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Inscriptions

Traduzione amatoriale da Fernando Pessoa. Immagini di Käthe Kollwitz.

Käthe Kollwitz - Tod, Frau und Kind.jpg

Inscriptions
Iscrizioni
1920

I

We pass and dream. Earth smiles. Virtue is rare.
Age, duty, gods weigh on our conscious bliss.
Hope for the best and for the worst prepare.
The sum of purposed wisdom speaks in this.

Passiamo e sognamo. La Terra sorride. La virtù è rara.
Età, dovere, dèi pesano sulla nostra conscia beatitudine.
Augurati il meglio e al peggio preparati.
Il massimo proposito di saggezza recita così.

II

Me, Chloe, a maid, the mighty fates have given,
Who was nought to them, to the peopled shades.
Thus the gods will. My years were but twice seven.
I am forgotten in my distant glades.

Me, Chloe, una domestica, i potenti fati consegnarono,
Quantunque nullità per loro, alle affollate ombre.
Questo fu il volere degli dèi. I miei anni solo due volte sette.
Giaccio dimenticata nelle mie distanti radure.

Käthe Kollwitz -   .jpg

III

From my villa on the hill I long looked down
Upon the muttering town;
Then one day drew (life sight-sick, dull hope shed)
My toga o’er my head
(The simplest gesture being the greatest thing)
Like a raised wing.

Dalla mia villa in collina a lungo scrutavo
La città mormorante;
Poi un bel giorno mi sistemai
(da viste sulla vita nauseato, da noiosa speranza liberato)
La toga in testa
(Essendo il gesto più semplice la cosa migliore)
Come un’ala spiegata.

IV

Not Cecrops kept my bees. My olives bore
Oil like the sun. My several herd lowed far.
The breathing traveller rested by my door.
The wet earth smells still; dead my nostrils are.

Nessun Cecrope accudiva le mie api. Le mie olive producevano
Olio color del sole. I miei pascoli numerosi muggivano in lontananza.
Il viaggiatore ansimante riposava alla mia porta.
La terra umida odora ancora; morte sono le mie narici.

Käthe Kollwitz - .jpg

V

I conquered. Far barbarians hear my name.
Men were dice in my game,
But to my throw myself did lesser come:
I threw dice, Fate the sum.

Conquistai. Remoti barbari conoscono il mio nome.
Gli uomini erano dadi nella mia partita,
Ma al lancio di me stesso risultò minor punteggio:
Io lanciai, il Fato contò.

VI

Some were as loved loved, some as prizes prized.
A natural wife to the fed man my mate,
I was sufficient to whom I sufficed.
I moved, slept, bore and aged without a fate.

Alcuni furono come amati amati, altri come premi premiati.
Fu moglie naturale di un uomo ben nutrito la mia compagna,
Bastai a chi mi bastò.
Mossi, riposai, ressi e invecchiai senza un destino.

Käthe Kollwitz - Lovers

VII

I put by pleasure like an alien bowl.
Stern, separate, mine, I looked towards where gods seem.
From behind me the common shadow stole.
Dreaming that I slept not, I slept my dream.

Tralasciai il piacere come un involucro assente.
Austero, distaccato, mio, ricercavo luoghi di divine apparizioni.
Dietro di me l’ombra comune era furtiva.
Sognando di non dormire, dormivo nel sogno.

Käthe Kollwitz - child.jpg

VIII

Scarce five years passed ere I passed too.
Death came and took the child he found.
No god spared, or fate smiled at, so
Small hands, clutching so little round.

Cinque anni scarsi passarono prima ch’io passai.
Venne la morte e prese il bambino che trovò.
Nessun dio graziò, né fortuna baciò, così
Piccole mani, aggrappate a così poco.

IX

There is a silence where the town was old.
Grass grows where not a memory lies below.
We that dined loud are sand. The tale is told.
The far hoofs hush. The inn’s last light doth go.

C’è ora un silenzio dove la città invecchiava.
Cresce l’erba sopra i luoghi senza alcuna memoria.
Noi che abbiamo gozzovigliato siamo sabbia. Fine della storia.
Lo scalpiccio è lontano. Spenta è l’ultima luce della locanda.

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X

We, that both lie here, loved. This denies us.
My lost hand crumbles where her breasts’ lack is.
Love’s known, each lover is anonymous.
We both felt fair. Kiss, for that was our kiss.

Noi due, che qui riposiamo, amammo. Questo ci annienta.
La mia mano persa si disfa nell’assenza del suo seno.
L’amore è noto, ogni amante è anonimo.
Ci sentivamo leali. Bacio, poiché così era il nostro bacio.

XI

I for my city’s want fought far and fell.
I could not tell
What she did want, that knew she wanted me.
Her walls be free,
Her speech keep such as I spoke, and men die,
That she die not, as I.

Per volere della mia città combattei e persi.
Non avrei saputo dire
Cosa davvero volesse, sapevo che voleva me.
Libere le sue mura,
La sua parola mantenuta nel mio parlare, e uccidere,
Per non morire, come me.

Käthe Kollwitz - march of weavers.jpg

XII

Life lived us, not we life. We, as bees sip,
Looked, talked and had. Trees grow as we did last.
We loved the gods but as we see a ship.
Never aware of being aware, we passed.

La vita ci visse, non viceversa. Noi, come api abbiamo
Centellinato, visto, parlato e avuto. Gli alberi crescono finché viviamo.
Abbiamo amato dèi ma nel modo in cui osserviamo una nave.
Mai consci d’essere consci, ce ne siamo andati.

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XIII

The work is done. The hammer is laid down.
The artisans, that built the slow-grown town,
Have been succeeded by those who still built.
All this is something lack-of-something screening.
The thought whole has no meaning
But lies by Time’s wall like a pitcher spilt.

Il lavoro è terminato. Il martello è riposto.
Gli artigiani, che edificarono lentissime città,
Sono stati rimpiazzati da chi ancora edifica.
Tutto ciò è qualcosa che proietta la mancanza di qualcosa.
Il pensiero non ha assolutamente significato
Ma è frantumato come un vaso contro il muro del Tempo.

XIV

This covers me, that erst had the blue sky.
This soil treads me, that once I trod. My hand
Put these inscriptions here, half knowing why;
Last, and hence seeing all, of the passing band.

Sono ricoperto, quando un tempo avevo cielo azzurro.
Mi calpesta il terreno che una volta calpestavo. La mia mano
Incide queste iscrizioni, sapendo a metà il perché;
Da ultimo, e quindi osservatore, di tutta la sfilata.

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– – –

Testi originali: Fernando Pessoa. 1920 «Inscriptions». in Poemas Ingleses. Fernando Pessoa. (Edição bilingue, com prefácio, traduções, variantes e notas de Jorge de Sena e traduções também de Adolfo Casais Monteiro e José Blanc de Portugal.) Lisboa: Ática, 1974: 116. 1ª ed. in English Poems I-II. Fernando Pessoa. Lisbon: Olisipo, 1921.

Arquivo Pessoa http://arquivopessoa.net

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