Archivi tag: Josè Saramago

Conversazione tra dottore e paziente

Da L’anno della morte di Ricardo Reis di J.Saramago.

Reis

 

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Film visti, che sono tratti da famosi libri

Blindness – Cecità, 2008, Fernando Meirelles, versione un po’ epica ma fedele di Cecità di Saramago. Eviterò di dire la solita frase “il libro è molto più bello”.

cecità film

cecità

Sherlock Holmes, 2009, Guy Ritchie (con Jude Law nella parte del dottor Watson) dal famoso personaggio di Sir Arthur Conan Doyle, e pensavo che l’ispirazione fosse molto più libera. Ma anche qui eviterò di dire la solita frase “il libro è molto più bello”.

holmes, watson

sherlock

Il talento di mr.Ripley, 1999, di Anthony Minghella, tratto dal romanzo di Patricia Highsmith. Anche qui c’è Jude Law. Bello, un po’ troppi morti. Io il libro non l’ho letto, ma sospetto che…

fiorello, matt damon, jude law

ripley

Coming soon: La leggenda del santo bevitore, 1988, Ermanno Olmi, dal racconto di Joseph Roth.

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L’ultimo post

José Saramago non c’è più. Per quel che può valere: in via pozzo 6 ci leviamo il cappello e chiniamo il capo con immensa riconoscenza.

Ci leviamo il cappello e abbassiamo il capo.

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Tutti i nomi

Qualcuno afferma addirittura che un cimitero del genere è come una specie di biblioteca dove il posto dei libri fosse occupato da individui sepolti, e in verità è indifferente, si può apprendere tanto da questi come da quelli. (José Saramago, Tutti i nomi)

Quando abbiamo visitato Sarajevo e la Bosnia i cimiteri erano un costante motivo di riflessione. Cercavamo segni del passato nei cimiteri e segni del futuro nei giovani ragazzi bosniaci. Con i nostri compagni di viaggio e con gli amici che ci hanno ospitato avremmo voluto realizzare una specie di libro di viaggio a metà fra la saggistica e la fotografia. Il progetto con il tempo è naufragato, ma uno degli aspetti della Bosnia che mi aveva colpito era il rapporto fra le città ed i cimiteri di guerra. Li ho fotografati molto perché sono una presenza costante e del tutto inserita nella vita e nell’ubanizzazione. Sarajevo si sviluppa dal fondovalle verso le colline. Vicinissimo al centro, appena a monte della Basciarscia, c’è un importante cimitero che si arrampica in salita e fra le case. Non è confinato fra alte mura, è fatto d’erba verdissima e di steli bianche tutte uguali. Sulle steli anche le date si assomigliano tutte, 1975-1993 o qualcosa del genere. Si può passeggiare fra di esse e salire fino a un bastione, dal quale si vede l’intera città. Al tramonto si alzano una ad una le preghiere dai minareti e le melodie si mescolano nell’aria. Da lassù si scorgono molti altri cimiteri in mezzo ai vari quartieri, ma l’effetto è quello di un unico cimitero che spunta ogni tanto per farsi largo tra le case e ricordare, senza tabù, tutti i morti, tutti i nomi.

Scrivo queste cose perché il libro che ho appena finito, pur essendo di fantasia (credo), offre la descrizione di un cimitero che avrei potuto ritenere del tutto assurda o inverosimile se non fossi mai stato a Sarajevo. Se il progetto di cui parlavo dovesse mai riprendere vita in futuro, di certo vi dovrei inserire qualche riga di Tutti i nomi, di José Saramago.

Fu solo quando le mura furono abbattute che il Cimitero Gernerale avanzò. Come una piena che comincia con l’inondare prima le sponde ai livelli inferiori, serpeggiando attraverso le valli, e poi, poco alla volta, risale su per i pendii, così le sepolture presero a guadagnare terreno […]. Osservato dall’alto, il Cimitero Generale sembra un albero sdraiato, enorme, con un tronco corto e grosso, costituito dal nucleo di tombe originarie, da cui partono quattro possenti rami, contigui alla nascita, ma che poi, in biforcazioni successive, si estendono a perdita d’occhio, formando, nelle parole di un poeta ispirato, una frondosa cima in cui la vita e la morte si confondono, come si confondono, negli alberi veri e propri, gli uccellini e il fogliame.
[…] E’ ben possibile che qualcuno degli ascoltatori di questo racconto […] si dichiari radicalmente contrario all’esistenza e ancor più alla generalizzazione di cimiteri tanto privi di regole e deliranti come questo, che arriva al punto di andarsene a spasso, quasi spalla a spalla, fra i luoghi che i vivi avevano destinato a proprio uso esclusivo, e cioè le case, le vie, le piazze, i giardini e altri luoghi di svago, i teatri e i cinema, i bar e i ristoranti, gli ospedali, i manicomi, le stazioni di polizia, gli asili, i circoli sportivi, gli spazi destinati ai mercati e alle mostre, le traverse, i vicoli, i viali. (José Saramago, Tutti i nomi)


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Visto alla radio

Molte notizie interessanti e molti spunti culturali, per quanto mi riguarda, vengono dalla radio, durante certi momenti della giornata altrimenti tediosi. Da quando ascolto la radio, visto che mi sintonizzo al 95% su Radio Tre ed al 3% su Radio Due, non mi dispiace così tanto l’idea di pagare il canone Rai. Lo voglio scrivere proprio oggi perché ho sentito, ovviamente alla radio, qualcuno* che tenta di giustificare, per l’ennesima volta, l’evasione fiscale.

Ma torniamo a noi, volevo solo appuntarmi due o tre cose interessanti, sentite nei giorni scorsi:

Einaudi (Mondadori) rifiuta a Saramago la pubblicazione del Cuaderno, perché di contenuti troppo severi nei confronti di qualcuno**, e lo scrittore portoghese, Premio Nobel e blogger ultraottantenne, abbandona l’editore che ha tradotto in italiano praticamente tutti i suoi libri.
[link: Umberto Eco introduce il Cuaderno]
[link: Saramago parla della questione (streaming)]

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I Drones, band australiana.

[link: 2 pezzi unplugged dei Drones (cercare il podacast di Condor e cliccare su 14 ottobre)]

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Paolo Poli, che conosco bene sin da bambino grazie al suo contributo alla collana di audiolibri C’era una volta, dando voce fra le altre cose alle “scimmie alate” di Oz, uno dei peggiori incubi della mia infanzia, sta leggendo su Radio Tre un libro divertentissimo di Palazzeschi.
[link: Sorelle Materassi (streaming o download)]

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L’estensione del dominio della manipolazione, di Michela Marzano. Parla delle ristrutturazioni selvagge nelle aziende francesi, del problema dei suicidi fra i dipendenti di France Telecom e di come i lavoratori di oggi percepiscono il lavoro. Il titolo si ispira a L’estensione del dominio della lotta, di Michel Houellebecq, che tratta gli stessi argomenti sottoforma di narrativa.
[link: un articolo dell’autrice]

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*Berlusconi
**Berlusconi

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