonto, davanti alla luce sparsa,
vorrai dire cose indimenticabili.

E l’incessante Rodano e il lago,
tutto quel ieri al quale oggi m’inchino?
Perduto ormai sarà come Cartagine
che a fuoco e sale cancellò il latino.

Credo nell’alba di udire un operoso
tramestio di folle che si allontanano:
tutti quelli che mi hanno amato e dimenticato;
già spazio e tempo e Borges mi abbandonano.

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Versione inglese trovata su poetryfoundation.org:

limits.jpg

Immagini di H. Rousseau.

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Sei problemi per don Isidro Parodi

Sei racconti di H. Bustos Domecq (= J.L.Borges + A.B.Casares) in questo meraviglioso e indescrivibile libro:

isidro parodi

Ascoltai la vecchia storia dell’uomo di lettere che combatte contro l’incomprensione del borghese e attraversa le onde della vita portando in spalla la sua chimera.

(in “Le notti di Goliadkin“)

Vedi anche, degli stessi autori, l’amatissimo Le cornache di Bustos Domecq:

cronache

Postilla:

Un po’ di storia di Adelphi, in un’intervista al fondatore Roberto Calasso su Radio Tre: Fahrenheit del 22/3/13

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