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Ritratto di scultore

Nella Grande Galleria del Louvre c’era il ritratto di uno scultore, del Bronzino. I lineamenti erano piuttosto netti, il viso largo, l’espressione era ombrosa, quasi cupa, nell’immobilità della tela dipinta, e gli occhi erano scuri, allungati, come quelli di un orientale; le labbra rosse erano squisitamente modellate, con una sensualità stranamente conturbante; i capelli scuri, dal taglio corto, si arricciavano sulla testa con grazia infinita. La pelle era come avorio, ammorbidito da un delicato tocco di carminio. C’era, in quel volto, più che la bellezza, poiché ciò che maggiormente affascinava l’osservatore era una suprema e sprezzante indifferenza per le passioni altrui. Era un volto corrotto, se mai la bellezza può esser corrotta; era un volto crudele, se mai l’indolenza può esser crudele. Era un volto che ossessionava, eppure l’ammirazione che destava era pervasa da un irragionevole terrore. Le mani, dalle lunghe dita affusolate, erano agili e nervose; e si sentiva che, al loro tocco, l’argilla quasi si plasmava in quelle belle forme.

W. S. Maugham, Il Mago, 1908

 

Bronzino - Ritratto di scultore

Bronzino – Ritratto di scultore – Louvre

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Diana di Gabii

Diane de Gabies

Eppure c’era un’opera, l’affascinante statua nota come la Diana di Gabies, che lo commuoveva in modo diverso, e in quel momento insistette per andarla a vedere. (…)
La dea non aveva l’arroganza della cacciatrice innamorata di Endimione, né la maestà della fredda signora dei cieli. Aveva le sembianze di una giovanetta, e con gesto riservato stringeva a sé il mantello. Non c’era nulla di divino in lei, tranne un dolce strano spirito virgineo. Un innamorato della Grecia antica, in procinto di offrire un sacrificio dinanzi a questa bella immagine, avrebbe potuto facilmente dimenticare di essere prostrato dinanzi a una dea, vedendo invece in lei solo una fanciulla terrena, in tutta la freschezza della gioventù, della castità e della bellezza. Agli occhi di Arthur, Margaret aveva tutta la grazia squisita di quella statua, e la stessa inconsapevole compostezza; e anche lei esalava un profumo di primavera, di ineffabile purezza. I suoi lineamenti erano cesellati con la netta, divina perfezione di questa fanciulla greca; le sue orecchie erano altrettanto delicate e finemente scolpite. (…) La mano che la dea portava alla spalla destra e quella di Margaret erano ugualmente piccole, delicate, bianche.

(W. S. Maugham, Il mago, 1908)

Diana Gabii

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Due storie-film-libri

Il velo dipinto (2006, John Curran) è tratto dal romanzo di un famosissimo scrittore britannico che io non avevo mai sentito nominare, W.S.Maugham, di cui E. Norton, protagonista e produttore del film, pare sia molto appassionato. Intuisco che il libro dev’essere stupendo, e il film è bello, ma ha due problemi, secondo me: 1) fra la partenza per il villaggio impestato e la scoperta della gravidanza sembra siano passati due anni e invece erano due mesi e 2) il finale è come quello di un film precedente omonimo degli anni ’30 o ’40 anziché come quello del libro, in cui lei alla fine torna con l’amante.

(Stanotte ho sognato di trovare in un cassetto dei vecchi libri di Maugham, Shakespeare e Huxley, e tentavo di spiegare a qualcuno che era “la letteratura inglese base”.)

painted veil

The Painted Veil

Stand by Me (1986, Rob Reiner) un grande film culto della nostra infanzia, bellissimo ancora oggi, a parte il finale con l’apologia delle armi. Contiene un racconto nel racconto che ricordavo solo vagamente, quello della gara dei mangia-torte, e allora mi chiedo come sarà rileggere Stephen King alla mia età? Rileggere Stagioni diverse, e altro, conscio di tutto un mondo postmoderno americano di cui alle medie non sapevo niente e di cui forse faceva parte anche Stephen King, sarebbe una delusione o una riscoperta? Certi autori americani mi sono piaciuti così tanto da grande solo o soprattutto perché sotto sotto mi ricordano cose lette da ragazzino?

stagioni diverse

stand by me

Questi ultimi sono i quattro protagonisti del film, pronti per un’intervista. L’ho trovata in un articolo commovente sul sito di Wil Wheaton (secondo da sinistra).

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